Calcio a 5 non vedenti: Iyobo, il bomber che illumina il buio

Il centravanti della Nazionale ha perso la vista a 3 anni per un glaucoma: «Il pallone mi permette di muovermi in uno spazio libero senza nessun ausilio»
April 22, 2026
Calcio a 5 non vedenti: Iyobo, il bomber che illumina il buio
Paul Iyobo, bomber della Nazionale di calcio a 5 non vedenti /Fispic
«Quelle che per me sono importanti sono le esperienze, di quanti gol ho fatto sinceramente mi interessa poco». L’italiano Paul Iyobo, classe 2002, è uno degli attaccanti più forti del mondo nel calcio a 5 categoria B1, quella riservata agli atleti ciechi. Un centravanti capace di vincere il titolo di capocannoniere ai Mondiali 2023, i primi nella storia della selezione azzurra e terminati in ottava posizione, agli Europei 2022, nella Nations Cup 2025, conclusa al terzo posto e che ha cominciato a giocare un po’ per caso. «Sono a venuto a contatto con il calcio- racconta Paul, nato in Italia da una coppia di immigrati nigeriani - perché in famiglia piaceva un po’ a tutti».
«Inizialmente però - dice il ragazzo che vive a Paderno Dugnano, vicino a Milano - mi hanno indirizzato al torball (sport di squadra esclusivamente paralimpico che si gioca in palestra con le mani, ndr), perché ero troppo piccolo. Dopo che la formazione si era sciolta sono riuscito a trovare una squadra di calcio a cinque per ciechi». Un amore, quello che per il gioco che ha motivazioni sportive, ma non solo. «Il calcio mi piace - argomenta Iyobo che ha perso la vista a tre anni a causa di un glaucoma- perché mi permette di muovermi libero in uno spazio senza utilizzare ausili come il bastone».
Paul ha esordito a 15 anni tra i grandi («In Italia credo ci sia un limite minimo di età» racconta) e poco dopo è iniziato la sua avventura in Nazionale. «Ho cominciato come laterale offensivo poi progressivamente sono diventato un pivot, ovvero una punta - spiega il ragazzo lombardo che ha vestito tra gli altri la maglia del Marche 2000 e dell’Ac Crema - per il sistema di gioco che adottiamo anche da laterale mi trovo a essere spesso in una posizione molto avanzata».
Uno sport complesso il calcio a cinque categoria B1, che si gioca con un pallone sonoro su un campo dotato di sponde da squadre di quattro calciatori non vedenti e un portiere vedente o ipovedente che coordina la squadra insieme all’allenatore a una guida posizionata dietro la porta in cui la squadra attacca. «L’aspetto tattico è importantissimo - dice l'azzurro - anche se quello che a mio parere è fondamentale è il sistema di guida. Più la comunicazione è efficace, più la squadra funziona. Ovviamente poi conta molto l’affiatamento tra compagni. Fortunatamente noi in Nazionale abbiamo sempre potuto contare su un gruppo stabile». «Parlando della mia esperienza - prosegue il bomber dell’Italia - ho un rapporto strettissimo con la guida. Se con la comunicazione riusciamo a guadagnare quel secondo in più, quello è decisivo in campo, ti permette di leggere la situazione con quel pizzico di anticipo e fare la giocata migliore. Oltre alla qualità dei giocatori posso dire che a livello internazionale, oltre alle individualità, sono le guide a fare la differenza».
Per lavorare sui vari aspetti del gioco, Iyobo si allena praticamente tutti i giorni. «Nella programmazione ideale - racconta Paul- dovrei fare cinque sedute alla settimana, di cui tre in campo. Adesso però sto recuperando da un infortunio al ginocchio, sto facendo un po' di meno. Mi piace la parte tecnica, perché posso curare il tiro, importante per il mio ruolo ma in verità non ho una parte che mi piace di più». Paul e i suoi compagni si allenano soprattutto in Lombardia, ma sono tesserati per la Sport Ability Roccaraso, neonata società dell’omonima località abruzzese. «L’abbiamo fondata insieme a Giulia Cipriani, nutrizionista che ha collaborato con la Federazione e in particolare con la Nazionale - spiega il pivot azzurro – lì stiamo realizzando il primo campo di calcio a cinque pensato specificatamente per non vedenti in Italia. L'obiettivo è quello di proporre attività sportive per atleti ciechi e ipovedenti».
Oltre a vestire la maglia della “sua” società Iyobo gioca anche in Inghilterra nel West Bromwich Albion Blind FC e in Brasile con l’Adesul di Fortaleza. «Per quanto riguarda l’Inghilterra mi ha colpito il lavoro che svolge la Federazione - dice Paul - organizza ogni anno tra le altre competizioni la FA Disability Cup, la cui finale va in diretta nazionale (nel 2024 Iyobo ha segnato una tripletta ed è stato nominato miglior giocatore nella finale vinta 3-2 contro il Royal National College for the Blind, ndr) e che dà tanta visibilità al movimento. Dal punto di tecnico è un campionato molto fisico, anche se quello che mi ha colpito è il loro sistema di guida, schematico ma molto efficace». «Sul Brasile - aggiunge l’attaccante - c’è poco da dire. È un campionato straordinario con due divisioni di grande livello, qualità molto alta e un aspetto tattico estremamente curato. C'è tanta competitività anche perché le prime tre hanno la possibilità di avere un premio in denaro, fondamentale anche in quel contesto».
Per la lunga e varia esperienza Iyobo conosce molto la realtà del calcio a cinque per ciechi a livello globale. «Negli ultimi anni si è vista una crescita - spiega - per quanto riguarda l’organizzazione e la preparazione di giocatori e staff». «Nello specifico, quello che ho visto è soprattutto legato ai portieri che sono diventati più forti e ai tecnici che in molti casi sono esperti non solo di calcio a cinque per ciechi ma anche di futsal». 
Tantissimi impegni che Paul Iyobo, con l’appoggio della Fispic, la Federazione italiana sport paralimpici per ipovedenti e ciechi riesce a mantenere, nonostante il calcio non sia la sua principale occupazione. «Lavoro come programmatore informatico - spiega - per incastrare tutto è necessaria una pianificazione meticolosa, dove sia in azienda che in squadra conoscono gli impegni sportivi e lavorativi. Sono facilitato rispetto ad altri perché lavorando da remoto, per questa ragione posso gestirmi ad esempio gli allenamenti».
Una vita che corre su due binari quella di Iyobo che gli ha insegnato molto. «Le dinamiche del calcio sono spesso sovrapponibili a quelle della vita - spiega - a me lo sport ha fatto crescere tanto. Spesso quando ho cominciato mi sono trovato a giocare e a relazionarmi con persone molto più grandi. Andando fin da piccolo a fare trasferte anche lontane senza i miei genitori ho imparato a gestirmi da solo e a fare cose che poi mi sono servite per la mia vita di tutti i giorni». Un cammino lungo, a cui Paul, che a giugno scenderà in campo per le finali di Coppa Italia, vorrebbe aggiungere altre tappe. «Vorrei vincere qualcosa in Brasile - conclude Iyobo - anche se il sogno sarebbe partecipare alle Paralimpiadi, dove l’Italia non è mai arrivata». E se gli azzurri si qualificheranno sarà anche per merito dei suoi gol, uno dei migliori cannonieri del calcio mondiale.

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