C'è un cuore per Domenico: i medici ora devono decidere se è possibile il trapianto
di Antonio Averaimo, Napoli
Ieri sera la notizia della disponibilità di un organo per il bambino di Napoli, ma sarà il team di esperti attesi da tutta Italia all’ospedale Monaldi a valutare l'intervento. Stasera, invece, la veglia di preghiera

La vita del piccolo Domenico resta appesa alla speranza di ricevere un nuovo trapianto. Se ne saprà di più oggi, circa la possibilità o meno che il bambino di due anni sul cui corpo è stato trapiantato, il 23 dicembre scorso, un cuore danneggiato dal cattivo stato di conservazione nel trasporto da Bolzano all’ospedale Monaldi di Napoli, possa reggere un altro tanto delicato intervento a poca distanza dall’ultimo: ieri sera è arrivata la notizia quasi insperata di un nuovo organo disponibile. Ma sarà appunto nella giornata di oggi che un team di esperti - composto dai medici del Monaldi e altri specialisti provenienti dalle strutture ospedaliere italiane con i maggiori volumi in termini di trapianto pediatrico - terrà un ulteriore consulto volto a valutare la fattibilità di un intervento oppure l’opportunità di ricorrere ad altre terapie. Anche perché oltre al bimbo, ce ne sono altri tre in attesa, tutti compatibili e in condizione di urgenza. Qualunque sia l’esito del nuovo esame, la famiglia, attaccata all’unica speranza di vita per il piccolo, cioè un nuovo trapianto, ha già annunciato che ne chiederà un altro, dopo essersi già sentita dire dai medici dell’ospedale Bambino Gesù di Roma che non sussistono le condizioni per un secondo intervento. Da 57 giorni il bambino è tenuto in vita dall’Ecmo (la macchina cuore-polmoni), ma la lunga permanenza attaccato al macchinario, che dovrebbe supportare i pazienti solo per brevi periodi, ha debilitato ulteriormente il suo sistema già molto fragile.
È proprio in ragione di questo che gli specialisti del Bambino Gesù ritengono che il piccolo non possa essere sottoposto a un altro trapianto: sono ormai troppe, secondo loro, le complicanze insorte per il lungo utilizzo dell’Ecmo. Sono state infatti riscontrate un’emorragia cerebrale, un’infezione non controllata e insufficienza renale, polmonare ed epatica. Quanto basta per determinare un alto rischio di mortalità nel caso di un secondo intervento, anche per via delle terapie immunosoppressive contro il rigetto cui è sottoposto il bimbo. Contrariamente al parere espresso dai colleghi di Roma, i medici del Monaldi hanno ritenuto finora che sussista ancora la possibilità, per il bambino, di ricevere un altro cuore. Oggi, riuniti nel team costituito con gli altri colleghi di altri ospedali italiani, dovrebbero pronunciarsi nuovamente. La madre del piccolo, Patrizia Mercolino, ha ricevuto ieri la chiamata della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. «Avrete giustizia», ha detto la premier alla donna, stando a quanto riportato dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi. La signora Patrizia, che nella giornata di ieri ha ricevuto anche la telefonata del governatore della Campania, Roberto Fico, ha ringraziato Meloni, ribadendo che in questo momento la sua priorità «è avere un cuore nuovo per mio figlio, e vederlo tornare a casa guarito».
Proseguono intanto le indagini coordinate dalla Procura di Napoli, che nei giorni scorsi ha iscritto nel registro degli indagati sei tra medici e paramedici per lesioni colpose, per far luce sulle responsabilità circa il danneggiamento del cuore trasportato da Bolzano al capoluogo campano e l’impianto dello stesso nel corpo del bimbo. Nella giornata di ieri sono emersi nuovi elementi che spiegherebbero perché l’équipe partita da Napoli non avesse con sé la custodia termica di ultima generazione acquistata due anni fa dal Monaldi per questo tipo di operazioni. I medici e paramedici dell’ospedale napoletano non se la sarebbero sentita di utilizzarla, probabilmente a causa di una scarsa formazione ricevuta sull’utilizzo del nuovo box. Ci sarebbe questo particolare alla base della catena di errori che ha portato a utilizzare un altro contenitore e il ghiaccio secco, invece di quello normale, che ha “bruciato” l’organo trapiantato poi nel corpo del piccolo Domenico. Oggi, arriveranno al Monaldi anche gli ispettori del ministero della Salute incaricati di fare chiarezza sulla vicenda, piena di punti oscuri. Subito dopo si recheranno a Bolzano nel tentativo di ricostruire tutte le fasi che hanno portato al trapianto fallito del 23 dicembre scorso.
Stasera, nella chiesa di Maria Santissima della Stella, a Nola (la città del Napoletano in cui vive la famiglia del bambino) avrà luogo una veglia di preghiera guidata dal parroco, don Raffaele Afiero. «È un momento comunitario che vivremo tutti insieme per esprimere la nostra vicinanza a Domenico. Abbiamo scelto di farlo con la preghiera, ritrovandoci tutti davanti al Signore, segno di speranza, per sostenere la speranza di mamma Patrizia», fanno sapere dalla parrocchia.
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