Campania, le famiglie custodiscono la vita fragile
Il Forum delle Associazioni familiari e i vescovi della regione, alla vigilia della Giornata nazionale per la Vita del 1° febbraio, in campo per dire ad alta voce che la risposta alla sofferenza è la cura e non l’abbandono o il suicidio assistito

Riportare la vita al centro, soprattutto quando è fragile, segnata dalla sofferenza, esposta al rischio dell’abbandono. È l’orizzonte dentro cui si colloca il convegno “Prendere cura. Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza”, promosso dal Forum delle Associazioni Familiari della Campania e in programma oggi al Teatro Caserta Città della Pace.
La prima parola dell’incontro è affidata a una testimonianza. È quella di Silvia Righezzi, affetta da Sla, morta a 60 anni nel 2023 in seguito alle complicazioni di un intervento di tracheostomia. Una donna forte, nel senso evangelico del termine, che affronta la malattia con una fede limpida e con il sostegno costante della famiglia e della fraternità dell’Ordine Francescano Secolare, che non la lasciano mai sola. Si parte dalle storie, per dare voce a chi chiede cura, vicinanza, accompagnamento, non scorciatoie.
L’iniziativa nasce come risposta corale alla Nota pastorale dei Vescovi della Campania “Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza”, diffusa l’8 dicembre scorso. Un testo che invita a non ridurre la vita a bene disponibile e riafferma la centralità della relazione e della responsabilità condivisa, soprattutto quando la fragilità sembra offuscare l’umano.
Al convegno partecipano monsignor Vincenzo Paglia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita; Domenico Airoma, procuratore della Repubblica di Napoli Nord; Lucio Romano, coordinatore dell’Osservatorio di Bioetica della Diocesi di Napoli; monsignor Antonio Di Donna, presidente della Conferenza Episcopale Campana.
A moderare è Nino Di Maio, presidente del Forum delle Associazioni Familiari della Campania: «Dobbiamo costruire una rete attorno a chi vive la sofferenza, coinvolgendo famiglie, sanità, servizi sociali e comunità. Nessuno deve sentirsi solo. Serve meno burocrazia e più accompagnamento concreto alle famiglie». L’iniziativa è sostenuta da una rete di associazioni impegnate a favore delle famiglie e delle persone più fragili. «Come Associazioni – aggiunge Di Maio – vogliamo aiutare le famiglie a orientarsi tra cure, assistenza e sostegni, semplificando i percorsi e individuando riferimenti chiari».
Nel confronto emerge anche una riflessione sul senso del limite come presidio di umanità. «Il diritto educa fondamentalmente al senso del limite. E qual è il limite per eccellenza se non la dignità dell’uomo?», osserva Domenico Airoma. «Vi sono situazioni in cui è difficile rimanere uomini ed è proprio in quei momenti che il diritto interviene, talora anche contro la nostra stessa volontà, per impedire che rinunciamo alla nostra dignità, in nome alla cosiddetta autodeterminazione. Un diritto che fa rispettare questo limite non fa solo opera di giustizia; compie un insostituibile opera di carità».
Sul versante bioetico, Lucio Romano richiama la responsabilità comunitaria: «Custodire ogni vita, accompagnare ogni sofferenza è il doveroso impegno comunitario che coinvolge tutti e ognuno». Un impegno che «si fonda sulla relazione di cura, ovvero sull’alleanza a tutela delle fragilità soprattutto di quelle più estreme».
Il dibattito sul fine vita interpella tutti, avverte Romano, «senza ostinazione irragionevole dei trattamenti e senza desistenza curativa per persone inguaribili ma sempre curabili», «senza suicidio assistito né eutanasia ma assicurando a ognuno la possibilità concreta di ricorrere alle cure palliative».
Alla vigilia della Giornata per la Vita di domenica 1° febbraio, da Caserta emerge una parola sobria e controcorrente: la risposta alla sofferenza non è l’interruzione della relazione, ma il suo compimento. Non l’uscita di scena, ma una presenza che resta e continua a domandare senso, cura e responsabilità condivisa.
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