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Novembre, pensionamento agevolato per i lavoratori "precoci"

Vittorio Spinelli martedì 21 novembre 2017
Èin corso negli uffici dell'Inps la lavorazione delle domande per l'Ape sociale e per il pensionamento anticipato riservato ai lavoratori precoci. Memore però dei vecchi contrasti con il ministero del Lavoro e con la ragioneria generale sull'effettivo numero degli esodati da salvaguardare, in questa occasione l'Istituto di previdenza si è affrettato a comunicare che l'esatto numero delle domande di certificazione accolte per Ape sociale e per i precoci sarà disponibile solo dopo l'esito delle domande per il riconoscimento delle condizioni di legge, attualmente in corso di riesame.
I "precoci" beneficiano, infatti, di una riduzione del requisito contributivo per l'accesso al pensionamento anticipato, con effetto dal 1° maggio 2017 solo per coloro che ne faranno richiesta entro il prossimo 30 novembre. Poiché sono stati previsti dei limiti finanziari, la definizione delle domande deve rispettare una graduatoria, predisposta in base alla data di maturazione dei requisiti e, in caso di parità, alla data di presentazione avvenuta dopo il 1° maggio.
Per questo le organizzazioni sindacali premono affinché le risorse previste per i precoci e inutilizzate per il 2017 vadano a beneficio delle domande presentate nel 2018 (con scadenza il 1° marzo).
Il requisito per l'anticipo (da 42 a 41 anni e dieci mesi di contributi) restringe infatti la platea degli interessati, che devono possedere anche 12 mesi di lavoro effettivo prima dei 19 anni di età. Ai contributi va aggiunto l'essere in un oggettivo stato di bisogno (come disoccupazione, assistenza a familiari con handicap, invalidità, svolgimento di lavori gravosi da almeno 6 anni negli ultimi sette, lavori usuranti).
Fino a 18 anni. Il requisito limite di età dei 18 anni non prevede un periodo iniziale del lavoro giovanile (la vecchia legge 449/1997 per i precoci indicava un'età fra i 14 e i 19 anni). Sulle attività lavorative degli adolescenti è sempre in vigore il decreto 345/1999 che vieta il lavoro retribuito sotto i 15 anni. Se accade, in barba alla legge, che sia scoperto a lavorare, nell'industria o nell'agricoltura, un minore sotto i 15 anni, sono dovuti maggiori contributi, come per un operaio qualificato, e la previdenza commina al datore di lavoro una pena interminabile: dovrà rimborsare all'Inps tutte le prestazioni (disoccupazione, assegni, pensioni ecc.) riconosciute all'interessato, per la quota maturata grazie ai contributi relativi al periodo di lavoro effettuato illecitamente sotto l'età minima. Dalla tutela del lavoro minorile sono esclusi i lavori occasionali o di breve durata per servizi domestici o presso imprese familiari.