lunedì 19 aprile 2021
Giudizi negativi dalla politica e dallo sport, ma le Borse reagiscono positivamente. E i tifosi? Tutti li tirano per la giacca ma appaiono divisi
La Superlega sfida Uefa e Fifa

La Superlega sfida Uefa e Fifa - Ansa

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La bufera è arrivata nella notte. E il vento continua a soffiare forte. Le prime reazioni sono state di incredulità. È vero, del progetto si parlava ormai da tempo, ma in fondo in tanti non ci credevano e la burocrazia del calcio non si era premurata di prendere per tempo le contromisure. La riforma Uefa delle competizioni internazionali è stata presentata solo adesso, troppo tardi (forse). Chi ha seguito il susseguirsi delle notizie la scorsa notte è rimasto come ipnotizzato. Poi ecco le prime reazioni vere e proprie.

La politica è stata velocissima. Quasi più delle grandi strutture del calcio. Da Londra, Parigi e Roma il premier Johnson, il presidente Macron e il segretario del Pd Letta si sono detti contrari: «Una scelta che va contro lo spirito dello sport in nome di pochi ricchi», hanno in sostanza detto all'unisono. E a loro si sono aggiunti tanti altri esponenti del politica internazionale e dell'Unione Europea (leggi sotto). Strano, almeno per quanto riguarda il biondo premier britannico, che nessuno si sia ricordato della "ribellione inglese" che portò nel 1992 alla nascita della Premier League. Uno strappo "violento" di 22 squadre, le migliori, che lasciarono la "First Division" per costituire la nuova realtà al fine di ottenere il massimo possibile dai diritti televisivi. Poi fu trovata un'intesa, ma il progetto passò.

Del resto anche in Italia la gloriosa Lega Calcio passò a miglior vita nel 2010 quando Lega Nazionale Professionisti si divise in due organi indipendenti a partire dalla stagione 2010-11, uno per la serie A e uno per la B. Sempre questione di soldi e potere. E lasciamo perdere i casi di Eurolega e della NBA americana per il basket (ma gli Stati Uniti sono da molti indicati come l'origine "ideologica" di questa Superlega). O le Sei nazioni di rugby che è una competizione chiusa.

I diritti televisivi appunto. Tutto, o quasi, sembra ruotare sul dio denaro. Insieme a quelli dei politici (velocissimi) sono usciti in rapida successione, a partire dalle mezzanotte, i comunicati di Uefa e Fifa. Le massime autorità del calcio hanno bollato questa scelta come antisportiva in tutti i sensi e al tempo stesso sono state annunciate dure ritorsioni legali. Da cause legali per danni, da decine di miliardi, all'espulsione da tutte le competizioni. E per i calciatori anche lo stop alle convocazioni nelle squadre nazionali.

Ma anche in questo caso è questione di soldi. Così come le 12 società ribelli puntano a rimpinguare le casse con qualche miliardo di euro in più all'anno, così Uefa, Fifa e le federazioni nazionali temono di vedere calare gli introiti.

Si tratta comunque di vedere se sarà possibile, ad esempio, negare l'iscrizione al Campionato italiano a Juve, Inter e Milan senza ancora peggiori conseguenze economiche. La Lega Serie A dovrebbe vedersela ad esempio con chi ha acquistato i diritti televisivi per il prossimo campionato per centinaia di milioni di euro. In fondo anche la Lega Calcio.

Ma torniamo alle reazioni.

I media compatti contro il progetto​

I media, sia italiani che europei, sono sostanzialmente schierati compatti contro la Superlega, anche in nome dei tifosi. C'è chi parla di tradimento dello sport, di guerra dei ricchi, di un atto vergognoso contro i tifosi. «Molti aspetti sul progetto rimangono incerti - scrive ad esempio l'inglese Independent - e ci si prepara a un'enorme battaglia legale: ma i vertici del calcio mondiale sono concordi nella convinzione che in sostanza si tratti di un takeover americano sullo sport più diffuso al mondo, frutto dell'"avidità sfrenata del capitalismo Usa».

I tifosi sono divisi​

I tifosi vengono tirati in ballo da moltissimi avversari della Superlega, politici o sportivi che siano. C'è chi, come Mario Sconcerti sul Corriere della Sera, scrive la Juventus di Agnelli farà pagare un grave scotto alla Fca (Stellantis) di Elkan perché i tifosi, furibondi, nutriranno un sentimento negativo anche nei confronti delle automobili "legate" alla Juventus, rovinandone immagine e mercato.

Intanto però tutta questa acredine dei tifosi non si percepisce. Chi misura il "sentimento" sui social rispetto ai vari argomenti, come Talkwalker, ci dice che il 18% per cento è contrario, ma il 14 abbondante è favorevole. Poi ci sono tanti che discutono con orientamenti diversi ma meno radicali.

Le Borse votano a favore

E poiché, come detto, la vicenda Superlega è anche questione di denaro, vediamo la reazione delle Borse.

