La storia della Festa della mamma che andrebbe riscoperta per capire quanto conta la maternità

Nata negli Usa come gesto pubblico di ricostruzione civile e di pace, la ricorrenza di oggi non può ridursi a celebrare le donne solo nel loro ruolo domestico e privato
May 10, 2026
La storia della Festa della mamma che andrebbe riscoperta per capire quanto conta la maternità
Una foto d’epoca dei circoli della mamme organizzati da Julia Ward Howe
Lavoratrici instancabili (quando un lavoro riescono a tenerselo, cioè in poco più della metà dei casi dopo la nascita del primo figlio), equilibriste, caregiver, badanti, all’occorrenza psicologhe, o infermiere, compagne di gioco e di studio, consumatrici attente alle spese e all’ambiente, cuoche. Non c’è dato o ricerca che anche quest’anno non lo sottolinei: la maternità è un esercizio eroico. Per lo più, pare, legato a una dimensione privata. Come se a un certo punto della vita a tutte le donne venisse consegnato un potere speciale e con esso un mandato: tenere insieme tutto, dentro allo spazio domestico, e tutto se necessario aggiustare. Impossibile non celebrarle almeno un giorno, le “supermamme” d’Italia e del mondo: fiori, messaggi, regali per i «pilastri senza cui niente di ciò che avviene in una famiglia sarebbe davvero possibile. Mentre là fuori, negli altri 364 di giorni, tutto scorre.
Pensare che la Festa della mamma così come la conosciamo oggi è nata, invece, lontanissimo dalle mura di casa, e precisamente dalle macerie della Guerra civile americana. Quando un’attivista di nome Ann Reeves Jarvis iniziò a organizzare gruppi di donne che assistevano le famiglie ferite dal conflitto, portavano cure, cibo, aiuti sanitari. Non le bastò l’impegno coraggioso sulla prima linea del conflitto che insanguinò l’America: cessate le ostilità, nel 1868, decise di mettere allo stesso tavolo le madri del Nord e del Sud, quelle che avevano visto partire i figli sotto bandiere opposte, per provare a ricostruire dal basso una convivenza possibile. E chiamò, per la prima volta, quei momenti di incontro Mother’s Friendship Days: giornate di amicizia tra madri. Era l’occasione anche per gli uomini, ovviamente, di parlarsi: ex soldati e civili si ritrovavano nello stesso spazio, pazientemente prendeva forma il tentativo concreto di ricostruire relazioni all’interno delle comunità dopo anni di conflitto. E il legame tra maternità e responsabilità sociale diveniva per la prima volta evidente. Non si trattò di un’esperienza isolata: negli stessi anni un’altra attivista, Julia Ward Howe, colpita dalle guerre e in particolare dal conflitto franco-prussiano in Europa scrisse un appello rivolto alle donne, la Mother’s Day Proclamation. Nel testo invitava le madri a unirsi per rifiutare la guerra e per promuovere la pace: una presa di posizione a cui seguirono incontri e giornate dedicate a questi temi, soprattutto a Boston. Finché all’inizio del Novecento Anna Jarvis, figlia di Ann Reeves Jarvis, decise di dedicare alla madre e al suo impegno una giornata speciale. Avviò una campagna pubblica di mobilitazione, nel 1908 riuscì ad organizzare la prima celebrazione ufficiale in una chiesa di Grafton, in Virginia. La data scelta fu la seconda domenica di maggio, vicina all’anniversario della morte della madre. Sei anni dopo il presidente Woodrow Wilson firmava la legge che istituiva la Festa della mamma come giornata nazionale, inaugurando anche la “commercializzazione” dell’evento: un passaggio che finì presto per scontentare Anna Jarvis, convinta che in quel modo si banalizzasse l’intento originario della sua iniziativa.
Le mamme israeliane e palestinesi in marcia per la pace a Roma 
Le mamme israeliane e palestinesi in marcia per la pace a Roma 
Tant’è: la celebrazione s’è via via trasformata anche in un racconto pubblico in cui la maternità finisce col rimanere intrappolata in un doppio cliché. Da una parte la retorica eroica di cui parlavamo all’inizio: la mamma come creatura capace di tenere insieme figli, casa, lavoro, relazioni, carichi di cura e perfino la serenità emotiva dell’intera famiglia. Dall’altra, una rappresentazione quasi esclusivamente affettiva: la madre come grembo, nutrimento, protezione individuale. Tutto vero, naturalmente. Ma non basta. Perché esiste anche una forza politica – nel senso più alto del termine – che nasce dall’esperienza materna: una particolare sensibilità verso la vulnerabilità umana, verso ciò che tiene insieme le comunità, verso le conseguenze concrete delle decisioni collettive sulle vite reali. Le donne lo sanno da sempre: ogni guerra, prima ancora che sui campi di battaglia, lascia ferite dentro le case. Non è un caso che, nella storia contemporanea, moltissimi movimenti pacifisti siano stati animati da donne e da madri. Né che proprio le donne, in tanti contesti di conflitto, abbiano spesso mantenuto aperti gli ultimi canali di dialogo quando tutto sembrava compromesso: lo abbiamo raccontato a più riprese su Avvenire nella campagna Donne per la pace e anche negli ultimi mesi, dando evidenza alle iniziative delle donne israeliane e palestinesi che continuano a testimoniare il loro impegno sul fronte del dialogo. E non è neppure un caso che dopo papa Francesco anche Leone XIV abbia più volte associato la pace alla maternità, rivolgendosi proprio alla Madonna per invocarla a più riprese.
La Festa della mamma allora potrebbe tornare a essere qualcosa di più di una ricorrenza sentimentale: potrebbe diventare l’occasione per riconoscere che la maternità non coincide solo con un ruolo “funzionale” dentro la famiglia, ma che genera anche uno sguardo sul mondo capace di intuire prima degli altri ciò che distrugge i legami e ciò che invece li ricuce. Una madre non è soltanto colei che mette al mondo un figlio: è qualcuno che continua ostinatamente a credere che il mondo possa ancora essere abitabile dai figli che verranno e che si impegna ogni giorno per renderlo tale. Viva le mamme, allora, per quello che sono, per quello che valgono e per il peso che hanno anche e soprattutto fuori da casa. Che possano contare davvero, perché sempre più piccole donne siano libere – e convinte – di voler diventare madri.

© RIPRODUZIONE RISERVATA