Di tumore si guarisce più in Italia che all’estero
La ricerca italiana fa crescere i tassi di sopravvivenza tra i malati di cancro: negli ultimi dieci anni il 9% in più. Con il ruolo decisivo dei fondi stanziati da Fondazione Airc, che torna nelle piazze a chiedere il sostegno degli italiani con “Le Arance della Salute”. A sostegno di ricercatrici di frontiera come Francesca Buffa

Se il cancro è diventato sempre più una malattia curabile lo si deve in massima parte alla ricerca scientifica. E in Italia il principale finanziatore dei progetti di ricerca è Fondazione Airc per la ricerca sul cancro, che ha appena approvato l’investimento per il 2026 di 142 milioni di euro per sostenere circa 5mila scienziati – presenti in un centinaio di istituzioni per lo più pubbliche – impegnati in 779 progetti di ricerca e borse di studio.
Assume quindi particolare importanza l’iniziativa “Le arance della salute”: sabato 24 gennaio in migliaia di piazze italiane è possibile sostenere le attività di Fondazione Airc ricevendo una reticella di arance rosse (13 euro), un vasetto di marmellata di arance rosse (8 euro) o di miele di fiori d’arancio (10 euro). E in più una guida per orientarsi tra informazioni affidabili e false credenze su alimentazione e comportamenti salutari. Ulteriori informazioni, e dove trovare le piazze con le arance, sono disponibili cliccando qui.
«Fondazione Airc – spiega la direttrice scientifica Anna Mondino – contribuisce alla ricerca sul cancro sostenendo un vero e proprio ecosistema diffuso sul territorio nazionale, dedicato alla ricerca di frontiera e alla formazione di giovani ricercatori operanti all’interno di gruppi affermati, o capaci di esprimere progettualità indipendenti». In 60 anni di attività Fondazione Airc ha investito oltre 2,5 miliardi di euro nella ricerca sul cancro.
I più recenti numeri sul cancro in Italia elaborati da Fondazione Airc sui dati forniti da Associazione italiana registri tumori (Airtum) e Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) segnalano che nel 2025 si sono registrati 390.100 nuovi casi di tumore nel nostro Paese: 214.500 tra gli uomini e 175.600 tra le donne. Tra i primi prevale il tumore della prostata (18,8%), seguito da quello del polmone, del colon-retto, vescica e rene; tra le seconde è di gran lunga più diffuso il tumore della mammella (30,3%, pari a oltre 53mila casi, il primo in assoluto) seguito da quello del colon-retto, polmone, corpo dell’utero e tiroide.

Gli stessi dati, precisa Fondazione Airc, indicano però che circa il 50% di coloro che ricevono una diagnosi di tumore può guarire, e che la mortalità è calata del 9% circa negli ultimi dieci anni. Con il risultato che i tassi di sopravvivenza a cinque anni che si registrano in Italia per le forme tumorali più diffuse (mammella, colon-retto e polmone) sono superiori alla media europea.

