Libertà di coscienza: scenari orwelliani sul diritto alla vita

«Va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano»: è l’allarme del Papa nel discorso al corpo diplomatico. Uno scenario che nel dibattito sulla vita umana è già realtà
January 19, 2026
Libertà di coscienza: scenari orwelliani sul diritto alla vita
Lo scrittore inglese George Orwell (1903-1950), autore nel 1948 del celebre romanzo distopico "1984"
Nel secolo scorso è toccato alla letteratura – non solo a quella distopica – anticipare con lucidità alcune questioni morali, civili e politiche di cui oggi avvertiamo l’urgenza e paventiamo le conseguenze. Anche la Chiesa e il suo travagliato rapporto con il mondo contemporaneo non sono stati elusi da chi ha saputo interpretare il presente tenendo alto lo guardo sull’orizzonte della storia che alcuni lampi già lasciavano presagire. Rileggere ora questi testi – dai versi lapidari di Thomas S. Eliot alla narrazione sociale di Aldous L. Huxley, dai drammi introspettivi di Paul Claudel ai racconti anticensura di Ray D. Bradbury, dal teatro satirico di Michail A. Bulgàkov ai romanzi anti-totalitarismo di George Orwell e Robert H. Benson, e altri ancora – non è un passatempo démodé da salotto culturale, né un esercizio per accendere gli animi contro il politicamente corretto. È un potente invito ad affrontare con lungimiranza e realismo critico i rischi cui siamo esposti a una velocità superiore a quella prevedibile nel Novecento.
La causa di questa insidia? Una concezione disumanizzante della persona umana, della sua originale vocazione alla libertà e alla socialità, e del fondamento antropologico della sua vita e dignità inalienabile. Questi autori ci invitano a evitare l’incanto che ciò che oggi non è ancora sotto i nostri occhi non lo possa essere nei prossimi decenni, e a sviluppare precocemente gli anticorpi spirituali, culturali, morali e giuridici contro questi antigeni sociali e politici. Il futuro di giustizia, pace e fraternità tra tutti e in tutte le condizioni della vita, dal suo inizio prenatale al suo termine mortale, lo si prepara adesso. È troppo tardi aspettare che l’incendio dell’umanità divampi: occorre una cultura e una legislazione della prevenzione. Tra le cause delle fiamme c’è il corto circuito di un impianto elettrico. Anche quello filosofico-giuridico dei diritti corre questo rischio. Leone XIV lo ha ricordato nel recente discorso al Corpo diplomatico: vi sono segni che «inducono a pensare che nell’attuale contesto si stia verificando un vero e proprio “corto circuito” dei diritti umani. Il diritto alla libertà di espressione, alla libertà di coscienza, alla libertà religiosa e perfino alla vita subiscono limitazioni in nome di altri cosiddetti nuovi diritti, con il risultato che l’impianto stesso dei diritti umani perde vigore, lasciando spazio alla forza e alla sopraffazione.
Ciò avviene quando ciascun diritto diventa autoreferenziale e soprattutto quando perde la sua connessione con la realtà delle cose, la loro natura e la verità». Le voci che denunciano questi “falsi contatti” tra il filo dei genuini diritti fondamentali e il filo di quelli surrogati che nascono da interessi e desideri non realistici e né ragionevoli (che non tengono conto di tutti i fattori costitutivi dell’umano) vengono sovente emarginate e denigrate. Così, prosegue il Papa, si vanno «sempre più riducendo gli spazi per l’autentica libertà di espressione, mentre va sviluppandosi un linguaggio nuovo, dal sapore orwelliano, che, nel tentativo di essere sempre più inclusivo, finisce per escludere quanti non si adeguano alle ideologie che lo animano». Un forte appello alla libertà di pensiero e di parola che la Chiesa ha sempre invocato per sé e per tutti. E lo chiede per tutti proprio perché lo domanda per sé, nel nome di una Verità che tutti abbraccia, credenti e non credenti, e che nessuno può sequestrare né censurare.
La verità sulla vita umana e il suo bene irrinunciabile appartiene a tutti proprio perché non è “costruita” da nessuno, ma donata da un Altro a ogni donna e uomo che viene al mondo. Il richiamo alla genialità non confessionale di Orwell è un appello a bandire ogni forma di coercizione – fisica, psicologica, bellica, elettronica, biotecnologica, economica o virtuale – che impedisca l’affermarsi dell’umano nella libertà e nella fraternità, secondo un’idea di “laicità” davvero inclusiva. Così si valorizza ogni accento di verità e di bene, ovunque si manifesti, e non si «calpestano i valori e la fede dei popoli», né si «tenta di sradicare le [loro] tradizioni, la storia e i legami religiosi».

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