Morto Venter, pioniere del sequenziamento del genoma umano
Fu protagonista con la sua Celera Genomics di una competizione con lo Human Genome Project. I risultati furono condivisi in una storica conferenza stampa con il presidente americano Clinton e il premier britannico Blair nel 2000. Genuardi (Cattolica): grande curiosità scientifica e spirito di avventura

È morto ieri a San Diego in California (Stati Uniti) lo scienziato e imprenditore biotecnologico Craig J. Venter, all'età di 79 anni, a causa di «effetti collaterali inattesi derivanti dal trattamento di un tumore diagnosticato di recente», secondo quanto ha comunicato l’Istituto J. Craig Venter da lui fondato nel 2006.
«Sicuramente era un visionario, dotato di grande fantasia e curiosità scientifica. In più con un notevole spirito di avventura, che lo portò fino al mare dei Sargassi a raccogliere batteri per ottenere dati sul loro Dna. In questo modo ha dato un importante contributo allo sviluppo dello branca oggi chiamata metagenomica». Il primo commento sulla morte di Craig J. Venter, pioniere del sequenziamento del genoma umano, da parte di Maurizio Genuardi (professore ordinario di Genetica medica dell’Università Cattolica del Sacro Cuore e direttore dell’Unità operativa complessa di Genetica medica alla Fondazione Policlinico Universitario A. Gemelli Irccs di Roma) sottolinea la creatività e l'intraprendenza di questo scienziato “anomalo”, che contribuì ad accelerare il lavoro di sequenziamento del genoma umano.
Infatti alla guida della sua “piccola” impresa biotecnologica Celera Genomics, fondata alla fine del secondo millennio, si mise in competizione con il consorzio internazionale “Human Genome Project” (Progetto genoma umano, Pgu), da lui ritenuto troppo lento nell’attività di identificazione di tutti i geni del Dna umano, primo passo per scoprirne poi la funzione, attirandosi non poche critiche per lo scopo apertamente commerciale del suo lavoro. Il Pgu era sostenuto da massicci finanziamenti pubblici (principalmente degli statunitensi National Institutes of Health, ma erano presenti anche studiosi dal Regno Unito, Giappone, Cina, Germania, Francia, India), ma Venter per velocizzare l’analisi dei 3 miliardi di basi presenti nel genoma umano adottò un metodo più sbrigativo di procedere (ma secondo qualcuno meno accurato).
«Riuscì comunque a reggere il confronto – osserva ancora Genuardi – e alla fine i due gruppi unirono le forze per il completamento della parte iniziale del Pgu». Quella parte che si concluse il 26 giugno 2000 con una storica conferenza stampa internazionale congiunta, con il presidente statunitense Bill Clinton e il primo ministro britannico Tony Blair, e i due scienziati Craig J. Venter e Francis Collins, che era a capo del consorzio pubblico. In realtà il progetto fu ultimato solo qualche anno più tardi: «Ci fu sicuramente all'epoca un po' di fretta nell'annuncio del completamento del sequenziamento del genoma – ammette Genuardi – ed era motivata un po' da interessi commerciali e un po' da interessi politici, cioè far vedere che era stato ottenuto un importante traguardo. Cambia poco che mancasse il 3, il 5 o il 10% (che all'epoca non era indagabile bene con le metodologie disponibili). Era indubbiamente anche egocentrico: la prima bozza del sequenziamento del genoma umano, rivelò poi, era derivata in buona parte dall’analisi del suo Dna. Così come il genoma dei primi individui sequenziati, e pubblicati nel 2007, furono il suo, da parte di Celera, e quello di James Watson, dal consorzio pubblico».
Ma sulla spettacolarizzazione dei suoi risultati, Venter ha anche costruito il suo business: nel 2007 annunciò in un’intervista al quotidiano inglese Guardian la produzione di un cromosoma in laboratorio: «Ha voluto dimostrare che si possono costruire dei genomi sintetici, molto semplici come quelli di batteri e recentemente dalla sua azienda biotecnologica è giunta notizia (che deve essere ancora validata scientificamente) di un batterio “morto” che in laboratorio è stato “risuscitato” inserendo un Dna nuovo che lo ha riattivato». Novità spesso accompagnate da titoli suggestivi dei giornali che parlavano di “creazione della vita artificiale”, o di “giocare a fare Dio” (tentazione che talvolta sfiora i ricercatori): definizioni che sono servite ad alimentare dibattiti, ma che gli scienziati più responsabili derubricavano a esperimenti promettenti, da analizzare con attenzione.
«Uno dei protagonisti assoluti della genomica moderna» lo definisce Paola Grammatico, presidente della Società italiana di genetica umana, mentre Giuseppe Novelli (professore ordinario di Genetica medica all’Università di Roma Tor Vergata) conclude: «La sua eredità è quella di aver trasformato la biologia, portandola da una disciplina focalizzata sui singoli geni all’era dei big data genetici e della biologia sintetica, in cui i genomi possono essere progettati e costruiti».
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