Uno slalom per la vita: sono le mamme dello snowboard

Hernandez con la sclerosi multipla e Huckaby con una gamba amputata, diventate leggende dello sport paralimpico dopo una maternità per entrambe inimmaginabile
March 12, 2026
Uno slalom per la vita: sono le mamme dello snowboard
A sinistra, la snowboarder statunitense Brenna Huckaby / Reuters / Lisi Niesner
Una tavola da sogno per due. Sono campionesse di para snowboard, ma lo slalom più importante è quello che continuano a fare nelle loro vite. La francese Cécile Hernandez e la statunitense Brenna Huckaby, rivali in gara, anche a Milano Cortina 2026, hanno vinto insieme tante battaglie. Dalla sfida di riuscire a entrare nella leggenda dello sport paralimpico dopo una maternità per entrambe inimmaginabile. A quella di competere ad alti livelli pur nella loro grave disabilità: “invisibile” per Cécile, la sclerosi multipla, molto evidente per Brenna da quando un tumore osseo a 14 anni le ha portato via la gamba destra.
Troppo pochi i partecipanti alle gare con le loro stesse condizioni: così quattro anni fa per essere ammesse a Pechino 2022 hanno dovuto lottare per farsi riconoscere nelle categorie con meno limitazioni. E ciò nonostante, Cécile e Brenna, mogli e madri, hanno trionfato e trionfano oggi davanti ai propri figli. La campionessa francese ha cominciato a collezionare medaglie sin dal debutto di questo sport, con l’argento a Soci 2014. Per poi proseguire con argento e bronzo a PyeongChang 2018 e oro a Pechino 2022. Più passa il tempo, più diventa forte. Così a Cortina all’età di 51 anni è salita ancora sul gradino più alto del podio nello snowboard cross.
Sono lontani i tempi della scoperta amara che ha sconvolto la sua vita. Ottobre 2002: Cécile a 28 anni gareggiava ad alto livello nelle competizioni di Bmx ma era già stata affascinata dallo snowboard («amore a prima vista»). Una mattina si sveglia e si accorge di non riuscire più a muovere le gambe. Dopo gli accertamenti la diagnosi è spietata: sclerosi multipla, malattia neuromuscolare cronica che la paralizza per diversi mesi. «I medici mi dissero che non avrei più potuto praticare sport». Cécile, giornalista, trova allora rifugio nella scrittura. Pubblica anche due libri. In uno (La guerra dei nervi) racconta la convivenza quotidiana con una patologia che ti sfianca giorno dopo giorno. Ma Cécile, sposata con Frédéric, spiega anche l’avvenimento che ha dato un nuovo senso alla sua esistenza: la nascita nel 2007 di sua figlia, una vittoria della vita come testimonia il nome della bimba Victoire-Eléonore. A lei è dedicato anche un altro libro: Qu’est-ce qu’elle fait maman? (“Che cosa fa mamma?”): un diario che parte proprio dalle parole della piccola che si chiede cosa stia facendo sua madre, “che è diversa” a causa della malattia. La svolta agonistica arriva dopo l’esperienza da cronista ai Giochi paralimpici di Londra 2012 e l’incontro con il parasnowboarder Patrice Baraterro. E così dopo 11 anni di inattività è tornata sulla tavola tanto amata.
Il resto è la storia di una fuoriclasse che teme solo sé stessa: «La mia più grande avversaria è la mia sclerosi multipla: non so come mi sveglierò domani», sottolineando la variabilità dei sintomi che la costringe a convivere con ansia e paura ogni mattina. Senza però perdere mai il sorriso, anche perché più forte è la motivazione nel sostenere la sua battaglia: «Il parasport è spesso considerato solo per disabilità visibili. Se la disabilità non è visibile non significa che sia meno reale». Ai Giochi italiani è arrivata dopo un’annata segnata da tanti infortuni al punto da chiedersi se ne valesse ancora la pena. La ragione per continuare l’ha urlata al mondo a Cortina con la medaglia d’oro al collo: «Questa è per te» ha detto dal gradino più alto del podio indicando la figlia diciottenne, Victoire-Eléonore. Glielo aveva promesso, per via della lontananza o della pandemia, la ragazza non era mai riuscita a vederla in gara. E alla fine è arrivato inevitabile l’abbraccio toccante tra madre e figlia: «Sono così orgogliosa di lei, che stia facendo questo nonostante la sua disabilità e la sua età», ha detto la diciottenne. «L’emozione più grande della mia vita» è riuscita a dire tra le lacrime la mamma campionessa.
Nella stessa gara ha chiuso al sesto posto l’altra leggenda di questo sport, la statunitense Brenna Huckaby. Potrà rifarsi nel fine settimana ma non ha fatto una piega. «Sono qui a rappresentare una piccolissima parte di persone che vogliono vedersi rappresentate. Vogliono sapere che se perdono una gamba sopra il ginocchio, la vita non finisce».
Cécile Hernandez in gara / Ansa / Martin / Ioc
Cécile Hernandez in gara / Ansa / Martin / Ioc
Felice già di esserci anche perché in Italia gareggia davanti alle sue due figlie, Lilah, 9 anni, e Sloan, 5: «Avere loro fisicamente presenti e sentirsi parte del mio percorso, è emozionante». Un curriculum che parla da solo: due ori al debutto a PyeongChang 2018 e oro e bronzo a Pechino 2022. Cresciuta in Louisiana, dopo dolori persistenti al ginocchio, le è stato diagnosticato un osteosarcoma, un raro tumore osseo, e all’età di 14 anni le è stata amputata la gamba destra. Talento della ginnastica ha trovato però nuovo slancio nello snowboard scoperto durante un viaggio di riabilitazione nello Utah. Un amore grande quasi come quello con suo marito Tristan Clegg, ex atleta professionista di snowboard cross. La maternità è stata uno “shock”: «Sapevo che i miei ovuli erano stati danneggiati dalla chemioterapia, le probabilità di concepire un figlio biologico erano molto basse. Una volta superato lo shock iniziale, però, ero al settimo cielo. Ho sempre desiderato essere mamma fin da quando ero molto piccola». Accettare la sua nuova corporeità ed accettarsi è stato un cammino lungo. Anche se non ha mai disdegnato di mostrarsi sui social: «Ho sempre pensato che vedere qualcuno come me – che non ha un corpo perfetto e a cui manca una gamba – sarebbe fantastico anche per le altre ragazze. Perché la verità è che, a chi importa se non sei perfetta? Nessuno lo è. Ma finché ami te stessa, non importa il tuo aspetto». Fino a infrangere nel 2018 le barriere dello sport anche sulle pagine di Sports Illustrated Swimsuit, periodo femminile in cui le celebrità indossano costumi da bagno di alta moda: la prima atleta paralimpica a comparire. «È una grande vittoria per le donne con disabilità, ma anche una grande vittoria per me stessa da giovane, sapere che quei pensieri di indegnità e di non essere amata non erano mai veri». A Brenna non interessa più di tornare indietro nel tempo. «Voglio invecchiare - dice - Voglio dimostrare la mia età. Perché? Perché sono circondata da persone che amo, e loro mi amano, e a loro non importa che aspetto abbia».
A Milano Cortina darà la caccia alla terza medaglia d’oro consecutiva nello slalom banked di snowboard. Ma se non ci riuscirà potrà gridare al mondo comunque tutta la sua felicità come ha spiegato a Women’s Health: «Quanto sono fortunata a poter vivere questo nuovo capitolo della mia vita? Quanto sono fortunata a vivere un’esperienza simile? Quanto sono fortunata ad essere ancora qui su questo pianeta e a poter vivere questa vita?».

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