sabato 28 settembre 2019
“Operazione Galassia”, la maxi inchiesta partita dall’Italia e giunta in Austria, ha scoperchiato un giro di affari illeciti e di riciclaggio di 4,8 miliardi di euro, legato a infiltrazioni mafiose
Scommesse, ecco il solito intrigo internazionale
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E' uno dei più colossali casi di riciclaggio di denaro nella storia della criminalità organizzata in Italia con ramificazioni molto consistenti anche all’estero. Ma sta scorrendo sotto traccia senza il risalto che meriterebbe. Si tratta dell’Operazione Galassia, l’inchiesta avviata dalle Procure di Reggio Calabria, Bari e Catania e coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia, che ha provocato una rete di arresti a novembre dell’anno scorso nel mondo delle scommesse. E ieri è arrivata alla fase della chiusura indagini con la comunicazione a 51 persone coinvolte per reati che vanno dall’associazione a delinquere di stampo mafiosa alla raccolta abusiva di scommesse, fino alla truffa aggravata ai danni dello Stato, riciclaggio, autoriciclaggio e concorrenza sleale.

Gli inquirenti indagano su un giro d’affari spaventoso, pari a 4.8 miliardi di euro, legato alle infiltrazioni di mafia, ’ndrangheta, camorra e sacra corona unita nei punti raccolta delle giocate, in particolare in quelli della rete che gravitava intorno al bookmaker SKS365 e Planetwin365, ora di proprietà del fondo olandese Ramphastos, inizialmente estraneo agli accertamenti ma adesso finito nella lente di ingrandimento dei pm, come dimostra la presenza tra gli indagati dei suoi vertici, Marcel Boekhoorn, Diedrik Oost e Philip Van Wijngaarden, a causa dell’acquisto della società italiana Talenta Labs, nel perimetro del network al centro delle investigazioni. Ramphastos, però, con una nota ha ribadito l’estraneità ai fatti di dipendenti e management, insieme alla fiducia nel sistema giudiziario italiano. Nel corso dei mesi sono arrivate numerose conferme ai provvedimenti dell’autunno 2018. La scorsa estate la Cassazione ha confermato il sequestro preventivo per beni pari a 39.5 milioni di euro nei confronti di Paolo Tavarelli, manager considerato al centro di questo network affaristico e criminale (insieme ai soci Paolo Sipone e Giuseppe Decandia).

Nelle carte dell’inchiesta si trovano valutazioni del suo patrimonio stimato in varie decine di milioni di euro e schermato nel paradiso fiscale di Curaçao. A inizio agosto è stata arrestata in Montenegro la moglie Ivana Ivanovic che aveva lasciato la Serbia convinta che la mancata conferma del reato di associazione mafiosa da parte della Cassazione nei confronti suoi e del marito avrebbe alleggerito la sua posizione. Ma così non è stato perché restano comunque le accuse per altri reati. E la magistratura non intende abbassare la guardia di fronte alla gravità delle contestazioni e al coinvolgimento di importanti clan mafiosi come Martiradonna in Puglia, Tegano in Calabria, Piacenti e Santapaola in Sicilia. Numerosi anche i risvolti all’estero. A Malta hanno sede le holding di controllo di molte società della “galassia”.

In Austria, dove si trovava il quartier generale di SKS365, sono stati sequestrati 37,3 milioni di euro frutto di riciclaggio di denaro sporco tramite il gioco d’azzardo. È il più grande sequestro di denaro in Austria nei confronti della mafia. Un altro elemento che conferma l’importanza di questa maxi-inchiesta partita dall’Italia. Lo schema prevedeva il controllo di migliaia di punti scommessa nel nostro Paese, nei quali le puntate legali erano affiancate da giocate illecite che permettevano di sviluppare un grande giro d’affari in nero, in modo da alimentare il riciclaggio. Con la particolarità che ai piani alti, a debita distanza dai sottoscala, i nomi delle società della “galassia 365” erano perfettamente inseriti in questo settore imprenditoriale con una buona dose di visibilità: spot televisivi, grande presenza sul web e sponsorizzazioni di club calcistici anche in Serie A.

Un perfetto esempio di economia parallela. Con una particolarità in più. Tavarelli aveva costituito un’associazione chiamata Federbet con lo scopo di denunciare i casi di match-fixing nel mondo dello sport. E nel corso degli anni è riuscita a tenere lezioni di integrity (formazione e prevenzione agli atleti contro le scommesse illegali) presso i centri sportivi di alcune squadre italiane. Allacciando rapporti con esponenti del mondo del calcio, professionisti e avvocati di diritto sportivo. E arrivando addirittura a rappresentare un’esimente presso la giustizia sportiva con la riduzione dei punti di penalizzazione per quei club che avevano sottoscritto un contratto con Federbet per vigilare sul flusso delle scommesse.

Il risvolto più inquietante di un sistema simile a quello dei paladini, poi smascherati, dell’anti-pizzo in Sicilia. La situazione era già paradossale prima, visti i legami inquietanti di questa associazione capace di guadagnare consensi tra gli addetti ai lavori. È diventata ancora più inspiegabile dopo gli arresti di novembre 2018 che avrebbero dovuto aprire definitivamente gli occhi. Eppure non sono mancati tentativi di Federbet di continuare ad accreditarsi inviando altre segnalazioni di combine. Altra dimostrazione della sottovalutazione di questa inchiesta. Basta dare un’occhiata al sito dell’associazione per rendersi conto che chi ha avuto legami con Federbet in passato non ha ancora provveduto a far cancellare i propri riferimenti dall’elenco dei partner. Tutto quello che gravita intorno all’Operazione Galassia è un caso di scuola della capacità di infiltrazione al più alto livello della criminalità organizzata in Italia: appoggi, contatti, legami, visibilità e volumi d’affari enormi. Eppure (o forse proprio per questo) l’Operazione Galassia prosegue senza l’attenzione che meriterebbe.

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