Che fine ha fatto la nave russa Arctic Metagaz alla deriva nel Mediterraneo?

Entrata in acque libiche, Libia ed Eni hanno avviato un'operazione di emergenza per mettere in sicurezza la nave senza equipaggio che trasporta ancora grandi quantità di gas liquefatto e 700-900 tonnellate di gasolio
March 23, 2026
Che fine ha fatto la nave russa Arctic Metagaz alla deriva nel Mediterraneo?
La gasiera russa danneggiata Arctic Metagaz, alla deriva nel Mediterraneo da oltre tre settimane /Marina Militare/Handout via REUTERS
Potrebbe esserci un lieto fine per la nave gasiera battente bandiera russa alla deriva nel Mediterraneo da più di tre settimane e da pochi giorni in area Sar libica. La nave è stata intercettata domenica dal velivolo Seabird della Ong Sea Watch che sorvola il Mediterraneo per intercettare i barconi dei migranti e coordinarne i soccorsi. «Una bomba ambientale e un enorme pericolo per le persone in movimento nel Mediterraneo che i governi fanno finta di non vedere» aveva scritto sui social la Ong. La Libia, attraverso la National Oil Corporation (Noc) e in collaborazione con il gruppo energetico italiano Eni, ha avviato un'operazione d'emergenza per mettere in sicurezza la metaniera russa Arctic Metagaz, considerata una potenziale minaccia ambientale per le coste nordafricane. Secondo quanto comunicato dalla stessa Noc, è stato firmato un contratto con una società internazionale specializzata nella gestione di incidenti offshore, con l'obiettivo di intervenire su navi danneggiate e prevenire eventuali sversamenti di idrocarburi o gas in mare. Di fronte all'avvicinamento del tanker alle acque territoriali, la Noc ha attivato un centro operativo d'emergenza per coordinare le operazioni, sotto la supervisione diretta della propria leadership e in collaborazione con le autorità nazionali competenti. L'obiettivo dichiarato è duplice: contenere il rischio ambientale e trainare la nave verso un porto libico in condizioni di sicurezza. Le autorità libiche hanno assicurato che le infrastrutture petrolifere del Paese, incluse piattaforme e terminali, non sono attualmente esposte a rischi diretti di inquinamento.

L’allarme del Wwf: urgente un’azione coordinata

Il Wwf lancia un nuovo allarme. «L'imbarcazione danneggiata, continua ad andare alla deriva nel Mediterraneo centrale e viene ora spinta dai venti e dalle correnti verso le coste libiche. Sebbene le autorità libiche abbiano avviato un'operazione di salvataggio d'emergenza per rimorchiare la nave in porto, il Wwf avverte che la metaniera - che trasporta ancora grandi quantità di gas liquefatto e 700-900 tonnellate di gasolio - rimane altamente instabile. Qualsiasi intervento comporta rischi ambientali significativi per una delle aree marine più fragili e ricche di biodiversità del Mediterraneo, sottolineando l'urgente necessità di un'azione precauzionale, trasparente e coordinata a livello internazionale», scrive l'associazione. «Le conseguenze di un incidente grave potrebbero essere catastrofiche e di lunga durata. L'area interessata - in particolare quella intorno allo Stretto di Sicilia - è un punto nevralgico per la biodiversità, che ospita specie in via di estinzione, habitat critici e rotte migratorie fondamentali per la fauna marina, come il tonno rosso e il pesce spada» avverte Isabella Pratesi, direttrice Conservazione del Wwf Italia. L’associazione ambientalista avverte che una fuoriuscita o un'esplosione potrebbero causare: «Inquinamento marino e atmosferico su larga scala; nubi letali di gas criogenici con gravi ripercussioni sulle specie marine; incendi e contaminazione a lungo termine delle acque e dei fondali marini; gravi ripercussioni sulla pesca, sul turismo e sui mezzi di sussistenza delle comunità costiere». Il Wwf sottolinea che è «essenziale un'azione immediata, coordinata e precauzionale».

L’incidente

La nave era stata gravemente danneggiata all'inizio di marzo da esplosioni la cui origine resta controversa, naviga senza equipaggio da settimane ed è stata progressivamente spinta verso le acque libiche da venti e correnti. Il carico della nave, composto da gas naturale liquefatto e centinaia di tonnellate di carburanti, rappresenta un rischio elevato in caso di perdita o collisione. Alcuni Paesi europei hanno già definito la situazione come una minaccia «imminente e grave» per l'ecosistema mediterraneo. La nave, inserita nella cosiddetta «flotta ombra» russa utilizzata per aggirare le sanzioni internazionali, è stata al centro di crescenti preoccupazioni internazionali anche per le implicazioni geopolitiche legate alla guerra in Ucraina e alla sicurezza delle rotte energetiche. L'episodio evidenzia la crescente vulnerabilità del Mediterraneo centrale, crocevia strategico per traffici energetici e teatro di tensioni geopolitiche. Il caso della Arctic Metagaz mette in luce anche le criticità legate alla gestione di navi coinvolte nei circuiti energetici paralleli, spesso caratterizzate da standard di sicurezza opachi.

L’equipaggio rientrato a Murmansk

L'equipaggio della nave gasiera russa Arctic Metagaz è rientrato a Murmansk e ha incontrato il governatore della regione Andrei Chibis. Lo ha riferito l'agenzia di stampa Rbk. Ventotto dei 30 membri dell'equipaggio a bordo hanno partecipato all'incontro con il governatore. Altri due sono attualmente in cura a Mosca. Il comandante della nave, Andrei Zelensky, ha dichiarato che l'equipaggio è rimasto alla deriva in mare su una scialuppa di salvataggio per 15 ore dopo l'attacco. «Non avevamo modo di comunicare sulla scialuppa; avevamo razzi di segnalazione e una radio a corto raggio. Sapevamo che ci stavano cercando, quindi abbiamo aspettato i soccorsi. Siamo rimasti alla deriva per 15 ore e siamo stati recuperati da una petroliera con equipaggio russo che percorreva una rotta simile», ha detto Zelensky, ctato da Rbk. L'assistenza ai marinai è stata organizzata da Russia, Malta e Libia, ha spiegato il capitano.

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