«Punto già ai Giochi del 2030»: Spiller, l'astro nascente del curling azzurro
Il valtellinese guida il futuro di questo sport in Italia: «Ai Mondiali ero il più giovane in campo, ma che emozione»

Nell’Italia che fallisce per la terza volta consecutiva la qualificazione alla coppa del mondo di calcio a fare da contraltare alla crisi del pallone ci sono altri sport una volta definiti minori, oggi invece in crescita continua. Uno di questi è il curling, che sulla scia del trionfo olimpico a Pechino nel doppio misto di Amos Mosaner e Stefania Constantini, e seguendo l’onda dei Giochi di Milano Cortina, si è dotato di una struttura professionistica e ha anche incrementato la base. Domenica si è conclusa la Rock League, la prima lega professionistica privata che ha messo insieme 60 giocatori provenienti da tutto il mondo: tra loro c’erano ben cinque italiani, tre uomini (Joel Retornaz, Mattia Giovanella e Mosaner) e due donne: Costantini e Giulia Zardini Lacedelli. Un dato che racconta da solo la qualità del movimento tricolore, capace tra l’altro di garantire il ricambio generazionale ai vertici.
A testimoniare questo avvicendamento è stata la partecipazione nel ruolo di lead al Mondiale maschile dell’astro nascente Stefano Spiller. A 20 anni (ne compirà 21 a luglio) il valtellinese ha raccolto il testimone pesante da Retornaz e adesso è pronto a non mollarlo: «La prossima stagione saremo insieme io, mio fratello Cesare, Mosaner e Sebastiano Arman. Joel avrà un altro team, pertanto in base ai risultati ci giocheremo la convocazione in Nazionale». Parole chiare di un ragazzo cresciuto nell’Unione sportiva Bormiese e che quest’anno ha giocato col Brunico. «A livello formale ancora non sono un professionista, perché non appartengo a un corpo militare, ma spero che a breve anche questo passo possa essere compiuto».
Nato nel 2005 a Sondrio, cresciuto a Bormio, da piccolo Spiller ha praticato numerosi sport: «Ho cominciato con lo sci alpino, una religione nel mio paesello, poi ho sperimentato il nuoto, la pallavolo e il calcio, fino a che in seconda media insieme al mio gemello Cesare abbiamo cominciato seriamente col curling». A quel tempo l’arte della pietra e delle scope era concentrata in poche nicchie, e a Bormio i fratelli Spiller sono cresciuti, uno come skip l’altro come lead, insieme ai colleghi Vitalini e Caragia. «Nella carriera giovanile abbiamo fatto tutte le tappe fino ad approdare nella Nazionale Juniores, insieme ai fratelli Andrea e Stefano Gilli di Pinerolo». Esattamente un anno fa i due valtellinesi, i due piemontesi e Francesco Vigliani si sono laureati campioni mondiali Under 21 a Cortina. «È stata una rassegna fantastica, il test event dei Giochi e la prima competizione nel palazzetto rinnovato. Abbiamo conquistato il titolo con tutte vittorie e una sola sconfitta, nell’insignificante ultima giornata del round robin». Nell’incredibile primavera 2025 due settimane dopo il trionfo ampezzano, a Edmonton in Canada Spiller si è messo al collo anche la medaglia d’oro iridata nel torneo di doppio misto insieme a Lucrezia Grande. «Quello fu un trionfo inaspettato, perché non avevo mai giocato in coppia. Sei mesi prima, quando avevo conosciuto Lucrezia e ci eravamo scambiato i numeri di telefono, avevo memorizzato il contatto come Double Mixed World Champion: ci avevo visto bene».
I due hanno continuato a giocare nella Serie B italiana anche quest’anno, qualificandosi per la divisione maggiore. Il tutto in una stagione nella quale a Spiller sono spuntate le ali. «Col Brunico siamo arrivati secondi al torneo di Perth, con la Nazionale Juniores abbiamo vinto i tornei internazionali di Copenhagen e Praga e siamo giunti al secondo posto al Mondiale Under 21, battuti in finale dagli Stati Uniti». Un argento dapprima dal sapore amaro, poi dal dolce gusto: «Proprio quel giorno mi hanno comunicato infatti che sarei stato il titolare al Mondiale assoluto. Nella manifestazione ero il più giovane in campo, diventando così il terzo skip più giovane di sempre ad aver fatto una rassegna iridata». Ventidue anni più piccolo di Joel Retornaz, eppure simile nell’impostazione: «A entrambi piace giocare con tante pietre e essere aggressivi quando serve». Dall’esperienza nello Utah, Spiller si è portato a casa tanta maturità: «Ho capito che nei momenti decisivi devo essere più riflessivo e meno frettoloso. Contro il Canada, nel playoff, all’ultimo tiro avrei dovuto semplicemente appoggiare il sasso, senza tentare il colpaccio della vittoria, così da non lasciare un’esecuzione facile agli avversari». Taccuino ricco di appunti, ma anche grande divertimento: «Poter gareggiare per la prima volta sulla stessa lastra con i migliori al mondo è qualcosa che sognavo da bambino, averlo finalmente sperimentato mi ha consentito di godermi dieci giorni unici». Adesso le meritate vacanze, durante le quali si metterà sotto con lo studio: «Sono iscritto al corso di laurea in Ingegneria informatica al Politecnico di Torino, ma durante la stagione agonistica non sono riuscito a dare esami. Punto a farne almeno un paio entro luglio». Poi da agosto di nuovo sotto con la preparazione («Mi alleno tutti i giorni quattro ore, tre sul ghiaccio e una in palestra. Il resto è tempo trascorso davanti al video per migliorare la tattica») e forse anche con un trasloco: «Cambiando squadra mi toccherà trascorrere più tempo nel centro federale di Cembra in Trentino, ma probabilmente continuerò ad avere la base a Bormio». La mente è già proiettata sui Giochi del 2030: «Vorrò esserci col team maschile, ma magari anche col doppio misto se riuscirò a migliorarmi. Scalzare Mosaner e Constantini, ormai un’istituzione con le due medaglie a cinque cerchi, non sarà facile».
Proprio all’atleta trentino, Spiller si è ispirato nel suo percorso («Amos è stato un esempio per dedizione e sacrificio»), un cammino che ora necessita di continuità ad alto livello: «In Italia siamo 400 tesserati, pochi ma motivati. Ci mettiamo impegno, anche se la maggior parte non siamo professionisti. A differenza di quanto avviene nel calcio, dove i soldi diventano l’elemento primario, da noi la passione guida tutto». A buon intenditor, poche parole.
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