«Stanza dell’Ascolto di Torino, ecco la verità»

Il presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli, al quale è stata affidata la gestione dello spazio all’Ospedale torinese Sant’Anna dove le donne in gravidanza possono andare liberamente per ottenere l’attenzione profonda che spesso cercano senza trovarla, racconta come stanno le cose dopo il nuovo via libera alla loro attività di volontariato
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October 6, 2026
«Stanza dell’Ascolto di Torino, ecco la verità»
Uno scorcio dell'Ospedale Sant'Anna di Torino / ANSA
Il riaffidamento della Stanza dell’Ascolto al Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli smentisce la lettura distorta: il Tar non aveva escluso la nostra presenza nell’ospedale Sant’Anna di Torino. Aveva annullato la convenzione perché non precisava i requisiti dei volontari né la verifica concreta della loro idoneità da parte dell’ospedale, ma riconoscendo che la legge 194 consente al volontariato di collaborare nelle strutture sanitarie.
Il Tar ha scritto che «la legge 194/1978 non afferma il diritto incondizionato all’interruzione della gravidanza» e che il percorso previsto «potrebbe condurla anche a scegliere il parto anziché l’aborto». La Corte costituzionale ha già riconosciuto più volte la tutela del concepito nel bilanciamento tra gli interessi coinvolti.
È in questo quadro legislativo e giurisprudenziale che si inserisce il nostro servizio: offrire aiuti concreti perché la scelta della donna non sia imposta dalla mancanza di alternative.
Si è raccontato di volontari nei corridoi o presenti ai colloqui medici, e di dati sanitari delle donne che chiedevano l’Ivg trasmessi dall’ospedale: sono bugie.
Accogliamo su appuntamento chi sceglie di rivolgersi a noi. Non comprendiamo come un servizio scelto liberamente possa limitare la possibilità di interrompere la gravidanza. Lo si può sostenere solo trasformando l’aborto in uno slogan e in un ingannevole idolo di libertà, fino a rifiutare persino l’offerta di un’alternativa.
Dire a una donna «sei libera di scegliere» e poi lasciarla sola, abbandonata o spinta ad abortire dal compagno o dalla famiglia, significa lasciare che paura e solitudine decidano al suo posto. Incontriamo donne in dubbio e spaventate, che non vedono come proseguire la gravidanza: senza alternative concrete non sono libere.
Mi auguro che non si ripetano inchieste di giornaliste che, fingendosi donne incinte, cercano di distorcere la realtà e screditare il volontariato. Criticare il progetto è legittimo, ma questo non è giornalismo deontologicamente né umanamente corretto.
Mi dispiace infine che ogni volta la riapertura venga trascinata sul terreno dello scontro politico. Le difficoltà delle donne dovrebbero unire la politica.
Per quanto dia fastidio dirlo, nella Stanza dell’Ascolto si realizza il vero femminismo: quello che non parla della donna in astratto, ma le resta accanto perché non sia la solitudine a scegliere per lei.
Claudio Larocca è presidente del Centro di Aiuto alla Vita di Rivoli (Torino)

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