Federico Pellegrino dopo il ritiro: «Adesso faccio il papà»

Il campione valdostano: «Mi sento come Ulisse, ora voglio dedicare più tempo ai miei bimbi. Dal re di Norvegia all’incontro col Papa quante emozioni... Decisivi i valori appresi in chiesa»
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May 22, 2026
Federico Pellegrino dopo il ritiro: «Adesso faccio il papà»
Federico Pellegrino, 35 anni, fuoriclasse azzurro dello sci di fondo / Alamy
Un viaggio lunghissimo, quasi vent’anni di successi ad ogni latitudine. Fino al marzo scorso quando Federico Pellegrino, l’eroe azzurro dello sci di fondo, è tornato a casa dai suoi affetti più cari. Lì dove tutto è iniziato in Valle d’Aosta, la sua Itaca. «Ulisse in effetti è un personaggio che mi ha sempre affascinato e ispirato». Una carriera epica per uno degli atleti più longevi di sempre. Campione del mondo nella sprint già nel 2017, “Chicco” ha una bacheca in cui spiccano due Coppe del mondo e 7 medaglie Mondiali. Oltre ai podi in tre edizioni diverse dei Giochi olimpici invernali: due argenti individuali (PyeongChang 2018 e Pechino 2022) e due bronzi tra staffetta e team sprint a Milano Cortina 2026. Numeri che lo consacrano tra i più grandi della storia pur avendo gareggiato in un’epoca dominata da atleti del calibro del norvegese Johannes Høsflot Klæbo. Oggi, a quasi 36 anni, il vociare dei bimbi in sottofondo lo proietta in una nuova dimensione. «Negli ultimi vent’anni sono stato più lontano che a casa, adesso voglio godermi finalmente e di nuovo a pieno la mia terra. Desidero fare soprattutto il papà e poi seguire qui l’attività ricettiva che abbiamo intrapreso con mia moglie». Sposato con l’ex fondista Greta Laurent, padre di due bambini, è un uomo che si è sempre definito “felice” perché – ha spiegato - nello sport come nella vita per ottenere risultati a lungo termine bisogna andare a letto soddisfatti per quello che si è e si fa.
Ha chiuso la carriera vincendo l’ultima gara ufficiale della stagione il 21 marzo scorso a Lake Placid (Stati Uniti). È una scelta definitiva?
«Sì, per come sono fatto io, non torno mai indietro. Avrei voluto che la mia ultima gara fosse la 50 km delle Olimpiadi, ma purtroppo mi sono ammalato il giorno prima. Ho vissuto però tutto questo periodo con un briciolo di malinconia perché a me è sempre piaciuto tanto quello che ho fatto, oltre a ritenere un privilegio aver potuto vivere la vita da atleta. E poi all’interno di questo mondo ho trovato la donna che è diventata mia moglie, madre dei miei figli».
Che cosa le mancherà in particolare?
«Ho amato tutto, le sfide, le vittorie, ma anche le sconfitte perché hanno contribuito a rafforzare il mio carattere. E sono sicuro che a novembre quando inizierò a vedere le gare in televisione, sarà difficile non provare ancora malinconia. Ma adesso vorrei stare più tempo a casa con la mia famiglia. Abbiamo due bimbi uno di tre anni e mezzo e l’altro di un anno. E negli ultimi tempi è stato sempre più un sacrificio dover partire da casa, soprattutto quando il più grande ha iniziato a capire ciò che succedeva intorno a lui. Si tratta ora di conciliare questa esigenza con i nuovi obiettivi che mi sono posto».
Qual è quello a cui tiene in modo particolare?
«Vorrei laurearmi. Sono iscritto a Economia e management alla Luiss e conto di rimettermi in carreggiata subito dando un altro esame a giugno. Purtroppo ho scoperto tardi di avere questa opportunità. Anche se per uno sport che non ha fissa dimora come lo sci di fondo è complicato seguire. Adesso poi devo ancora entrare bene nella gestione familiare, un impegno però che mi stimola tanto».
C’è qualcosa che più di altre vorrebbe trasmettere loro?
«Sicuramente la curiosità, che richiede però del tempo. Il fatto che se vuoi conoscere le cose, conoscere il mondo, ti ci devi dedicare e quindi a volte devi proprio fare i conti con il tempo che non è abbastanza per poter conoscere tutto, approfondire tutto. Però è un aspetto secondo me fondamentale per la vita. E poi la pazienza, un altro valore molto difficile da allenare soprattutto oggi in una società che vuole sempre tutto e subito».
Farà in modo che si appassionino allo sci di fondo, sport considerato molto faticoso?
«Cercherò di fargli praticare qualsiasi disciplina sportiva. E arriverà un momento in cui magari avranno la fortuna e la caparbietà per poter far sì che diventi anche un lavoro. Nello sci di fondo si fa fatica se non si è avuta la costanza di imparare a conviverci. “Fatica” è una parola che viene sempre associata a qualcosa di negativo, io non la vedo così: mi sono sempre allenato abbastanza per riuscire a sopportarla e proprio attraverso la fatica ho vissuto emozioni fortissime per prestazioni e risultati».
Tra queste immagino anche quella di essere stato tra i pochissimi ad aver battuto il cannibale Klæbo in una gara di Coppa del Mondo nel 2022 (a Davos in Svizzera) e il primo fondista azzurro al maschile ad essere premiato dal re di Norvegia…
 «Negli ultimi due anni Klæbo è diventato imbattibile. Ci sono riuscito allora pensando semplicemente di potercela fare anche gareggiando contro un mostro del genere. E poi certo aver ricevuto quest’anno dalle mani del re norvegese la “Medaglia Holmenkollen”, per loro la più alta onorificenza, è stato qualcosa di molto importante. Parliamo di un paese, la Norvegia, che non ha maestri di sci fondo, non contemplano neppure una figura base nell’insegnamento di questa disciplina tanto per loro chiunque è in grado di riuscire a praticarlo».
Lei però si è tolto tante altre soddisfazioni…
«Sì, la chiusura del cerchio è arrivata con la possibilità di sventolare il tricolore, capitanando la delegazione italiana più medagliata di sempre alle Olimpiadi invernali. Una soddisfazione enorme. L’Italia ha dato una bella immagine degli sport della neve e del ghiaccio, anche per il contesto paesaggistico e culturale. Dopo i Giochi per me è stato importante anche essere stati ricevuti dal Papa…».
Perché per lei è stato un momento speciale?
«Io sono cresciuto nella Chiesa. Ho frequentato l’Azione Cattolica e ho appreso dei valori che mi hanno formato e arricchito. Anche per inquadrare la competizione in una maniera sana. Perché i principi dello sport se vissuti nella giusta maniera sono utili anche alla società. Ho dei ricordi bellissimi legati al campetto della parrocchia e alle esperienze vissute lì da bambino e da ragazzo. La fede è una dimensione che fa parte del nostro essere uomini prima che atleti».
Lei ha spiegato di avere una passione per la storia. C’è un personaggio in cui più si rivede?
«Sì, sono un appassionato di romanzi storici, in particolare di quelli di Valerio Massimo Manfredi. In ogni fase della mia vita ho cercato di immedesimarmi in qualche personaggio. Però il più ricorrente è sempre stato Ulisse sin dalle scuole superiori. Certo misurarsi con lo spessore di Ulisse è un po’ troppo. Però è vero che spesso mi sono sentito come lui, a girovagare per il mondo tra difficoltà e sfide. E ho sempre cercato, attraverso le sue gesta, di imitarne la forza».

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