Gran parte del merito spetta a tutti i gruppi di ricerca che si dedicano ad aggredire il cancro da tutti i punti di vista: dalle innovative Car-T (linfociti T ingegnerizzati) alla biopsia liquida per una diagnosi precoce delle recidive. Tra le ricerche su piste innovative figurano quelle di Francesca Buffa, che può vantare un percorso professionale originale che mostra l’utilità di approcci multidisciplinari in ambito delle scienze biomediche, e della ricerca oncologica in particolare. «Mi sono laureata a Torino in Fisica teorica (disciplina con tanta matematica) – racconta Francesca Buffa –, e ho poi completato un dottorato all’Institute of Cancer Research all’Università di Londra. Nei primi anni Duemila, i risultati del Progetto Genoma hanno rivoluzionato il modo di guardare alla biologia e alla medicina. Come molti altri ricercatori, ho pensato di portare i metodi della fisica e della matematica nella ricerca biologica: sono passata a Oxford, alla guida di un gruppo di ricerca finanziato da Cancer Research UK e da European Research Council, e ho fondato il Laboratorio di biologia computazionale e genomica integrativa». Qui ha ricevuto un finanziamento per «lo sviluppo di metodi per costruire cellule virtuali e studiarne l’evoluzione, con applicazioni al cancro e al microambiente tumorale». Francesca Buffa è rientrata in Italia nel 2022, quando l’Università Bocconi di Milano stava aprendo «un nuovo dipartimento di Scienze computazionali con scopo sia teorico sia applicativo, inclusa l’applicazione dell’intelligenza artificiale all’area medica». Oltre a insegnare in Bocconi, Buffa ha avviato e dirige un laboratorio di Intelligenza artificiale e Biologia dei sistemi presso Ifom, l’Istituto di oncologia molecolare di Fondazione Airc.
«Il sequenziamento del genoma umano – ricorda Buffa – aveva aperto un sacco di domande: per la prima volta avevamo a disposizione la sequenza di tutti i geni, ma non ne sapevamo la funzione. Nell’arco di pochi anni, le tecniche di sequenziamento sono migliorate moltissimo e sono stati resi disponibili tantissimi dati dei pazienti, raccolti anche prima e dopo i trattamenti. Dati che sono aumentati in maniera esponenziale negli ultimi dieci anni, e che occorreva perciò trattare con metodi computazionali».
Infatti le migliaia di dati di sequenziamento disponibili andavano associati a quelli clinici: «Si tratta di centinaia di migliaia di variabili e per analizzarle servono modelli complessi e, appunto, metodi computazionali e intelligenza artificiale applicati ai dati biologici». Che sono appunto l’oggetto dell’insegnamento della professoressa Buffa in Bocconi.
Il progetto che dirige in Ifom, finanziato da Fondazione Airc, riguarda appunto il cancro «che è una malattia tra le più importanti ed è complessa: grazie ai metodi computazionali c'è la speranza di capire la funzione dei geni e trovare trattamenti». Infatti «negli anni si sono capite alcune delle maggiori mutazioni, che danno origine al cancro e lo portano a metastatizzare. Spesso però quando si colpisce una mutazione, il cancro trova il modo ricrescere, o perché ci sono cellule con mutazioni diverse nello stesso tumore, o perché riesce a riorganizzare il proprio modello molecolare per sfuggire al trattamento».
Qui emerge l’utilità dei modelli computazionali: «Data la complessità della malattia e il numero crescente di trattamenti possibili, non è possibile eseguire tutti i trial clinici relativi ai possibili farmaci. E ancor più per il fatto che si usano anche combinazioni di farmaci: quindi c'è bisogno di avere metodi sia sperimentali sia computazionali, che riescono a farci capire cosa funziona in un singolo paziente, e aiutano a concentrare gli sforzi sui trial clinici più promettenti».
In particolare, il Laboratorio della professoressa Buffa in Ifom si occupa del microambiente delle cellule tumorali, che si sviluppano anche in condizioni di scarsità di ossigeno (ipossia): «Il cancro cresce molto rapidamente e non riesce a essere ossigenato in maniera omogenea rispetto al tessuto normale. Questo seleziona cellule cancerogene più aggressive che sono resistenti ai trattamenti e propense a metastatizzare. Noi – chiarisce Buffa – cerchiamo di trovare trattamenti che lo impediscano e aiutino a risvegliare il microambiente (e il sistema immunitario) contro la cellula tumorale. Il tutto grazie a metodi sperimentali avanzati che ci aiutino a comprendere la complessità di come il cancro evolve e risponde ai trattamenti e a sistemi computazionali che ci permettono di analizzare enormi quantità di dati».
In concreto «con tecniche molto avanzate di laboratorio – conclude Buffa – andiamo a spegnere un gene dopo l’altro per capire cosa succede in una cellula in condizioni di basso ossigeno che simulano quelle dell'ambiente tumorale. Poi usando tecniche computazionali avanzate si costruiscono modelli per fare predizioni e andare a testare se queste combinazioni di trattamenti funzionano davvero».
Accanto alla ricerca scientifica, Fondazione Airc sottolinea il valore della prevenzione. Numerosi studi hanno dimostrato che il 40% circa dei nuovi casi di tumore è potenzialmente prevenibile attraverso sane abitudini: non fumare, fare attività fisica, scegliere un’alimentazione varia ed equilibrata in linea con la dieta mediterranea, non bere alcolici, aderire alle vaccinazioni e agli screening raccomandati per la diagnosi precoce ed evitare le esposizioni ambientali e professionali. A preoccupare, per la popolazione italiana, sono sovrappeso e obesità che sono diffusi sin dall’infanzia.
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