Niccolò Agliardi indaga la forza del perdono in un abbraccio
A Napoli non si scioglie solo il sangue di San Gennaro, avvengono anche altri miracoli: ad esempio l’abbraccio tra una moglie e uno dei complici dell’assassino materiale del marito. Lo racconta, in questa chiave di eccezionalità, il cantautore e compositore Niccolò Agliardi, che negli ultimi anni, oltre alla conduzione radiofonica e televisiva, ha intrapreso con grande successo la strada dei podcast. Da uno di questi è derivato anche l’intenso e coinvolgente documentario L’abbraccio che ripara - Perdonare un delitto, andato in onda giovedì alle 21,00 su SkyTg24, in streaming su Now, previsto in replica domani alle 20,15 e alle 23,15 su Sky Documentaries e sempre disponibile on demand. Il documentario (scritto, ideato e narrato da Agliardi con la regia di Flavio Maspes) ripercorre e approfondisce l’incontro straordinario tra Lucia Di Mauro, vedova di Gaetano Montanino detto Mimmo, guardia giurata, ucciso dalla camorra nel 2009, e Antonio, uno dei giovani coinvolti nell’omicidio. Agliardi dà così un volto ai protagonisti di questa storia di perdono e redenzione che ha scosso profondamente chiunque l’abbia ascoltata in podcast. Racconta, sullo sfondo di una Napoli viva e contraddittoria, capace di unire sacro e profano, miseria e speranza, dolore e rinascita, «il male feroce che entra nel bene, lo sbrana, ma non lo vince perché gli esseri umani hanno un dono strano, inquieto, irriducibile: si chiama perdono». È un racconto che ti prende per le immagini a tratti suggestive, la presenza in scena dell’autore che accompagna il telespettatore con la forza letteraria della narrazione e le testimonianze come quelle di don Claudio Burgio, fondatore e presidente di Kayròs, e di don Luigi Ciotti, fondatore e presidente di Libera. Ma sono soprattutto le parole, diluite e calibrate, dei diretti protagonisti della vicenda a colpire nel segno: «Antonio – dice Lucia – potrebbe essere un mio figlio che ha sbagliato»; «Per me Lucia – replica Antonio – è come una mamma, anzi di più». L’emozione non distoglie comunque dalla riflessione sulla giustizia riparativa, grazie anche ai puntuali interventi del criminologo Adolfo Ceretti e del direttore dell’Istituto penale minorile di Nisida, Gianluca Guida. È così il documentario sviluppa da una parte l’indagine emotiva, personale e umana sul dolore e sulla scelta radicale del perdono, dall’altra l’analisi profonda e necessaria di un modello alternativo di giustizia che in questa storia trova uno dei suoi esempi più concreti e luminosi. L’abbraccio tra Antonio e Lucia restituisce tutta la verità e la complessità di un gesto che va oltre la riconciliazione. È un incontro che rompe le categorie classiche di colpa e punizione, offrendo invece la possibilità di immaginare percorsi di riparazione anche dove sembravano impensabili. Per dirla con don Burgio, «il perdono è la cifra della nostra massima umanizzazione». © riproduzione riservata
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