sabato 14 ottobre 2023
La poetessa aveva 80 anni ed era malata di cancro. L'Accademia di Svezia la premiò «per l’inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo»
La poetessa Louise Glück, Premio Nobel per la letteratura nel 2020

La poetessa Louise Glück, Premio Nobel per la letteratura nel 2020 - Ansa

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La poetessa americana Louise Glück, premio Nobel per la letteratura nel 2020, è morta ieri a ottant’anni nella sua casa di Cambridge in Massachusetts. Era malata di cancro. L’annuncio della sua scomparsa è toccato a Jonathan Galassi, storico editore di Farrar, Straus and Giroux e curatore delle sue opere. Quando l’Accademia svedese la scelse, nel fitto cosmo della lirica statunitense, «per l’inconfondibile voce poetica che con austera bellezza rende universale l’esistenza dell’individuo», il suo sardonico commento fu: «Potrò comprarmi una casa in Vermont». Questa nota di spirito rivela molto della poetica di Glück, tutta orientata a segnalare i traumi e le incrinature della realtà con uno sguardo sapientemente calcolato, capace di conchiudere in una formula, fissa e obliqua, tensioni differenti, talora antinomiche. Già vincitrice del Pulitzer (1993) e del National Book Award (2014), nominata poeta laureato degli Stati Uniti nel 2003, decorata della National Humanities Medal nel 2015 da Obama, Glück è autrice di dodici sillogi e due raccolte di saggi. I suoi testi sono in pubblicazione da alcuni anni per il Saggiatore (ma nel 2003 Giano aveva stampato L’iris selvatico, mentre nel 2019 Dante & Descartes aveva mandato in libreria Averno).
Nata nel 1943 a New York da una famiglia di immigrati ebrei originari dell’Ungheria, esordisce nel 1968 con Firstborn, un libretto agile che mette al centro del discorso una galleria di personaggi delusi dell’amore. L’impulso principale delle poesie di Glück – simile alla collega canadese Anne Carson – è, appunto, l’analisi spietata dei sentimenti, la dissipazione ed estinzione di essi, l’incanto e la brutalità della relazione. Non sorprende, quindi, che la sua seconda raccolta, The House on Marshland (1975), rimanga sul filo della stessa cupezza, sfrangiata però da un controllo formale, un’agilità metrica e dall’utilizzo fantaisiste della rima che alleggeriscono notevolmente l’implicito pessimismo (l’adolescenza condizionata dall’anoressia nervosa e un divorzio alle spalle).

Dopo Descending Figure (1980) è la volta di The Triumph of Achilles (1985), che riceve il National Book Critics Circle Award for poetry e aggiunge nuovi tasselli al bagaglio tematico di Glück: il rapporto con l’antichità classica, la ricreazione di soggetti archetipici, l’ampia presenza della Bibbia. Con Ararat (1990; traduzione di Bianca Tarozzi, il Saggiatore 2021) siamo ormai in un perimetro stilistico inconfondibile: la morte incombente, un simbolico faggio rosso, un pulsante ritratto di famiglia avvolto da un’atmosfera gelida. «Mia sorella è come un sole, come una gialla dalia. / Capelli d’oro come pugnali intorno al viso. / Occhi grigi, pieni di coraggio». L’iris selvatico (1993; traduzione di Massimo Bacigalupo, il Saggiatore 2020), grazie al quale Glück ebbe il Pulitzer, è forse il titolo di maggior successo in termini critici e di pubblico; il flusso del tempo appare inesorabile, l’estate breve del New England evidenzia il contatto tra caducità ed eternità, espressi in modulazioni soavi, ferite. «Ascoltate il mio respiro, il vostro stesso respiro / come le lucciole, ogni piccolo fiato / una fiammata in cui appare il mondo».

Se Meadowlands (1997; traduzione di Bianca Tarozzi, il Saggiatore 2022), Vita Nova 1999) e The Seven Ages (2001) indagano la fine di un altro matrimonio, le angosce e le crudeltà umane («che tu sia un irritante straccio viola / e mi piacerebbe vederti scomparire dalla faccia della terra / perché sei tutto quel che non va nella mia vita / e ho bisogno di te e ti reclamo»), in Averno (2006; traduzione di Massimo Bacigalupo, il Saggiatore 2020) è il mito di Persefone a illuminare il comune brivido per l’aldilà, i sentieri interrotti del desiderio, la chiamata di una bellezza spirituale. «Il passato fluttuava sopra la mia testa, / come il sole e la luna, visibili ma mai / raggiungibili». Seguono ad A Village Life (2009), Notte fedele e virtuosa (2014) e Ricette per l’inverno collettivo (2021), entrambe tradotte per noi da Bacigalupo. È ora la speranza a mostrarci sonorità inudibili, la gioia di ciò che si è vissuto: «Il libro contiene solo ricette per l’inverno, quando la vita è dura. / In primavera, chiunque può preparare una buona colazione».

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