Sprint per il titolo della Juventus in Borsa (+17%) a 0,9 euro, nella giornata in cui viene annunciata la costituzione di una Superlega di calcio e ha però perso una partita importane in campionato con l'Atalanta. Non fa lo stesso effetto alla Lazio (+0,35%) a 1,14 euro e tantomeno alla Roma (-0,1%) a 0,28 euro.

Avvio di corsa anche per il Manchester United, un'altra "socia" della Superlega, che in avvio di seduta fa un balzo del 9,3% a 7,6 dollari a Wall Street, dove il club inglese è quotato. E la sua capitalizzazione sale 2,88 miliardi di dollari.

Anche le banche per il sì​

Questi risultati sono anche legati al fatto che JP Morgan finanzierà il progetto della Superlega europea di calcio con un "sostegno infrastrutturale" da 3,25 miliardi di euro che sarà diviso tra le società come un "bonus di benvenuto" nel momento dell'adesione alla competizione pari a circa 200-300 milioni per ognuno. Lo scrive il Financial Times, spiegando che il finanziamento sarà "ammortizzato su un periodo di 23 anni" e "garantito" dai futuri diritti televisivi della nuova competizione.

La Banca d'affari ha ammesso di essere coinvolta in qualità di finanziatore nel progetto di creazione della nuova Super League europea. L'impegno di JP Morgan dovrebbe aggirarsi tra i 4,8 e i 6 miliardi di dollari distribuiti come prestiti ai team. E già nel febbraio scorso, a testimonianza dell'interesse nutrito per il settore sportivo, la Jp Morgan aveva pubblicato un corposo dossier di 33 pagine sulla crescita delle scommesse sportive nei prossimi cinque anni nel quale la banca prevede un aumento di sei volte delle entrate del settore entro il 2025.

Alberto Francese, analista di Intesa Sp fa il punto dal punto di vista economico: "Crediamo che una Super League potrebbe attrarre diritti tv più elevati rispetto alla Champions League (circa 2 miliardi di euro all'anno nelle stagioni 2018-21), divisa tra soli 20 club. Anche la vendita dei biglietti, la sponsorizzazione e il merchandising potrebbero beneficiarne, considerando la qualità delle partite e il vasto pubblico di questi club". Francese, inoltre, punta l'attenzione sulla Juventus: "In attesa di una migliore comprensione dell'impatto economico del progetto Super League, abbiamo messo sotto esame le nostre stime, rating e TP", lasciando intendere che anche il club bianconero ha larghi margini di miglioramento rispetto alle stagioni precedenti. "Nel 2018-19, l'ultima stagione normale prima della pandemia - ricorda l'analista - la Juventus ha registrato circa 70 milioni di euro dalla vendita dei biglietti e circa 200 milioni dai diritti tv".

Ai consumatori la Superlega piace​

"Si alla Superlega! Non si capisce a che titolo alcuni soggetti si arroghino il diritto di parlare a nome e per
conto dei tifosi sostenendo che sarebbero contrari". Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell'Unione Nazionale Consumatori. "I consumatori, che noi rappresentiamo dal 1955, sarebbero ben contenti di poter vedere, invece di noiosissime partite, degli scontri al vertice tra i più grandi club europei. Attualmente questo è possibile solo nella fasi finali della Champions League, competizione ormai annacquata a 32 partecipanti".

"Nessun club, infatti, ha annunciato di voler rinunciare al campionato della propria nazione - prosegue Dona -. Il tifoso è stufo di pagare lauti abbonamenti per vedere in tv partite minori a ripetizione. "Non si capisce, poi, perché debba essere vietato a delle squadre incontrarsi in un torneo da loro organizzato. È sempre stato fatto, solo che prima si faceva nei mesi estivi, nella pause del campionato. Ora si farà a metà settimana. Forse politici italiani ed europei farebbero bene a preoccuparsi di cose più serie. Ci si riempie la
bocca con la parola solidarietà, quando è chiaro che lo scontro è dovuto solo a questioni di carattere finanziario".

Politici in campo contro il progetto

Toni molto accalorati da parte dei politici, italiani e non, in massima parte schierati contro le 12 società. Della contrarietà dure del segretario del Pd, Enrico Letta, il primo leader politico a intervenire sulla vicenda, abbiamo scritto sopra.

Il più aplomb, ma fa parte del suo stile, seppure deciso, sembra il premier Mario Draghi: "Il governo segue con attenzione il dibattito intorno al progetto della Superlega calcio - afferma - e sostiene con determinazione le posizioni delle autorità calcistiche italiane ed europee per preservare le competizioni nazionali, i valori meritocratici e la funzione sociale dello sport".

"La Commissione Ue difende un modello di sport europeo basato sui principi di autonomia, apertura, solidarietà e interdipendenza delle federazioni internazionali". Queste caratteristiche riguardano "tutti i livelli" dello sport e "devono essere mantenute come parte del dna dell'Ue". Così una portavoce della Commissione Ue commentando le notizie sulla nascita della Superlega. "Invitiamo tutte le parti a tenere conto di questi principi nella valutazione potenziale impatto della proposta", aggiunge la portavoce, sottolineando che alla base delle organizzazioni sportive devono esserci "regole chiare, trasparenti e non discriminatorie".

