Mary e le sue "amiche speciali", dalla Sla fino a Dio

Malata di Sclerosi laterale amiotrofica dal 2009, Marialuisa Sangalli vive una malattia che la sta sempre più limitando nella luce di una fede che le si è rivelata durante il tempo della prova. Attraversata con un gruppo di amiche
April 2, 2026
Mary e le sue "amiche speciali", dalla Sla fino a Dio
Mary con la sua "cordata" di amiche
«Oggi ho tutto, non mi manca nulla». Mary muove gli occhi per dirmelo, usando il puntatore collegato al computer. Mi guarda, e sorride. Cosa c’è da ridere, quando la Sla cinge d’assedio il corpo limitando giorno dopo giorno i movimenti? E come può dire che non le manca nulla?
Mary (Marialuisa Sangalli) è così: essenziale, disarmante e contagiosa. Mi riceve nella sua casa alla periferia di Milano assieme a un gruppo di amiche che da tempo accompagnano il suo cammino. Le chiama «compagne di cordata», alla maniera di chi si arrampica lungo la parete della montagna per arrivare alla cima. Al compleanno le hanno regalato una maglietta che raffigura una comitiva impegnata in una salita (c’è anche lei in carrozzina) e nel cielo tante stelle con i nomi degli amici che sono già in Paradiso. E una scritta: «Questo cammino va fatto insieme attraverso tutte le stagioni, sorpresi dal centuplo già durante la via. Ed è grande la gioia che ti suscita l’amico che prima di giungere alla meta passa dalle nubi e ti sorride, ti testimonia che è ancora più bello perché si fa esperienza di pienezza per sempre».
Mary Sangalli con la maglietta della "cordata"
Mary Sangalli con la maglietta della "cordata"
Le prime a formare la cordata sono state quattro mamme che avevano i figli in prima elementare. Era il 2009, Mary era una di loro, aveva 36 anni, la malattia le era stata diagnosticata da poco e cominciava a prendere possesso – lentamente e inesorabilmente – del suo fisico, ma non del suo cuore. Quello no, quello era stato conquistato da un amore più grande, e invincibile. Di questo amore, della sua potenza rigeneratrice racconta ora in un libro che ripercorre la sua arrampicata. «Avevo sempre resistito all’insistenza dei figli e degli amici che mi chiedevano di scriverlo, ho ceduto quando mi sono accorta che la presenza di Dio dominava la mia vita e che non potevo tenerla solo per me, dovevo condividerla. Così a partire dal 2010 ho cominciato a scrivere piccoli pensieri che mi sorprendevano perché non erano miei. Scrivevo quello che Dio mi faceva sperimentare. Negli ultimi dieci anni ho perso l’uso delle mani ma ho potuto continuare con un pc oculare, quindi scrivo con gli occhi».
Il libro è un diario dell’anima, l’ha intitolato Ciò che mi sorprende (appena edito da Ares) perché racconta lo stupore di chi vede – di fronte all’invasione inarrestabile della malattia – il prevalere della certezza di essere amata. Non è stato facile fare i conti con quell’ospite inatteso, doversi arrendere all’evidenza della fragilità, convivere con momenti di dubbio e di buio e con la domanda di una guarigione implorata e mai arrivata. «Quando la malattia è cominciata ho messo in discussione Dio: se era Padre doveva rispondermi ed esaudirmi. Proprio nella durezza delle situazioni da affrontare si è risvegliato il mio rapporto con Lui che si era spento. Più lo chiamavo, più pregavo e più lo riconoscevo presente, senza togliermi una virgola delle fatiche. La preghiera ha cambiato lo sguardo sulla vita, ho cominciato a sentirmi amata e in pace».
Nel 2020 l’amicizia con le mamme e con altre persone che nel tempo erano entrate nella cordata ha dovuto fare i conti con il Covid, con le cautele rese necessarie per l’avanzata del virus e la necessità di proteggere il fisico di Mary già provato dalla morsa della Sla. Non potendo più frequentarsi, hanno deciso di farsi compagnia recitando il Rosario online e pregando per le loro famiglie, per la pace, per gli amici defunti e quelli malati: in particolare per Alberto che, ricoverato nella prima ondata di Covid, si era trovato per tre volte in punto di morte ma, accompagnato dalla preghiera di migliaia di persone, era guarito e aveva poi raccontato la sua odissea in un libro intitolato Eccomi. Storia di una preghiera virale (sempre Ares). Da allora avevano deciso di chiamare così il loro gruppo, che oggi conta 35 persone, appartenenti a diversi movimenti cattolici: un modo per vivere l’unità della Chiesa portando ciascuno la sensibilità del proprio carisma dentro un’amicizia fatta di cene, incontri, dialoghi, serate trascorse insieme. Le lega l’incontro con la fede, avvenuto in diversi modi e cammini di Chiesa e che ha segnato le loro esistenze, come è avvenuto per Mary quando ha conosciuto l’esperienza di Comunione e Liberazione. Stefania è una delle mamme che frequenta la sua casa: «Venire qui è una cosa conveniente, è un guadagno anzitutto per la mia vita – racconta –. Incontro una donna che mi richiama all’essenziale e fa cadere a terra un sacco di fronzoli che non servono per vivere. Mi educa a guardare Gesù come il centro dell’esistenza». Anche Gaia fa parte della cordata: «La prima volta che sono entrata in questa casa sono rimasta pietrificata. Guardando Mary immobile sulla carrozzina, il primo pensiero è stato di avere davanti Cristo sulla croce, ma nell’amicizia con lei e tra noi che le facciamo compagnia si respira il mattino della Risurrezione, qui dentro c’è un pezzo di Paradiso».
L'immagine della "cordata" creata per Mary dalle sue amiche
L'immagine della "cordata" creata per Mary dalle sue amiche
Il modo con cui Mary vive la sua condizione è contagioso: anni fa, durante un ricovero in ospedale, è nata un’amicizia con un parente di un suo compagno di stanza che si professava ateo. «Quando mi hanno trasferito in un’altra camera, lui veniva a trovarmi tutti i giorni: non potevo parlare, lo accoglievo con il mio sorriso e una serenità che mi veniva donata. Dio parlava attraverso la mia faccia: quell’uomo potrà scegliere di non credere per tutta la vita ma almeno una volta ha visto che c’è una possibilità diversa nell’affrontarla, che non ti fa soccombere».
Nella camera di Mary è appeso un grande ritratto del suo volto sorridente, quando lo guardo da vicino scopro che, come un mosaico, è composto da tante minuscole tessere: ognuna è l’immagine di una persona che ha accompagnato la sua vita o alla quale lei si è rivolta per chiedere aiuto e protezione. Sono i compagni di cordata nella salita verso il luogo dove tutto si compie. Per questo, nel suo libro ha scritto: «La vita è un viaggio con e verso Dio. Vi auguro di fare questo viaggio».
Quando sono uscito da quella casa, mi è venuta voglia di unirmi alla cordata.

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