I cittadini battono il Comune: deve difenderli dall'inquinamento acustico

di Roberto Puglisi, Palermo
A Trapani il Comitato Centro Storico vince il ricorso al Tar sui rumori della movida notturna: il Comune dovrà preparare un regolamento per evitare
January 4, 2026
I cittadini battono il Comune: deve difenderli dall'inquinamento acustico
Niente più notti insonni a causa del frastuono della movida, almeno si spera. Il Comitato Centro Storico di Trapani annuncia un provvedimento che giunge al culmine di anni di ricorsi e proteste. «La movida non può essere governata in assenza di pianificazione e nel vuoto normativo – si legge -. Con una sentenza di rilievo che va oltre il contesto locale, il Tar Sicilia-Palermo ha dichiarato illegittima l’inerzia del Comune di Trapani in materia di tutela dall’inquinamento acustico, accogliendo il ricorso promosso dai cittadini del centro storico riuniti nel Comitato Centro Storico di Trapani. Il Tribunale ha stabilito che l’Amministrazione comunale non può rinviare ulteriormente l’adozione degli strumenti previsti dalla legge nazionale, ordinando di provvedere entro 180 giorni».
Una vicenda che Avvenire aveva raccontato nell’estate scorsa, annotando i disagi riportati dalla comunità. C’era chi non poteva dormire per il forte rumore, chi aveva cercato riparo perfino nella vasca da bagno, pur di isolarsi dal contesto e dal clamore. «Credo che sia la vittoria di un principio necessario che non si limita al solo territorio di Trapani – dice Alberto Catania che del Comitato è il presidente –. C’è alla base il rispetto del principio di legalità, nel segno di regole certe e uguali per tutti. È stata tracciata una strada che porterà beneficio a tutti: ai residenti, agli esercenti, alle forze dell’ordine adibite al controllo. Il Comune ha dato incarico per compilare piano di zonizzazione e regolamento contro l’inquinamento acustico e per variare il regolamento di polizia municipale. Noi abbiamo sempre operato con buonsenso, non si possono autorizzare intrattenimenti musicali fino alle due, due e trenta e, con l’ordinanza 108 del 24 dicembre 2024, addirittura fino alle cinque del mattino. Speriamo solo che qualunque regolamento non diventi lettera morta e che venga fatto rispettare».
«L’ingegnere capo ha già dato l'incarico per fare il piano dell'acustica – spiega il sindaco, Giacomo Tranchida -. C’è da dire, però, che le ordinanze sindacali sinora adottate sono supportate anche dalle verifiche tecniche sull'impatto acustico e dunque sono già previste sanzioni in capo ai titolari di attività commerciali, compresa chiusura e diniego suolo pubblico, che non rispettano le emissioni. È più un fatto amministrativo che di merito. Ciò non di meno è vero che la maggior parte dei comuni siciliani non si è ancora dotato del piano di acustica che comunque la norma prevede ed è quello che faremo anche noi, recuperando sul passato».
La nota del Comitato dei residenti ricostruisce le prossime tappe: «Il Tar ha imposto al Comune di Trapani di dotarsi finalmente degli strumenti obbligatori per la gestione dell’inquinamento acustico, disponendo: l’adozione del piano di zonizzazione acustica; l’approvazione del regolamento comunale per la tutela dall’inquinamento acustico; l’adeguamento del regolamento locale di igiene e sanità o di polizia municipale alle norme vigenti in materia di rumore. Si tratta di atti dovuti, previsti dalla legge da anni, che secondo i giudici non possono più essere elusi o sostituiti da ordinanze temporanee».
Gli avvocati Donato D’Angelo ed Elisabetta Abelardi, che hanno assistito il Comitato, sottolineano la portata generale della decisione: «Il Tar ha ribadito che l’inerzia amministrativa, in presenza di obblighi normativi, è illegittima. Piano acustico e regolamenti non sono facoltativi: sono atti dovuti. È un principio che riguarda molte città italiane alle prese con la gestione della movida».
La pronuncia maturata adesso per Trapani, infatti, si inserisce in un orientamento giurisprudenziale sempre più chiaro. Nei giorni scorsi, il Tar Campania – Napoli ha riconosciuto che l’eccesso di rumore notturno legato alla movida può incidere sulla salute dei residenti. «Un principio affermato anche a Milano – spiegano dal Comitato - dove il Comune di Milano è stato condannato a risarcire circa 250mila euro ai cittadini del quartiere Porta Venezia, accogliendo il ricorso del Comitato Lazzaretto. In quel caso, i giudici hanno ribadito che la gestione delle strade e il rispetto dei limiti di rumore rientrano pienamente nelle responsabilità dell’ente locale, a tutela del diritto alla salute e alla vivibilità dei quartieri».

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