Addio a Domenico Pizzuti, il gesuita che sfidò i clan della camorra

Il religioso si è spento ieri a 95 anni. Sociologo di razza fu una delle voci più ascoltate a Napoli per le questioni sulla legalità
April 2, 2026
Addio a Domenico Pizzuti, il gesuita che sfidò i clan della camorra
Padre Domenico Pizzuti (1930-2026) mentre passeggia nel suo quartiere del cuore a Napoli Scampia/web
Addio a Domenico Pizzuti: il visionario e appassionato padre gesuita è scomparso a Napoli a 95 anni. Prete di frontiera, sociologo, analista politico e per certi versi "gesuita irregolare" come Michel de Certeau ha portato la sua opera missionaria a Scampia fino a dieci anni fa per poi trasferirsi nell'infermeria della comunità del Gesù Nuovo e poi alla chiesa di San Luigi Gonzaga a Posillipo. Pizzuti era nato il 12 settembre 1930. Nel 1946 Pizzuti aveva fatto il suo ingresso come novizio nella Compagnia di Gesù e il 9 luglio 1961 era stato ordinato presbitero. «Il suo cuore batte ancora nel cuore di tutti noi», ha affermato padre Fabrizio Valletti, gesuita, amico e compagno di tante battaglie sociali con padre Pizzuti al Centro Hurtado a pochi metri dalle Vele. Sociologo, scrittore, blogger instancabile, professore emerito di Sociologia alla Pontificia Facoltà teologica dell'Italia meridionale (sezione san Luigi), autore di numerosi saggi sul Mezzogiorno, su criminalità organizzata e minoranze, padre Pizzuti non ha mai smesso di occuparsi della comunità rom a Scampia, e non solo, da sacerdote ma anche da operatore sociale. Profondo conoscitore della teoria marxiana l’ha insegnata per anni al biennio di filosofia della Pontificia Facoltà Teologica ove impartiva un corso di Introduzione al marxismo e di Sociologia e Sociologia della Religione. Nei suoi anni di docenza a Napoli e di forte impegno civile fu direttore scientifico dell’Osservatorio sulla camorra e l’illegalità. Ha raggiunto l’emeritato quale segno della sua dedizione alla ricerca e allo studio, formando decine di studiosi e ricercatori. I suoi commenti sui mali di Napoli nel corso della sua lunga vita sono apparsi per il dorso locale de La Repubblica, Il Corriere del Mezzogiorno, Il Mattino, Il Denaro.
Padre Pizzuti ha contribuito con articoli e saggi all’interpretazione della dinamica criminale organizzata dell’area metropolitana partenopea. I suoi studi hanno avuto rilevanza nazionale specie nell’ambito della Sociologia della religione. Fu un autore di numerosi saggi, tra cui Devianza giovanile e camorra a Napoli, (1991), L’identità meridionale. Percorsi di riflessione sociologica (2002) e Dire camorra oggi. Forme e metamorfosi della criminalità organizzata in Campania (2009).Assieme al confratello Massimo Rastrelli (1929-2018) il noto prete "antiusura" di Napoli è stato una delle voci più ascoltate nel territorio partenopeo. Studioso di razza fu spesso un sacerdote ascoltato nell’ambito della Conferenza episcopale campana e della sua diocesi Napoli per la sua conoscenza della sociologia per la sua attenzione a questioni come la legalità e la Dottrina Sociale della Chiesa. Ha fondato nel 1983 l’Istituto di Studi e Ricerche Sociali presso la Pontificia Facoltà teologica dell'Italia meridionale (sezione san Luigi). L'intuizione di questo istituto di ricerche rappresentò un «pensatoio» per oltre un ventennio sulla città: nel 1990 è stato pubblicato il primo e più analitico studio sull’Italsider di Bagnoli (L’acciaio dei caschi gialli , con una prefazione di Alain Touraine), nonché un centro di formazione per giovani orientati alla politica e amministratori locali. Il gesuita partenopeo si è occupato di immigrazione, diseguaglianza sociale, devianza grave minorile, religiosità popolare, e per non lasciarsi sopraffare dall’esclusività dello studio ha sempre vissuto nelle comunità di gesuiti nelle aree delle periferie urbane (Pomigliano d’Arco, Scampia, al Centro Hurtado) dando voce ai disperati, agli esclusi, ai marginali. Si è occupato per lungo tempo dei rom e di essi ne ha saputo interpretare le esigenze e la cultura. «Pizzuti è stato una figura straordinaria - ha dichiarato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Francesco Emilio Borrelli - non solo nel mondo ecclesiastico ma nella società». Memorabile fu la sua intervista per i 90 anni, nel settembre del 2020, concessa al sito dei gesuiti. Le sue parole, in quel frangente, furono quasi il suo testamento spirituale: «Il mio impegno è combattere le crescenti disuguaglianze e sviluppare un welfare universalistico per rispondere ai bisogni sociali della popolazione. È il modo di vivere la fede che fa giustizia». Da qualche anno a causa delle sue condizioni di salute sempre più precarie aveva lasciato Scampia per trasferirsi nell’infermeria dei gesuiti a Posillipo. I funerali si sono tenuti questa mattina nella chiesa di San Luigi Gonzaga in via Petrarca, 115 a Napoli. Carica di significato e di sapore profetico fu l’intervista che concesse, quasi vent'anni fa, nel novembre del 2006 a chi scrive per Avvenire: «Credo che, come cristiani, possiamo dire che il peccato e il male possono essere vinti. Nessun napoletano nasce camorrista nel suo Dna. La devianza di queste persone è un male antico e ha una radice storica e sociale, Questo però non vuol dire che sia impossibile curare questo male. Bisogna sperare, sempre».  
Un'immagine del 2009 di padre Domenico Pizzuti (1930-2026) durante un convegno a Napoli/Web
Un'immagine del 2009 di padre Domenico Pizzuti (1930-2026) durante un convegno a Napoli/Web

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