I tempi per una legge sul fine vita si allungano

Riaperti i termini per gli emendamenti al ddl, calendarizzato per l'aula del Senato il 3 giugno. Resta il nodo irrisolto del Servizio sanitario nazionale
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May 20, 2026
I tempi per una legge sul fine vita si allungano
Il Senato della Repubblica / ANSA/MASSIMO PERCOSSI
Legge sul fine vita, si riaprono i giochi. Verranno riaperti i termini per gli emendamenti al ddl, calendarizzato per l’aula del Senato il 3 giugno. L’annuncio viene dato da Stefania Craxi, al termine di un incontro dei capigruppo di maggioranza a Palazzo Madama (che ha visto la presenza del ministro per i Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto, e dei presidenti della commissione Giustizia, Giulia Bongiorno, e della Affari sociali e Sanità, Francesco Zaffini) convocato proprio per definire una linea comune in vista dell’approdo in aula, deciso in conferenza dei capigruppo su iniziativa del presidente di Palazzo Madama, Ignazio La Russa, per tentare di sbloccare la situazione, più che per effetto di una intesa fra le forze di maggioranza.
E anche quella raggiunta ieri, al termine di un incontro definito non facile, sembra voler mettere d’accordo, per il momento, l’esigenza di “marcare il territorio” da parte della nuova capogruppo azzurra (vicina alle posizioni della sua amica Marina Berlusconi, da sempre a favore di una legge) e l’idea – presente dentro FdI – di prendere ulteriore tempo, con l’obiettivo recondito di non arrivare affatto a formalizzare per legge la non punibilità (sia pur con limiti molto ristretti) del reato di aiuto al suicidio. Sul piano dei contenuti, la novità venuta fuori dal vertice è il coinvolgimento, in qualche misura, del Servizio sanitario nazionale, del tutto escluso nell’attuale versione del ddl a doppia firma Zanettin-Zullo. «Vogliamo depositare alcuni emendamenti», conferma al termine della riunione di maggioranza la Craxi. Esclude che tra le modifiche concordate ci sia il coinvolgimento del Ssn chiesto dalle opposizioni, ma la mediazione, al di là dei nominalismi, si intravede: «L'idea – spiega la capogruppo azzurra - è quella di affidarsi alla volontarietà e alla gratuità da parte del medico generico, che può farlo anche in via intramoenia», potrebbe cioè operare anche in una struttura pubblica. La maggioranza è «alla ricerca di una possibile posizione per parlare con l'opposizione, vedremo», aggiunge. Ma, pochi minuti dopo, in un siparietto nel salone Garibaldi di Palazzo Madama fra il correlatore forzista Pierantonio Zanettin e il capogruppo dem in commissione Giustizia, Alfredo Bazoli, emerge con chiarezza il dialogo fra sordi che permane, anzi si rafforza. Bazoli contesta la nuova proposta già sul piano regolamentare, escludendo che si possa inserire un nuovo termine per gli emendamenti, come la maggioranza ha intenzione di fare la prossima settimana nelle commissioni Giustizia e Affari sociali, una volta che il testo sia stato già calendarizzato per l’aula. Ragion per cui le opposizioni, conferma il capogruppo dem Francesco Boccia, chiederanno che – se non sarà licenziato in commissione un testo della maggioranza – si apra la discussione proprio sul testo Bazoli formalizzato invece dalle minoranze. «È evidente che all'interno del centrodestra manca una sintesi e le sensibilità sono molto diverse. Ma mi auguro che questo tentativo non nasconda, in realtà, la volontà di buttare la palla in tribuna», dice per il M5s la vicepresidente del Senato, Mariolina Castellone.
«Siamo interessati a licenziare il provvedimento – assicura invece il viceministro Sisto, di FI –, ma va fatto in un modo che sia vicino alle sentenze della Corte costituzionale, tenendo conto delle sensibilità parlamentari. Però io sono ottimista».

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