Disabilità & vita quotidiana: cos’è la “catena dell’accessibilità” (e perché ci riguarda tutti)
L’esperienza dell’Associazione italiana sclerosi multipla (Aism) tra quelle al centro del convegno Cei organizzato a Bergamo dal Servizio nazionale per la Pastorale delle persone con disabilità

Inclusione e accessibilità sono temi ricorrenti. Ma restano solo parole o sono ormai anche buone pratiche? Per Marco Pizzio, responsabile Turismo accessibile di Aism – Associazione italiana sclerosi multipla –, esperto nazionale per Accessible EU, «sono stati fatti importanti passi in avanti. Molto è ancora da fare, ma sta cambiando la mentalità. Se anni fa la disabilità e le barriere erano percepite come “un problema” da risolvere, ora si è compreso che un ambiente accessibile migliora la vita di tutti». L’età avanza per chiunque, e in determinati momenti ciascuno di noi potrebbe avere esigenze di accessibilità diverse. Un ambiente digitale inclusivo, con documenti compatibili con le tecnologie assistite, non favorisce solo i non vedenti ma chiunque abbia una difficoltà temporanea. «È un accorgimento – dice Pizzio –. Non è complicato, non costa di più». Spesso si lega il concetto di accessibilità con quello di mobilità, ma bisogna «tener conto delle singole esigenze in ambito turistico, digitale, dei trasporti».

A tal proposito Pizzio ricorda che Accessible EU, una delle principali iniziative delineate nella strategia 2021-2030 della Commissione Europea per promuovere i diritti delle persone con disabilità, opera in vari campi: edilizia, trasporti, tecnologie dell’informazione e della comunicazione. L’esperto si sofferma su un altro aspetto da tenere presente per rendere l’inclusione una buona pratica, ossia quello che definisce «catena dell’accessibilità». Tanto in un borgo quanto in una grande metropoli non è sufficiente avere a norma il monumento o l’albergo se tutto il resto del viaggio è un percorso a ostacoli. «Bisogna creare la possibilità di andar fuori a cena, di vivere le escursioni, di prendere i mezzi pubblici – spiega Pizzio –. Tutti i servizi devono permettere alla persona di muoversi in autonomia».
Esempi virtuosi in tal senso sono Tampere, in Finlandia, che si è aggiudicata l’European Capital of Smart Tourism nel 2026, e Torino, che ha ottenuto lo stesso riconoscimento lo scorso anno. «È importante – rimarca Pizzio – che pubblico e privato collaborino su un territorio allargato affinché tutti gli elementi che compongono la catena dell’accessibilità siano tali». Altri elementi fondamentali quando si parla di accoglienza inclusiva sono l’informazione, che «deve essere quanto più dettagliata possibile con tutti i parametri dell’accessibilità», e la formazione: «Dai receptionist ai camerieri fino ai manager – conclude l’esperto –, devono sapersi relazionare con tutti gli ospiti ed essere in grado di identificare quali possano essere le esigenze di ciascuno».
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