lunedì 4 dicembre 2017
Il presidente del Senato annuncia la sua investitura di leader del partito nato dalla fusione di Mdp, Sinistra italiana e Possibile. Obiettivo: il 10%. Renzi: «Comanderà lui o D'Alema?»
Pietro Grasso scioglie le riserve: «Io ci sono»

«Liberi e uguali, io ci sono». Sorridente ed emozionato Pietro Grasso scioglie le riserve, come promesso, dopo aver messo in sicurezza la legge di bilancio al Senato e annuncia la sua investitura dal palco dell'assemblea della sinistra nel quartiere Eur di Roma. Sarà lui la guida verso le elezioni della lista unitaria nata oggi dalla fusione di Mdp, Sinistra italiana e Possibile, che prelude alla formazione di un nuovo partito che punta ambiziosamente al 10%. Grasso ribadisce che non sarà lui l'uomo solo al comando circondato da "yes man": e il convitato di pietra è sempre Matteo Renzi. E proprio il leader del Pd risponde allo strappo definitivo esprimendo dubbi sulla reale leadership del presidente del Senato: «Bisogna capire se comanderà Grasso o
D'Alema...».

Pietro Grasso annuncia una storia nuova, fatta anche di rottura con il passato, a cominciare dal lavoro e dal fisco, da quella «giungla di bonus» - dice - come il bonus bebè preteso da Ap, che «poi passano ma i figli restano». Il clou del discorso arriva alla lettura dell'articolo 3 della Costituzione, una ovazione si alza appena Grasso pronuncia le parole: «La nostra sfida è questa: batterci perché tutti siano liberi e uguali». Quel «Liberi e uguali» ripetuto per tre volte a gran voce ricorda per l'enfasi il «Resistere, resistere, resistere», pronunciato nel gennaio del 2002 da un altro pm, Francesco Saverio Borrelli, in un momento cruciale della stagione di Mani pulite.

Allora c'era Silvio Berlusconi al governo, oggi una coalizione di centrodestra, alimentata dall'ex Cavaliere, potrebbe tornarci. Ecco allora la necessità di affermare i valori della sinistra, senza «nostalgie o rimpianti» per il passato, ma tenendo bene a mente il futuro. «Proveniamo da storie diverse ma siamo qui per difendere principi nei quali crediamo: tasse progressive e parità di genere. Insomma una nuova idea di Italia e, per tutto questo, io ci sono». Nei primi passaggi delle sette pagine di discorso, Grasso chiarisce un punto per lui fondamentale, vale a dire che sin dall'inizio del suo ruolo di presidente del Senato ha rivendicato «il diritto di parola». «L'imparzialità - spiega- non implica la rinuncia a esprimere le proprie idee». Come dire a chi lo critica - e lo criticherà - per la scelta di mettersi in gioco che l'incarico istituzionale non viene scalfito dal suo impegno nell'agone politico.

Non cita mai Renzi, Grasso, ma parla di voto utile e dice: «E' il nostro, è quello di chi dà speranze e porta in Parlamento le istanze di quella metà di Paese che, deluso, si astiene dall'andare alle urne». Le parte più polemica del suo discorso è riservata proprio al Pd. «Dare le dimissioni dal gruppo del Partito democratico è stata una scelta politica e personale che ha fatto molto rumore. Mi hanno telefonato in tanti - racconta per la prima volta - mi hanno offerto seggi sicuri e chiesto di fermarmi un giro, mi hanno chiesto di fare "la riserva della Repubblica": mi dispiace, questi calcoli non fanno per me». Il suo distacco dall'area politica di provenienza è duro, come per molti seduti in platea all'Atlantico live. Serve ribadire, per esempio, che non sarà lui l'uomo solo al comando circondato da "yes man": e il convitato di pietra è sempre Matteo Renzi. Non bisogna aspettarsi da parte sua fiumi di parole neppure in campagna elettorale, avverte, ma "proposte concrete".

«Noi diremo la verità senza sconti, ma anche senza esagerazioni, lasciamo agli altri le fake news - puntualizza senza citare i Dem né il M5S - perché la politica si fa per quello che si ritiene giusto, non per un punto percentuale in più nei sondaggi». Scatta l'applauso. Il presidente del Senato invoca «una grande alleanza con forze di sinistra, cattoliche e progressiste, con l'associazionismo e i corpi intermedi», è convinto che presto «altri compagni di viaggio arriveranno». In platea ad ascoltarlo ci sono i rappresentanti dei sindacati, Susanna Camusso è seduta nelle prime file. Grasso richiama Antonio Gramsci e invoca un «progetto visionario» il cui orizzonte vada «ben al di là delle prossime elezioni». Quindi il suo appello alla sinistra a «non perdersi in tatticismi» ma a «remare, anzi, veleggiare» tutti dalla stessa parte, «senza lasciare indietro nessuno». Per farlo, occorre usare - dice con una battuta - il «metodo Grasso»: fare le cose «per bene e con cura», a partire dal programma che sarà scritto attraverso un percorso partecipato dal basso.

Nella sala dell"Atlantico live", locale dell'Eur abitualmente usato per concerti, migliaia di partecipanti, e altri mille circa rimasti fuori dalle porte: oltre cinquemila in tutto, secondo gli organizzatori. E ad accogliere Grasso quando scende dal palco c'è l'abbraccio dei suoi "ragazzi" - Roberto Speranza, Giuseppe Civati e Nicola Fratoianni - che con umiltà hanno fatto un passo indietro e lo hanno voluto a capo della nave a tre vele.


Sul palco si susseguono esponenti della società civile e uomini della politica , nel parterre anche i personaggi più noti fra i fuoriusciti dal Pd: ci sono Bersani e D'Alema per il quale , con Grasso, l'obiettivo di raggiungere il 10 per cento è più vicino. Da Civati arriva un appello a Pisapia: la coalizione del Pd «è da incubo». Dentro c'è «Minniti con Bonino, Merkel con i no euro. Giuliano dove 'campo vai?», chiede, ricordando che apparentato ci sarebbe anche il centrodestra di Angelino Alfano. Pietro Bartolo, "medico eroe" di Lampedusa, commuove la platea e chiede a Grasso di essere il traghettatore. Suonano le note di "Dedicato a chi" di Lelio Morra, fatta sentire a Grasso che l'ha definita, a quanto si apprende, "perfetta". Prima Fratoianni spiega che c'è una urgenza comune,«ribadire fedeltà agli oppressi» e Speranza chiede di dire basta alle ipocrisie: non si può promuovere una manifestazione contro il fascismo e ipotizzare un Governo con Berlusconi che sta con Salvini. La frecciata è per il Pd di Renzi che non viene praticamente mai nominato.


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