Meno vaccini ai bambini negli Usa, perché i pediatri italiani si preoccupano
Ridotti da 18 a 11 quelli raccomandati a tutti. In Italia le principali società scientifiche temono l'aumento di malattie prevenibili

Negli Stati Uniti viene ridotto il numero di vaccini raccomandati per tutti i bambini, e gli scienziati (non solo Oltreoceano) si mostrano preoccupati del diffondersi di malattie prevenibili.
Secondo quanto riferito da Nbc News, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc nella sigla inglese) hanno ridotto da 18 a 11 i vaccini raccomandati a tutti. Si tratta di quelli contro difterite, tetano, pertosse, morbillo, rosolia, parotite, poliomielite, Haemophilus influenzae B, pneumococco, varicella, Hpv (una sola dose). Restano invece raccomandati solo per gruppi ad alto rischio o sulla base di un confronto clinico tra medico e genitori i vaccini contro epatite A e B, meningococco B e meningococco ACWY, virus respiratorio sinciziale (Rsv), rotavirus, influenza. Di altri tipi di vaccino, come quelli contro la Dengue (riservato a pochi casi) o il Covid-19 (da somministrare dopo un processo decisionale condiviso) era già stata eliminata lo scorso anno la raccomandazione per la generalità dei bambini.
Tutti i vaccini continueranno a essere coperti dall’assicurazione sanitaria. Il calendario vaccinale proposto dai Cdc americani è ora più simile a quello della Danimarca, come richiesto il mese scorso dal presidente statunistense Donald Trump.
Ma dietro la decisione dei Cdc è evidente la volontà del Segretario del Dipartimento Salute e servizi umani, Robert F. Kennedy, che sostiene da tempo che i bambini ricevano troppi vaccini.
Tuttavia funzionari della Accademia americana di pediatria (Aap) hanno respinto le modifiche al calendario vaccinale infantile e molti pediatri e medici di famiglia hanno dichiarato che continueranno a seguire le linee guida dell’Aap, disattendendo quelle ora proposte dai Cdc.
Jesse Goodman, professore di medicina e malattie infettive alla Georgetown University, ha parlato di «giorno molto buio per i bambini, per i loro genitori e per il nostro Paese, esprimendo il suo timore: «Ci saranno più malattie, più infezioni, più ricoveri ospedalieri».
Intanto, un giudice federale distrettuale di Boston, Brian Murphy, ha ammesso la causa che alcune organizzazioni scientifiche statunitensi hanno intentato contro la ricomposizione del comitato consultivo sulle politiche vaccinali, attuato da J. R. Kennedy lo scorso anno. Il Comitato sarebbe ora sbilanciato nella sua composizione con la prevalenza di esperti scettici sui vaccini, che sarebbero all’origine dei pareri poi adottati dai Cdc sulla riduzione delle immunizzazioni raccomandate.
L’eco della decisione dei Cdc statunitensi si è fatta sentire anche in Italia. In una nota, la Società italiana di pediatria (Sip) e le società scientifiche pediatriche a lei affiliate (Aieop, Reumaped, Siaip, Sicupp, Siedp, Sigenp, SImeup, Simgeped, Simp, Sin, Sinepe, Sinp, Sinupe, Sipo, Sipps, Sirp, Sitip) «condividono le preoccupazioni espresse dalla comunità scientifica internazionale, relative al rischio che una riduzione delle raccomandazioni vaccinali, non fondata su nuove e solide evidenze scientifiche, possa determinare un calo delle coperture, aumentare la circolazione di malattie prevenibili e alimentare un clima di sfiducia nei confronti delle vaccinazioni, generando confusione tra le famiglie».
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