Vita, malattia, diritti: in Campania nasce un “Osservatorio sulla cura”

Dall’iniziativa del Forum regionale delle Associazioni familiari e della Conferenza episcopale campana alla vigilia della Giornata nazionale per la Vita un nuovo presidio a difesa delle persone più fragili
February 2, 2026
Vita, malattia, diritti: in Campania nasce un “Osservatorio sulla cura”
Il convegno di Caserta, del quale Avvenire è stato media partner
«La sedia a rotelle di mia moglie, malata di Sla, è come il mantello di Harry Potter». L’immagine, affidata alla testimonianza di Alfredo Ramondini e di sua moglie Silvia Righezzi, scomparsa nel 2023, non evoca una fine fisica ma uno sguardo sociale che rischia di fermarsi sulla malattia, lasciando in ombra la persona, la sua storia, la sua voce.
È a partire da questa tensione tra fragilità e dignità, tra bisogno di cura e invisibilità, che si è inserito il dibattito sul suicidio assistito affrontato nel convegno “Prendere cura. Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza”, il 31 gennaio a Caserta promosso dal Forum delle associazioni familiari e dalla Conferenza episcopale campana, alla vigilia della Giornata della Vita.
«Prima delle leggi dobbiamo imparare a prenderci cura gli uni degli altri», ha ammonito monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. Richiamando l’esperienza del Covid, Paglia ha spiegato come la pandemia abbia reso evidente l’interdipendenza che lega ogni persona alle altre, chiedendo che questa consapevolezza diventi una scelta politica, sociale e culturale. Di fronte alla fragilità, ha sottolineato, non basta una norma: serve prossimità: «Quando la vulnerabilità si raddoppia anche la vicinanza deve raddoppiare. Davanti al dolore vissuto nella solitudine non serve una legge: serve compagnia. È lì che Dio si fa presente, secondo la logica dell’Incarnazione». Nel dibattito pubblico, ha aggiunto Paglia, ci si concentra spesso sui casi limite mentre migliaia di malati affrontano la malattia nell’isolamento portando con sé una domanda di amore ancora inevasa.
Sul piano giuridico, il procuratore Domenico Airoma ha invitato a uscire da una lettura ideologica del tema della vita per tornare a risposte concrete. «Il suicidio assistito non è una soluzione – ha affermato –: esiste un’alternativa rappresentata dalle cure palliative, ma su questo manca un’adeguata informazione, soprattutto per le famiglie». Da qui il richiamo alla responsabilità delle istituzioni, chiamate a rendere conto delle risorse stanziate e della loro effettiva destinazione, e il dovere di non lasciare sole le persone fragili. Davanti a chi sostiene la richiesta di morte Airoma ha contrapposto le testimonianze di quanti, pur nella sofferenza, domandano sostegno per continuare a vivere e per attraversare il dolore senza esserne schiacciati.
È per questo che il confronto sul fine vita – come ha ricordato il biotecista Lucio Romano – deve essere inserito dentro una più ampia questione antropologica, segnata dalla distanza tra una visione personalista della vita e un’impostazione liberale centrata sull’autodeterminazione. La sintesi di Romano si è articolata in due espressioni: «non resistere» e «non desistere». Rifiutare l’ostinazione terapeutica senza rinunciare alla cura e all’accompagnamento. Il diritto, ha ricordato Romano, rappresenta il minimo etico necessario ma non esaurisce una questione che interpella anche la dimensione morale e la responsabilità comunitaria.
A concludere, monsignor Antonio Di Donna, presidente della Conferenza episcopale campana, ha ribadito la posizione espressa nella recente Nota pastorale dei vescovi locali, esprimendo preoccupazione per le iniziative legislative regionali sul fine vita e richiamando il Parlamento come sede naturale per legiferare su un tema così delicato. Ai decisori politici l’invito a uno sguardo non parziale sui diritti della persona, soprattutto nei momenti di massima vulnerabilità.
A raccogliere il testimone del confronto è stato Nino Di Maio, presidente del Forum delle Associazioni Familiari, con il lancio di un Appello sottoscritto da tutte le realtà coinvolte nel convegno perché nessuno sia lasciato solo nella sofferenza. «Investire nelle cure palliative, rendere efficiente l’assistenza domiciliare e sostenere le famiglie è la vera risposta, insieme all’impegno delle comunità e delle istituzioni. Da questo convegno nasce un Osservatorio permanente sulla cura, perché la dignità della vita sia custodita fino alla fine». Nel tempo dell’egolatria, una risposta necessaria.

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