Addio a Sonny Rollins, jazz eterno a forma di sax

È scomparso a 95 anni l'ultimo rappresentante delle generazione di giganti come Davis, Coltrane e Roach. I suoi assoli interminabili affondavano nelle memorie caraibiche
Google preferred source
May 26, 2026
Addio a Sonny Rollins, jazz eterno a forma di sax
Sonny Rollins 29 June 2006 al Vienne Jazz Festival / AFP PHOTO / JEFF PACHOUD
Si dice sempre così, quando muore uno della vecchia guardia. Dei tempi d’oro. Che sia cinema o teatro o musica o altro. Stavolta però scrivere e affermare che si chiude un’epoca e che se n’è andato l’ultimo gigante non è gratuita enfasi. Con il 95enne Sonny Rollins la storia del grande jazz perde davvero l’ultimo colosso. E Saxophone Colossus fu il titolo di un album decisivo per il jazz moderno, quello che Rollins incise nel 1956 con Max Roach alla batteria, Tommy Flanagan al piano e Doug Watkins al contrabbasso. Rollins, il sassofonista del ponte. Della solitaria ricerca di un suono che si misurasse soltanto con il cielo. Durò tre anni quel suo ritiro “mistico” sul Williamsburg Bridge di New York. Dapprima per non disturbare una vicina di casa incinta, poi per intima necessità. Ne nacquero l’album The Bridge, l’addio al fumo, l’approccio allo yoga, l’inizio della lettura di testi spirituali. Sedici ore al giorno contro il vento, sopra l’acqua della Grande Mela. Autentico innovatore del sax tenore, Rollins ha fatto dell'improvvisazione una caratteristica espressione stilistica e narrativa del tutto personale, autentico sinonimo di libertà creativa. Il suo pubblico ricorda bene che anche nelle sue ultime apparizioni live, ormai anziano, si abbandonava ad assoli interminabili che ogni volta sfociavano nel ritmo del calypso di Don’t Stop The Carnival, che poteva durare anche 20 minuti. Le sue composizioni (St. Thomas, Oleo, Doxy, Airegin e Pent-Up House) sono diventate standard assoluti del jazz moderno per generazioni di jazzisti in tutto il mondo. È morto il 25 maggio, Sonny Rollins, un giorno prima del centesimo anniversario della nascita di Miles Davis che, dopo essere stato ospite di Sonny al pianoforte in tre album del 1953 e del 1954, ne volle il sax al fianco della sua tromba in Miles Davis with Sonny Rollins, con Horace Silver al piano, Percy Heath al contrabbasso e Kenny Clarke alla batteria. Due stelle brillate all’unisono nel firmamento del jazz moderno.
Nato e cresciuto ad Harlem, nel cuore pulsante della cultura afroamericana, Rollins respirò musica fin dall'infanzia. Viveva a pochi isolati dal Savoy Ballroom e dall'Apollo Theatre, in un quartiere dove il jazz era parte integrante della vita quotidiana. I suoi genitori, immigrati dalle Isole Vergini, gli trasmisero l'amore per i ritmi caraibici che avrebbero poi influenzato il suo stile. Da ragazzo iniziò a studiare pianoforte e sax contralto, ma a sedici anni passò al sax tenore, affascinato dal suono potente di Coleman Hawkins, l'artista che ne ha fatto lo strumento principe del jazz, e dalla rivoluzione bebop di Charlie Parker. Gli anni '50 sono stati tra i più sfavillanti della sua carriera: lo dicono appunto le registrazioni accanto a Miles Davis, con il quintetto di Max Roach e Clifford Brown (una delle formazioni più importanti e creative della storia dell’hard bop) e con Thelonious Monk che lo prese sotto la propria ala artistica. Monk influenzò molto Rollins insegnandogli a destrutturare le melodie e a rendere gli assoli più frammentari, sorprendenti e imprevedibili. Rollins sviluppò così uno stile unico: aggressivo ma lirico, ironico ma rigoroso, capace di passare da una citazione popolare a una costruzione armonica sofisticata nel giro di poche battute.
Dopo un periodo difficile segnato da problemi con la giustizia e dalla dipendenza da eroina - esperienza che lo portò anche a finire due volte il carcere - Rollins intraprese un duro percorso di riabilitazione. Nel 1955 si sottopose a una terapia sperimentale con metadone riuscendo a liberarsi dalla dipendenza. Proprio in quegli anni incise alcuni dei dischi più importanti della storia del jazz. Con il quintetto di Miles Davis registrò brani come Oleo, Airegin e Doxy, mentre nel 1955 entrò nel celebre gruppo guidato dal trombettista Clifford Brown e dal batterista Max Roach. Fino al citato Saxophone Colossus, che contiene St. Thomas, brano ispirato alle melodie caraibiche ascoltate durante l’infanzia, e Blue 7, celebre esempio della sua capacità di costruire interi assoli a partire da poche cellule melodiche. L'anno successivo arrivò Way Out West, innovativo album in trio senza pianoforte che mise il sax al centro della scena sonora. Sempre nel 1957 registrò Tenor Madness, passato alla storia per l'unico incontro discografico tra Rollins e John Coltrane. I due sassofonisti diedero vita a una memorabile sfida musicale fatta di botta e risposta improvvisativi che ancora oggi rappresenta uno dei momenti più rappresentativi del jazz moderno.
Nel 1959, al culmine del successo, come già detto sparì per più di due anni vivendo l’esperienza del Williamsburg Bridge con relativo album nel 1962. Da quel momento il suo linguaggio musicale si fece ancora più libero e sperimentale. Collaborò con figure vicine al free jazz come Don Cherry e Ornette Coleman, pur mantenendo sempre una forte radice melodica. Affascinato dalla spiritualità orientale, si avvicinò al buddhismo, prendendosi un nuovo periodo di pausa dalle scene tra il 1969 e il 1971. Quando tornò a esibirsi negli anni Settanta, Rollins incorporò nel proprio stile influenze funk, soul e rhythm and blues, senza mai perdere la propria identità improvvisativa. Tra i non jazzisti rimane il ricordo del suo assolo su Waitin’ On A Friend dei Rolling Sones nell’album Tattoo You del 1981. Da fan devoto lo aveva coinvolto Charlie Watts che, come raccontano le cronache, fu anche l’unico della band a riservargli particolari attenzioni. La carriera di Sonny Rollins fu accompagnata da svariati riconoscimenti internazionali. Nel 1972 ricevette una Guggenheim Fellowship, nel 2004 il Grammy alla carriera, nel 2007 il Polar Music Prize e nel 2010 la National Medal of Arts consegnata dal presidente Barack Obama. Nel 2011 venne celebrato con i prestigiosi Kennedy Center Honors. Negli ultimi anni Rollins aveva progressivamente ridotto le apparizioni pubbliche, pur continuando a pubblicare registrazioni tratte dai suoi archivi live nella serie “Road Shows”. L’ultima esibizione pubblica risaliva al 2012. Trasferitosi a Woodstock nel 2013, comparve anche in un episodio della serie animata I Simpson e ricevette un dottorato honoris causa dalla Juilliard School di New York. Dopo la morte della moglie Lucille, sua manager e compagna di vita per oltre quarant’anni, Rollins aveva fondato la propria etichetta discografica, la Doxy Records, continuando a seguire personalmente la pubblicazione delle sue opere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire