Nicolò Govoni a teatro: «Istruzione, un diritto per tutti»

A Staranzano il Festival dell’Acqua, tra incontri, spettacoli e riflessioni su ambiente e diritti. Tra gli ospiti il fondatore di Still I Rise che opera per i bambini svantaggiati nel mondo
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May 24, 2026
Nicolò Govoni a teatro: «Istruzione, un diritto per tutti»
Nicolò Govoni in scena con "L'uomo che costruiva il futuro"/Foto Mascalzoni
Si conclude oggi la quarta edizione del Festival dell’Acqua di Staranzano, in provincia di Gorizia, la manifestazione che dal 18 al 24 maggio ha animato il piccolo comune con incontri, spettacoli, musica e divulgazione dedicati al bene più prezioso del pianeta. Un festival nato in un territorio che con l’acqua ha un rapporto speciale: qui convivono acqua dolce, salata e lagunare, tra bonifiche, zone umide e la foce dell’Isonzo con la riserva naturale dell’Isola della Cona.
Promosso dal Comune di Staranzano, sostenuto dalla Regione Friuli Venezia Giulia e co-organizzato dalla Fondazione CaRiGo, il Festival ha ospitato anche quest’anno voci autorevoli del panorama culturale e scientifico italiano, da Emanuele Bompan a Ferdinando Cotugno, da Simonetta Lorigliola ad Angelo Camerlenghi dell’OGS. Sul fronte artistico spazio al violoncello del mare di Giovanni Sollima, a Gloria Campaner con Valeria Solarino e oggi alla chiusura affidata a Giobbe Covatta con Polimero, un Pinocchio ecologista sul tema della plastica, insieme all’Orchestra Regionale Filarmonia Veneta.
Ad aprire il festival è stato Nicolò Govoni, scrittore e attivista per i diritti umani, fondatore di Still I Rise, l’organizzazione che costruisce scuole per bambini profughi e vulnerabili in alcune delle aree più fragili del mondo. In scena Govoni ha portato L’uomo che costruiva il futuro, uno spettacolo che intreccia autobiografia, ironia e racconto civile.
Una storia che parte da molto lontano: da un ragazzo che a scuola si sentiva sbagliato.
«Sono sempre stato irrequieto – racconta Govoni ad Avvenire –. Il sistema scolastico mi faceva sentire fuori posto. Lo trovavo sterile, poco creativo, senza scopo». Nato a Cremona nel 1993, oggi presidente e CEO di Still I Rise, Govoni parla apertamente dei propri fallimenti scolastici: due bocciature, difficoltà con gli insegnanti e con i compagni, la sensazione di essere “un buono a nulla”. «Per anni mi sono sentito così. E invece avevo solo bisogno di trovare una direzione».
La svolta arriva a vent’anni, con la partenza per l’India dopo aver letto Shantaram. «I miei genitori non erano entusiasti», sorride. Parte per un’esperienza di volontariato in un orfanotrofio, ma presto comprende anche le ambiguità di quel sistema. «Era volonturismo: ragazzi senza formazione mandati a “salvare bambini”. Dopo una vita passata a sentirmi inutile, lì mi sentivo necessario. Ma era un approccio sbagliato».
Quella consapevolezza però non lo allontana dall’India. Dopo tre mesi decide di trasferirsi stabilmente a Pune, dove resterà quattro anni. Studia giornalismo alla Symbiosis University e continua il lavoro nell’orfanotrofio. «L’India, un Paese oggi in straordinaria evoluzione, di allora era dura, estrema, ma mi ha forgiato come essere umano».
Terminati gli studi pensa di entrare nelle grandi agenzie internazionali. «Ero stato ammesso a un master a New York e credevo che per fare cooperazione si dovesse entrare nel sistema». Ma nel 2017, nel pieno della crisi migratoria siriana, parte per Samos, una delle isole greche trasformate in hotspot per i profughi.
«Mi ritrovai a insegnare a bambini di dodici o tredici anni bloccati per anni nel campo. C’erano tende nella foresta, poco cibo, pochissimo accesso alle cure e all’istruzione». A Samos incontra Giulia Cicoli, futura cofondatrice di Still I Rise. Insieme denunciano le condizioni del campo. «Pensavamo ingenuamente che bastasse raccontare quello che vedevamo perché qualcosa cambiasse. Ma tutti sapevano già».
Nel 2018 nasce così Still I Rise, con una scelta precisa: rifiutare fondi pubblici e finanziamenti legati a governi o multinazionali non coerenti con un rigoroso codice etico. «Viviamo grazie ai privati. Persone comuni, per la maggior parte». A Samos aprono la prima scuola di emergenza, Mazì, offrendo supporto psicologico, cibo e istruzione.
È riflettendo sul significato della scuola che Govoni vive un altro passaggio decisivo. Invitato per alcuni giorni in una prestigiosa scuola internazionale privata di Milano, scopre il sistema dell’International Baccalaureate. «Per me fu uno shock. Gli studenti erano felici di andare a scuola e gli insegnanti felici di insegnare. Mia madre mi aveva sempre detto che la scuola è uguale per tutti. Non è vero: è uguale solo per chi non può permettersi altro».
Da quel momento nasce un’ossessione: portare quel modello educativo ai bambini più vulnerabili del mondo. «Mi dissero che era impossibile. Ma avevo venticinque anni e sapevo che ce l’avrei fatta».
Nel 2024, in Kenya, Still I Rise inaugura la prima scuola della storia con certificazione IB destinata a bambini vulnerabili provenienti da baraccopoli e campi profughi. «I nostri studenti ottengono lo stesso diploma riconosciuto in 150 Paesi che ricevono i ragazzi delle scuole più costose del mondo. Questa è la nostra rivoluzione».
Oggi Still I Rise gestisce scuole tra Siria, Yemen, Kenya, Colombia e Congo, con quasi duecento dipendenti. Alcune sono scuole di emergenza, dedicate al recupero di bambini segnati da guerra e sfruttamento; altre, come quelle in Kenya e Colombia, sono scuole internazionali pensate per formare una nuova classe dirigente.
Nel 2020 Govoni è stato candidato al Premio Nobel per la Pace, candidatura poi rinnovata nel 2023 anche per Still I Rise.
Intanto è arrivato anche il teatro. L’uomo che costruiva il futuro, prodotto da Corvino Produzioni e scritto insieme alla sceneggiatrice e regista Gioia Battista, è un racconto essenziale, costruito con pochi oggetti in scena, musica e improvvisazione. «La prima metà è più strutturata, la seconda più libera, quasi comica. Parlo anche dei nostri errori, dei fallimenti, delle ingenuità».
Ed è proprio il tema del fallimento uno dei messaggi che Govoni sente più urgenti da consegnare ai ragazzi. «Quando porto lo spettacolo nelle scuole cambio molto il linguaggio. Ai giovani dico sempre che il fallimento non è il contrario del successo. Non si arriva da nessuna parte senza sbagliare. Questa generazione ha pochi punti di riferimento e vive con la paura costante di non essere abbastanza».
Dal palco del Festival dell’Acqua di Staranzano, Govoni ha raccontato allora non soltanto la propria vicenda personale, ma anche una domanda collettiva: quale futuro siamo capaci di costruire per i bambini del mondo? La sua risposta passa dall’istruzione. Non un’istruzione minima, di sopravvivenza, ma la migliore possibile.
«Per anni – conclude – ai bambini vulnerabili è stato detto che dovevano accontentarsi. Noi vogliamo dimostrare il contrario: meritano il massimo. Esattamente come tutti gli altri».

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