La fattoria delle medaglie dei fratelli Aigner
Veronika e Johannes stelle ipovedenti di una famiglia speciale di cinque figli. Dall’apertura alla vita della madre, con la stessa disabilità visiva, al ruolo di guida in gara delle due sorelle vedenti

Nel medagliere c’è scritto Austria. Ma si può leggere Aigner. Non è una pronuncia alternativa ma il cognome della famiglia di cinque figli oggi più vincente dello sport paralimpico invernale. Le medaglie conquistate finora a Cortina dal Paese degli Asburgo portano quasi tutte la firma dei due fratelli imperiali dello sci: Veronika e Johannes, entrambi ipovedenti. Hanno già vinto due ori a testa (oltre a un argento per lei e un bronzo per lui), ma il bottino è destinato a crescere fino alla fine delle Paralimpiadi italiane.
Quattro anni fa a Pechino 2022 gareggiarono anche due altre sorelle: Barbara, gemella di Johannes e ipovedente come lui, che andò arricchire la collezione di famiglia con un argento e un bronzo. E poi Elisabeth una delle due sorelle maggiori vedenti che fece da guida a Veronika. Un ruolo ricoperto spesso anche dall’altra sorella Irmgard rimasta però a casa in quell’occasione. Alla fine tornarono dalla Cina con la bellezza di nove medaglie: in pratica se gli Aigner fossero una nazione, i quattro fratelli si sarebbero classificati ottavi nel medagliere di Pechino.
Dall’Austria terra che ha dato i natali a Mozart, Haydn, Strauss vengono dunque anche questi cinque fratelli accomunati dalla passione per gli sci e per la musica.
Veronika e Johannes, gli unici in gara stavolta, sono venuti a Cortina per superare il primato familiare puntando a dieci medaglie. E hanno messo in valigia alcuni oggetti speciali per tenere alto il morale: due chitarre, un’armonica austriaca e uno stereo portatile. «Siamo sempre pronti per una festa - ha spiegato Veronika a Olympics.com - Speriamo di superare Pechino 2022. Pensiamo di potercela fare. È bello essere vicino a casa. È fantastico perché possono venire tanti amici, i genitori e tanta gente che ci guarda. E poi, dopo le gare, speriamo di poter fare una festa con gli amici».
Le premesse ci sono tutte per due campioni che hanno messo gli sci ai piedi quando stavano ancora imparando a camminare. La famiglia vive in una fattoria vicino a Gloggnitz, a circa un’ora di auto da Vienna, ai piedi delle montagne. Un contesto vicino a comprensori sciistici molto famosi per cui era quasi inevitabile che scegliessero questo sport.
La madre, Petra, sapeva già di avere una grave malattia agli occhi (cataratta congenita) e quindi era consapevole che esisteva la possibilità di trasmetterla ai figli. Eppure lei e il marito, Christian Aigner, hanno deciso comunque di avere una famiglia numerosa. Dopo la nascita delle prime due sorelle vedenti, Elisabeth (1997) e Irmgard (1998), Veronika nel 2003 è nata ipovedente come la mamma e così poi i gemelli Barbara e Johannes nel 2005.
Un’apertura incredibile alla vita che ha dato allo sport dei ragazzi fenomenali: «Noi genitori non siamo grandi sciatori, quindi il talento non può venire da noi» ha detto spesso la madre. Di sicuro ce l’hanno messa tutta perché i loro figli fossero subito autonomi e non limitati dalla disabilità. E la passione per gli sci si è tramandata tra i fratelli con molta naturalezza. «Mia sorella maggiore ha iniziato a sciare all’età di 6 anni e frequentavamo tutte la stessa scuola di sci» ha raccontato Veronika, che ha provato a sciare per la prima volta a soli 22 mesi e ha iniziato a gareggiare nello sci alpino all’età di 9 anni. Allora succedeva una cosa speciale: le due sorelle maggiori vedenti sciavano davanti ai fratelli e gridavano indicazioni sulla pista: “A sinistra!”, “a destra!”, “più veloce!”. Lo stesso sistema che si usa oggi nello sci paralimpico con la guida.
Un giorno, durante una gara giovanile locale, gli allenatori notarono che i fratelli ipovedenti seguivano perfettamente la voce delle sorelle, scendevano molto veloci e con grande controllo. Fu allora che qualcuno disse ai genitori che quella dinamica era perfetta per lo sci paralimpico. Era l’inizio di un’avventura incredibile che a Pechino sbalordì il mondo intero.
In particolare Johannes che non aveva ancora compiuto 17 anni, ha fatto la storia nella capitale cinese, diventando il primo atleta austriaco a vincere cinque medaglie nello sci alpino paralimpico e nella stessa rassegna, aggiudicandosi due ori, due argenti e un bronzo. «È un ricordo bellissimo, ed è stata un’esperienza meravigliosa.- ha detto di recente.-. Mi ci è voluto un po’ di tempo per elaborare tutto».
Eppure il trionfale debutto paralimpico non li ha cambiati, sono rimasti umili. «In Austria siamo una famiglia normale - ha assicurato Johannes - Un po’ più famosi sì, ma tutto sommato è come prima». Nel frattempo Barbara si è ritirata dallo sci alpino agonistico, mente Elisabeth è alle prese con un brutto infortunio al ginocchio.
Ma la famiglia può contare a Cortina sui due campionissimi Veronika e Johannes. Entrambi hanno vinto la Coppa di Cristallo generale in questa stagione, la quinta vittoria consecutiva per Johannes, e si sono presentati da grandi favoriti alle Paralimpiadi 2026 in tutte le discipline.. Concentrati in gara, più rilassati al Villaggio con gli strumenti musicali al posto degli sci: «Ho suonato la chitarra per due anni e mezzo e la fisarmonica per sei mesi», ha detto Johannes. «Mi rende felice». Sono veri show improvvisati in cui coinvolgono le rispettive guide e gli altri atleti con un repertorio che spazia dal pop austriaco alla musica tradizionale tirolese. Sag Dankeschön mit roten Rosen (Ringrazia con le rose rosse) è una delle preferite delle serate, così come Stand by Me di Ben E. King e la canzone folk All I Want. «È divertente e fa bene anche alla mente non avere sempre in testa la sensazione di una gara», spiega Nico Haberl nuova guida di Johannes.
Ma oltre alla musica anche stavolta c’è qualcosa di più grande a caricare Veronika e Johannes: la vicinanza reciproca. «È molto speciale - ha detto Veronika. Perché hai un fratello qui, puoi parlare di tutto, e questo è fantastico». Hanno festeggiato insieme a Pechino, continuano a farlo a Cortina. «Siamo orgogliosi di aver già raggiunto così tanto, ma abbiamo ancora fame di altro. La sensazione di vincere non svanisce mai, grazie al cielo, e puoi godertela ogni volta come se fosse la prima volta». Un legame unico con cui guardano già oltre ai Giochi italiani: «Questo sport ci ha portato molti alti e bassi – ha detto Johannes - Fortunatamente, i momenti positivi superano quelli negativi. Finché il divertimento sarà in primo piano, non credo che ci saranno problemi a continuare a praticare questo sport per molti altri anni».
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