Dichiarazione ribadita anche dal vicepresidente della Commissione europea, Margaritis Schinas: "Dobbiamo difendere un modello di sport europeo basato sui valori, basato sulla diversità e l'inclusione. Non c'è spazio per riservarlo ai pochi club ricchi e potenti che vogliono legami stretti con tutto ciò che le associazioni rappresentano: campionati nazionali, promozione e retrocessione e sostegno al calcio dilettantistico di base. Universalità, inclusione e diversità sono elementi chiave dello sport europeo e del nostro stile di vita europeo".

"Dobbiamo difendere il modello di sport europeo. Sono contrario al calcio che diventa appannaggio di pochi ricchi, lo sport deve essere per tutti". Lo scrive su Twitter il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, a proposito della nascita della Superlega.

"Si trovi un punto di incontro tra Uefa e grandi club europei. È impensabile, però, pregiudicare campionati nazionali e Champions League. Ma va considerata l'importanza dell'industria dello sport. In Italia aiutare il settore che sta pagando un prezzo enorme a causa del #COVID19", scrive su Twitter Antonio Tajani, coordinatore nazionale di Forza Italia.

"Il calcio moderno non può togliere l'anima al pallone, né tantomeno può demolire qualsiasi traguardo raggiunto dalle società minori che hanno creduto e investito nei settori giovanili". Lo afferma in una nota Daniela Sbrollini, senatrice e responsabile del 'Cantiere cultura e sport' di Italia Viva. "L'idea di una superlega priva i tifosi di sognare meravigliose imprese sportive, tutti devono avere pari opportunità e tutte le componenti di questo sistema debbono essere tutelate. Fermiamoci un attimo per cercare di trovare una soluzione che, in questo momento di grandi difficoltà, non divida ancora di più le squadre più ricche da quelle che hanno meno possibilità economiche", conclude.

"Da tifoso e appassionato di calcio l'idea di una Superlega è una brutta scelta che rischia di spaccare un movimento e mettere a rischio i suoi valori sportivi ed economici - sostiene Giuseppe Brescia (M5S), presidente della commissione Affari Costituzionali della Camera - Il dibattito acceso e l'indignazione spontanea e legittima di oggi devono trasformarsi in una proposta concreta per un nuovo modello di calcio sostenibile. Oggi ci scandalizziamo per una Superlega a 12, ma abbiamo ignorato nel silenzio il fallimento di tante società sportive, soprattutto nei campionati minori, a volte causato da un modello che crea disuguaglianze, al di là di meriti e demeriti sul campo". "Sia chiaro -contina Brescia -, la questione non appartiene alla politica perchè lo sport è autonomo, ma spero che la Superlega sia solo una minaccia che lancia un sasso nello stagno e fa partire un processo di riforma innovando le competizioni e aprendo con un progetto comune a nuovi mercati".

"La nuova 'Super League' è la deriva da tempo avviata alle nostre società applicata al mondo del calcio: scavalcare la rappresentanza dal basso e imporre dall'alto l'istituzione di una oligarchia. Che non esista più il calcio di una volta purtroppo è evidente, così come il business che gira intorno a questa disciplina ma almeno finora il merito sportivo era un punto di partenza, non un dettaglio. E non si distrugge il merito in nome dei profitti". Lo dichiara il presidente di Fratelli d'Italia, Giorgia Meloni.

E il leader della Lega, Matteo Salvini dice: "Da tifoso milanista, dovrei essere contento che la mia squadra possa partecipare ad una Superlega europea, incassando un sacco di soldi, a prescindere da merito, impegno e risultati. Ma, da sportivo e da italiano, dico che il denaro non è tutto, e i milioni non sono sufficienti per azzerare simboli, storia, merito, cuore e passione. Il calcio e lo sport sono di tutti, non di pochi privilegiati. Mi piacciono le vittorie conquistate con il sudore sul campo, non quelle comprate coi milioni in Borsa".

Diversa la posizione del sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova: "Vediamo cosa succederà, che tipo di proposte verranno fatte. Ma la realtà è già altrove rispetto ai campionati di calcio di 30 anni fa. Non c'è da stupirsi che si cerchino vie innovative, dobbiamo stare attenti a imporre ai club scelte che non sono più al passo con i tempi". "Mi auguro - ha aggiunto Della Vedova - che non diventi una diatriba politica. Non vorrei che si sviluppasse solo una discussione retorica sul calcio dei bei tempi andati. Bisogna tenere conto delle esigenze dei club e dello spettacolo".

Carlo Cottarelli, economista, già commissario straordinario alla spending review, boccia senza appello il progetto della Superlega. "Mi sembra una cosa da matti che a livello economico crea una gran confusione nel settore - ha detto a Radio 105 - Questo è negare l'effetto della concorrenza. Ci sono questi club che vogliono crearsi la loro Lega. È una cosa elitaria che è contro la concorrenza che ci dovrebbe essere in tutti i settori, compreso nell'economia e nel calcio".


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