Il popolo iraniano illuso e poi abbandonato: il vero sconfitto della guerra

La retorica trumpiana aveva usato anche la "liberazione" degli iraniani per dare un senso all'attacco del 28 febbraio. E ora si trova tra l'incudine delle bombe e il martello della repressione
May 7, 2026
Il popolo iraniano illuso e poi abbandonato: il vero sconfitto della guerra
Mercato ambulante a Teheran 7 maggio 2026. EPA/ABEDIN TAHERKENAREH
«Al grande e orgoglioso popolo iraniano: l’ora delle libertà è vicina». «Help is on the way, stiamo arrivando a soccorrervi». La retorica trumpiana ha usato anche l’argomento posticcio della “liberazione” per dare un senso all’attacco israelo-americano all’Iran del 28 febbraio scorso. Nessuno ha mai veramente creduto che nell’agenda dell’amministrazione Maga fossero realmente entrati dossier legati alla protezione dei diritti umani e della libertà di espressione, o alle garanzie legali per le detenute e i detenuti politici. Ma c’è stato un breve momento in cui – soprattutto tra una parte degli iraniani della diaspora – si era fatta largo una speranza. Flebile, ma pur sempre speranza, legata al protagonismo del figlio primogenito dell’ultimo Scià di Persia, Reza Pahlavi, in esilio negli Stati Uniti, che all’inizio dell’operazione Epic Fury era stato in grado di catalizzare un certo consenso soprattutto fuori dall’Iran.
Ma oggi? Oggi il popolo iraniano è un’ombra di cartapesta sui grandi scenari geopolitici e soprattutto sugli interessi economici. I 14 punti per l’accordo di pace che si stanno faticosamente mettendo a punto, tra innumerevoli stop and go, contemplano decisive questioni strategiche e di grande impatto per il business mondiale: revoca progressiva del blocco navale americano in cambio dell’apertura dello Stretto di Hormuz; moratoria dell’arricchimento dell’uranio per un certo numero di anni in cambio del graduale scongelamento degli asset iraniani all’estero… Se poi la trattativa tra i negoziatori iraniani e americani non funzionasse, riparlerebbero le bombe.
E il popolo iraniano? E le legittime aspirazioni a una vita libera dalla tirannia? Dimenticati. Ignorati. All’inizio della guerra c’era stata la vaga possibilità di una sollevazione interna contro la teocrazia, propiziata peraltro dagli omicidi mirati dei vertici del regime a opera delle bombe di Israele e Stati Uniti. Ma le divisioni nell’opposizione, l’assenza di una piattaforma condivisa e di una leadership riconosciuta, l’oscuramento selettivo di internet che ostacola da mesi le comunicazioni e la repressione condotta con metodi feroci ha trasformato da improbabile in impossibile il regime change dall’interno. E dunque, cosa resta al popolo iraniano? Lusingato, forse illuso, e poi, a conti fatti, ignorato. Nessun punto dei 14 elencati nel protocollo in discussione dai negoziatori iraniani e americani in queste ore contempla un accenno – anche minuscolo – ai diritti umani, neppure una nota scritta a matita ai margini, oppure un addendum per le future trattative. Nulla. Nemmeno quello che per parte della diaspora iraniana all’estero, indignata per l’ondata di esecuzioni di giovanissimi che si registra nel Paese, potrebbe essere il minimo sindacale: la richiesta di processi a Tribunali aperti, alla presenza di difensori. E invece c’è un’altra prospettiva da brivido, che il presidente Donald Trump ha espresso confusamente il 4 maggio durante un’ampia intervista al The Hugh Hewitt Show: il popolo iraniano ha bisogno di armi per sfidare i suoi oppressori, cioè le forze governative. «Non puoi avere una popolazione disarmata contro persone con Ak-47. Devono avere armi; non appena le avranno, combatteranno come chiunque altro». Un’idea condivisa dal senatore Lindsey Graham, che martedì in un’intervista a Fox News ha descritto l’idea di «rifornire di armi il popolo iraniano affinché possa scendere in piazza armato e ribaltare le sorti della battaglia in Iran». Uno scenario da guerra civile, che davvero nessuno potrebbe auspicare.
Il vero sconfitto in questa guerra insensata, comunque si svilupperanno le trattative, sarà dunque il popolo iraniano: prima incitato poi ignorato. Bombardato. Isolato dal resto del mondo. Oggi gli iraniani vivono in un Paese militarizzato, in cui le infrastrutture sono state devastate, l’inflazione galoppa, l'economia è a terra. Il regime nel frattempo ha rinserrato le file contro i nemici e aumentato la repressione, impiccando decine di prigionieri politici senza un regolare processo dall’inizio della guerra, e richiudendo in carcere 40mila persone con accuse relative alla “sicurezza nazionale”, per lo più sospettate di “amicizia” con Israele o con gli Usa. Chi si preoccupa di loro?

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