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Enti locali, decolla il contratto

Vittorio Spinelli martedì 25 agosto 2009
Pensione "pesante" a settembre per chi ha lavorato alle dipendenze di Comuni, Province e Regioni. I nuovi pensionati troveranno sull'assegno mensile alcuni degli aumenti stabiliti dall'ultimo contratto di categoria, siglato lo scorso luglio. Il personale che è andato in pensione durante il periodo di validità del vecchio contratto riceverà gli aumenti per intero, a prescindere dalla data in cui hanno lasciato il servizio e dallo scadenzario degli stessi aumenti. L'adeguamento economico interessa anche le indennità premio di fine servizio, il tfr e l'indennità in caso di decesso, tutte in proporzione al tempo maturato fino al pensionamento. Lo scaglionamento al 1° aprile, al 1° luglio 2008 ed al 1° gennaio 2009 interessa invece il personale in servizio, il quale riceverà i miglioramenti con lo stipendio di questo mese, al più tardi con quello di settembre. Gli aumenti con i relativi arretrati, che incidono anche sulle voci accessorie dello stipendio (come ad esempio straordinario, turni, compenso festività, ndr), sono al netto di quanto già percepito a titolo di vacanza contrattuale.
Nuovi contratti. Resta in lista di attesa il rinnovo del contratto per la dirigenza del settore pubblico. Tutti i contratti per il pubblico impiego ancora da rinnovare dovranno fare riferimento al nuovo modello contrattuale concordato tra Governo e sindacati. Per i prossimi adeguamenti economici, stimati in circa 7 miliardi, si applicherà per la prima volta l'Ipca, il nuovo indice dei prezzi al consumo rilevato in campo europeo. Molte le incognite sui riflessi di questo indice in ambito previdenziale.
Anzianità donne. Dal prossimo anno inizia il lungo percorso che porterà a 65 anni il pensionamento di vecchiaia delle lavoratrici del settore pubblico, in risposta alla analoga sollecitazione della Corte europea. Per cominciare, nel 2010 sono richiesti almeno 61 anni di età. Nello stesso tempo, fatto salvo per chi raggiunge 40 anni di contributi, è in vigore anche il nuovo regime dei pensionamenti di anzianità con il sistema delle "quote", partendo da quota 95. In pratica, sono utili 59 anni di età e 36 di contributi, oppure 60 di età e 35 di contributi; invece con 61 anni di età e 34 di contributi la pensione di anzianità eguaglia quella di vecchiaia, dando però la precedenza a quest'ultima.
È evidente che, per sfuggire all'aumento dell'età pensionabile, diventa sempre più appetibile per le lavoratrici ricorrere alla pensione di anzianità. Le stesse lavoratrici hanno tuttavia a disposizione anche la legge 322/58, un'utile scorciatoia per dribblare l'aumento dell'età, stranamente ignorata nella valanga di notizie che ha accompagnato il varo della riforma. La legge consente di dimettersi dal servizio prima o subito dopo il compimento dei 60 anni, senza avere quindi diritto alla pensione Inpdap. L'ente deve però trasferire i contributi all'Inps che, sempre a domanda, liquiderà subito la pensione di vecchiaia sulla base di solo 60 anni di età.