Il Giubileo raccontato per immagini con i volti dei pellegrini
di Redazione
Alle Officine Fotografiche di Roma una mostra collettiva sulla devozione, la gioia e la fatica dei 30 milioni di persone arrivate da tutto il mondo per l’Anno Santo appena concluso

Un evento globale che ha attirato a Roma almeno 30 milioni di pellegrini. L’Anno Santo appena concluso è stato raccontato per immagini su tivù, giornali, web: le piazze giubilari, le celebrazioni in diretta, l’accoglienza, il turismo religioso. Quella che forse non è stata raccontata abbastanza è la partecipazione delle persone, il popolo cristiano passato per la Caput Mundi, i “pellegrini della speranza” di ogni età, condizione sociale, lingua e nazione. Uno spaccato umano dai mille volti, che è il soggetto plurale protagonista della mostra collettiva alle Officine fotografiche di Roma fino al 16 gennaio.
L’esposizione è il risultato di un anno di lavoro sul campo di 23 fotografi membri delle Officine Fotografiche, l’associazione che da 25 anni nella Capitale è un punto di riferimento nella divulgazione della cultura fotografica con corsi, incontri, workshop. Tra i quattro laboratori di quest’anno – oltre ai dettagli di natura di quello sulla “Macrofotografia”, l’archeologia di “Appia Regina Viarum” e l’overtourism di “Questa città non è un albergo” – non poteva mancarne uno che mettesse a fuoco un fenomeno caleidoscopico come l’Anno santo - “Giubileo, echi del sacro, segni del presente”- che ha prodotto 126 immagini originali e interessanti, a colori e in bianco e nero





Perché, al di là delle innumerevoli fotografie ufficiali, quello che mancava – e che questa mostra ha l’ambizione di offrire – è proprio uno sguardo più attento e ravvicinato. Se la fotografia paesaggistica ci presenta i panorami di montagne, boschi, isole e corsi d'acqua, poi serve l'attenzione e la pazienza dei fotografi naturalisti per mostrarci le forme di vita che animano questi ambienti. O lo sguardo ravvicinato della macrofotografia per scoprire la meraviglia racchiusa in un fiore, un insetto, una goccia di rugiada.
Così è anche per l’Anno Santo. Al di là delle immagini dei grandi eventi giubilari, questo manipolo di fotografi per passione si è mescolato tra i pellegrini per catturare - con curiosità e pazienza - volti, gesti, personalità e attimi fuggenti. Con rispetto, ma anche – qualche volta - con un pizzico di sarcasmo. E dalle immagini arrivate al traguardo della mostra - dopo le selezioni mensili gestite dai due coordinatori del laboratorio, Marco Valente e Gianpiero Vezzi – emergono echi e suggestioni dei grandi maestri della fotografia.
Per esempio negli scatti ravvicinati di riti e processioni giubilari, che ricordano le feste religiose in Sicilia immortalate negli anni ‘60 da Ferdinando Scianna. O le immagini ironiche sui momenti di fatica dei pellegrini, che utilizzano lo sguardo “antropologico” del britannico Martin Parr, l’artista appena scomparso in questo 2025 che ha visto andarsene altri grandi protagonisti della fotografia: Gianni Berengo Gardin, Oliviero Toscani, Mimmo Jodice, Sebastiao Salgado. Tutti grandi narratori, ognuno a suo modo, dell’essere umano.
«Raccontare il Giubileo con la fotografia all’apogeo del suo ciclo può essere rischioso – spiegano i coordinatori Marco Valente e Gianpiero Vezzi - perché è facile banalizzare un evento mediatico di portata globale, enfatizzato anche dalla morte del Santo Padre che lo aveva annunciato, e dal processo di insediamento del nuovo Papa che lo ha chiuso. Invece i fotografi che lo hanno raccontato, secondo noi, sono stati in grado di catturare i luoghi, l'arte, nonché le emozioni, la speranza, la gioia e la devozione dei pellegrini. Anche con un pizzico di ilarità. Usando la composizione e la luce per scrivere una storia del presente, da raccontare anche nel futuro».
Officine Fotografiche, Roma, via Giuseppe Libetta, 1 (via Ostiense), tel. 06 97274721, ingresso libero, fino al 16 gennaio dal lunedì al venerdì 9,30-13 e 15,30-19,30
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Temi






