Sanità, operativo il 4% delle Case della comunità

Il monitoraggio di Agenas al 31 dicembre 2025 fotografa i ritardi di attuazione delle strutture previste dal Pnrr. Scotti (Fimmg): con il nuovo Accordo nazionale si può garantire la presenza dei medici di medicina generale
March 31, 2026
Sanità, operativo il 4% delle Case della comunità
Al 31 dicembre 2025 le Case della comunità (Cdc) pienamente operative erano 66, sulle 1.715 programmate e sulle 1.038 da rendicontare all’Unione Europea al prossimo 30 giugno nell’ambito degli obiettivi finanziati dal Pnrr. Lo rileva l’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali (Agenas) nel rapporto, pubblicato la scorsa settimana, sul monitoraggio dello stato di attuazione del Decreto 77 del 2022 del ministro della Salute e del ministro dell’Economia e delle Finanze relativo all’organizzazione della sanità territoriale.
Dal monitoraggio Agenas emerge che 781 Case della comunità hanno attivo almeno un servizio, 219 hanno attivi tutti i servizi tranne la presenza di personale medico e infermieristico, e appunto 66 possono garantire tutti i servizi obbligatori, compresa la presenza del personale sanitario. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, emergono forti differenze: in Lombardia (22) ed Emilia-Romagna (15) si trovano più della metà delle Cdc pienamente realizzate, seguono Lazio (6), Piemonte (5) e Liguria (4), ma alcune Regioni ne sono ancora prive.
Analoga lentezza si registra nel completamento degli Ospedali di comunità (che svolgono una funzione intermedia tra il domicilio e il ricovero ospedaliero, con la finalità di evitare ricoveri |ospedalieri impropri e di favorire dimissioni protette): dei 594 previsti, sono attivi 163 (in gran parte in Veneto, Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana).
Viceversa è a buon punto il completamento delle Centrali operative territoriali (Cot) che devono svolgere una funzione di coordinamento della presa in carico della persona e raccordo tra servizi e professionisti coinvolti nei diversi setting assistenziali: attività territoriali, sanitarie e sociosanitarie, ospedaliere e dialoga con la rete dell’emergenza-urgenza. Infatti delle 657 previste dalla programmazione regionale ne sono state realizzate 625.
Come è noto, la maggiore difficoltà al funzionamento delle Cdc riguarda la presenza del personale sanitario che, secondo i dettami del Dm 77/2022, comprende medici di medicina generale, pediatri di libera scelta, infermieri di comunità, specialisti ambulatoriali. In più le Cdc devono essere integrate con i Servizi sociali e con i Centri unici di prenotazione delle Aziende sanitarie.
Nel commentare i dati, Nino Cartabellotta (Fondazione Gimbe) osserva che «i dati ufficiali trasmessi dalle Regioni restituiscono un quadro preoccupante: fatta eccezione per le Centrali operative territoriali, a pochi mesi dalla scadenza del Pnrr siamo molto lontani dal raggiungimento del target europeo. E il ritmo di attivazione di Case e Ospedali di comunità rimane troppo lento».
Da parte sua, Silvestro Scotti, segretario generale del sindacato dei medici di medicina generale Fimmg, è fiducioso: «Le nuove Case di comunità non saranno delle “scatole vuote” se verrà data piena e corretta applicazione all’Accordo collettivo nazionale della medicina generale entrato in vigore il 15 gennaio scorso». Secondo tale accordo «se si attivano – osserva Scotti – le attività aggiuntive, può permettere per ciascun turno di lavoro di quasi tre medici di famiglia per ciascuna delle circa mille strutture hub e per gli spoke per la turnazione a copertura diurna e feriale che completi la copertura degli ex servizi di continuità assistenziale e che dovranno essere funzionanti a giugno prossimo, secondo la tabella di marcia stabilita dal Pnrr».
«Forse non tutte le 1.038 Cdc arriveranno a essere attive il 30 giugno – commenta l’ex commissario straordinario di Agenas, Americo Cicchetti – ma credo che ci riuscirà almeno la metà di quelle previste». In più, «quasi tutte le altre avranno perlomeno un servizio attivato e molte ne avranno diversi. E saranno tutte rendicontabili – precisa Cicchetti – anche perché sono stati un po’ modificati i criteri utilizzati dai valutatori della Commissione Europea: soprattutto per le presenze orarie di medici e infermieri (per garantire la presenza sulle 12 o sulle 24 ore) è stata ammessa anche una reperibilità legata ad altri servizi e non sempre una presenza dentro la Casa della comunità. Un modello di rendicontazione accettato all’Unione Europea e condiviso dalla Conferenza Stato-Regioni». «È vero che c’è un ritardo – conclude Cicchetti – ma è meno drammatico di come potrebbe sembrare. Avvicinandosi la scadenza tutti si affretteranno a completare i propri compiti, anche perché si sta capendo sempre meglio come procedere e si stanno risolvendo i problemi».
Come sostiene, per esempio, l’assessore alla Salute della Basilicata, Cosimo Latronico, assicurando il rispetto dei tempi da parte della sua Regione: «I dati fanno riferimento a uno stato di avanzamento che, nel caso della nostra Regione, non riflette la fase effettiva di completamento infrastrutturale e organizzativo».
E la cronaca riporta quotidianamente l’apertura di nuove Case della Comunità: solo tra ieri e oggi a Lastra a Signa (Firenze), Roma (Asl 1), Bolsena (Viterbo). Mentre la Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Siracusa ha annunciato l’apertura delle 12 Case della comunità previste sul suo territorio: nelle strutture definitive le Cdc "spoke" di Siracusa, Melilli, Avola, e "hub" di Augusta; le altre otto in sedi provvisorie di proprietà della stessa Asp, in attesa del completamento delle strutture definitive.

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