Nelle città ci servono strade adatte ai bambini

Permettere ai piccoli di andare e tornare da scuola da soli migliora la loro autonomia e anche l'ambiente. L'idea di “strade scolastiche” si diffonde. Oggi l'iniziativa Bimbinbici
May 10, 2026
Nelle città ci servono strade adatte ai bambini
Un'iniziativa di Massamarmocchi, che a Milano accompagna i bambini a scuola in bicicletta/ WEB
I bambini sono spariti dalle strade. Non è una metafora: nelle città più grandi come in quelle più piccole, i tragitti casa-scuola e quelli verso le attività ludico-sportive del pomeriggio si svolgono quasi esclusivamente in auto. Anche quando le distanze renderebbero possibili spostamenti in bici o a piedi. Eppure, andare a scuola da soli – a piedi o in bici –  è una delle prime forme di autonomia che un bambino può conquistare.  
È da questa constatazione che riparte Bimbimbici, la manifestazione nazionale promossa dalla Federazione italiana ambiente e bicicletta (Fiab) giunta quest’anno alla 25esima edizione, che questo fine settimana torna in piazza in oltre 200 città italiane. Un traguardo importante ma che non vuole essere solo una celebrazione. «Vogliamo costruire un ponte tra le strade e i bambini», spiega Davide Paltrinieri, consigliere nazionale di Fiab e referente dell'area scuola. Un ponte fatto di pedalate, ma anche di dati: tra le novità dell'edizione 2026, infatti, c'è una mappatura condivisa dei punti critici vicino alle scuole, un progetto di citizen science per consegnare alle amministrazioni le segnalazioni di chi quei percorsi li fa ogni giorno.
«Sentiamo spesso i genitori lamentarsi del fatto che la situazione davanti alla scuola dei loro figli è ingestibile – continua –. Ma la soluzione non può essere solo aumentare i controlli: serve invece un ripensamento dello spazio pubblico per incentivare gli spostamenti in autonomia dei più piccoli. Un aspetto su cui, purtroppo, l’Italia è fanalino di coda in Europa». Invertire questa tendenza porterebbe diversi vantaggi, alcuni dei quali inaspettati. Andare in bici a scuola, per i più piccoli, significa respirare aria più pulita (le concentrazioni di inquinanti sono più elevate negli spazi chiusi delle auto rispetto all’esterno), svolgere attività fisica in maniera regolare, con tutti i benefici che questo comporta sia per il corpo, sia per lo sviluppo cognitivo e nelle relazioni. E poi c’è un grande vantaggio collettivo: meno auto lungo i congestionati tragitti casa-scuola, meno inquinamento e meno ore nel traffico per i genitori. «È illogico che sia così: ci perdiamo tutti – sottolinea Paltrinieri –. Per cambiare questo stato di cose servono strade sicure per tutti, ma non solo. In Germania o in Svizzera le scuole hanno un ruolo nell’accompagnare i bambini e le loro famiglie verso la costruzione dell’autonomia dei più piccoli».
Le allegre pedalate collettive, i flash-mob e le altre iniziative in programma nelle due giornate di Bimbimbici sono solo la punta dell'iceberg del lavoro che Fiab porta avanti tutto l'anno per promuovere la mobilità dolce nei tragitti quotidiani. Cambiare le strade, però, richiede interventi concreti: limiti di velocità a 30 chilometri all’ora nei quartieri residenziali, corsie ciclabili protette e, davanti alle scuole, le cosiddette strade scolastiche: tratti di via da cui il traffico viene escluso negli orari di entrata e uscita per restituire quello spazio a chi lo attraversa ogni giorno a piedi o in bicicletta. Il codice della strada italiano prevede già la definizione di "zona scolastica", dove il traffico dovrebbe essere sempre limitato. Nella pratica, però, gli interventi restano ancora pochi e spesso non sistematici.
Una strada chiusa al traffico nelle ore di ingresso e uscita da scuola a Modena
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A Roma, finora, ne sono state realizzate venti, otto verranno inaugurate a breve e altre 12 sono in fase di progettazione. Mentre Milano ha avviato dal 2020 interventi per la pedonalizzazione delle strade scolastiche con 25 piazze aperte già realizzate e altre cinque in fase di realizzazione, oltre alle strade car free negli orari di ingresso e uscita. Anche Torino, Padova, Bologna, Reggio Emilia e Genova stanno proseguendo con i primi progetti e impegni sulle strade scolastiche. Numeri in crescita, ma ancora lontani da quelli delle altre città europee.
«Parigi ha istituito più di 300 strade scolastiche e negli ultimi anni ha investito in maniera importante sulla ciclabilità introducendo limiti di velocità a trenta chilometri orari e realizzando percorsi protetti», spiega Anna Becchi, referente italiana di Streets for kids, la mobilitazione europea lanciata dalla coalizione Clean Cities Campaign per chiedere più strade scolastiche e zone a bassa velocità nei pressi delle scuole. La capitale francese si è piazzata al primo posto nel “City ranking 2025: Streets for kids” seguita da Amsterdam, Anversa e Bruxelles. La prima città italiana, Bologna, è al sedicesimo posto preceduta anche da città molto più grandi e complesse come Berlino e Londra.
La capitale inglese ne ha attivate più di 800 (molte, però, sono temporanee), Barcellona circa 200; numeri interessanti si osservano anche a Bruxelles, Lione e Vienna. Ma la differenza con la situazione italiana non è solo nei numeri: «Servono più investimenti e bisogna fare una programmazione strutturata – spiega Becchi –. Un intervento alla volta non cambia nulla: occorre pianificarne venti, trenta insieme e portarli tutti a termine. A volte questo tipo di intervento crea ostilità e diffidenza, me nel lungo periodo sono pochissimi quelli che restano contrari vendendo come questi spazi si trasformano grazie alla socialità dei bambini, dei genitori e di tutti gli abitanti della zona».
Strade più sicure, meno auto davanti ai cancelli, percorsi casa-scuola su cui un bambino possa muoversi da solo: tutto questo non è un lusso né una concessione. È una responsabilità condivisa delle amministrazioni che pianificano, delle scuole che educano, dei genitori che (a volte) faticano a lasciar andare.

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