L'Italia del dissesto: la mappa delle 684mila frane censite (e solo 1.251 sono monitorate)

I dati della piattaforma nazionale “idrogeo” e l’inventario dei fenomeni nel Belpaese: ben 7.463 comuni (94,5% del totale) sono a rischio per smottamenti, alluvioni, valanghe ed erosione costiera
January 30, 2026
La cartina del dissesto
La cartina del dissesto
«La frana di Niscemi è una frana molto grande e importante. In passato la zona era stata interessata da una frana già nel 1997» fa la premessa il geologo dell’Ispra Alessandro Trigila. «Spesso le frane si riattivano negli stessi luoghi anche dopo periodi di quiescenza di durata pluriennale. Quella di Niscemi non era monitorata - aggiunge il geologo - c’è un progetto di installare la strumentazione con i fondi del Pnrr, in corso di attuazione». Niscemi era uno dei siti attenzionati, come tanti in Italia. «Ad oggi contiamo 684mila frane – aggiunge il geologo dell’Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale – considerando che l'Italia ha una superficie totale di circa 302.000 km quadrati, abbiamo mediamente due frane per km quadrato». Dall’ultimo Rapporto Ispra sul dissesto idrogeologico, datato 2024, emerge che la popolazione a rischio frane in Italia è pari complessivamente a 5,7 milioni di abitanti, di cui 1,28 milioni residenti in aree a maggiore pericolosità, pari al 2,2% della popolazione totale. In tutto ci sono oltre 582.000 famiglie, 742.000 edifici, quasi 75.000 unità locali di impresa e 14.000 beni culturali esposti a rischio nelle aree a maggiore pericolosità da frana.
I principali dati sul dissesto idrogeologico in Italia parlano di 7.463 comuni (94,5% del totale) a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera; il 19,2% del territorio nazionale classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni; le frane in Italia sono i 2/3 delle frane europee. Per Anbi (l’Associazione nazionale bonifiche irrigazioni) attualmente sono circa 8 milioni gli italiani che vivono in zone a rischio (1,2 milioni per frane) di cui 6,8 milioni per alluvione. «La prima opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno è un piano straordinario di manutenzione del territorio» afferma il presidente di Anbi, Francesco Vincenzi. Ma sulle oltre 684mila frane censite all’anagrafe nazionale, quelle monitorate “in situ” sono solo 1.251. «Ogni anno si attivano migliaia di frane – aggiunge Trigila - quelle più critiche sono qualche centinaio. Mentre parliamo ad esempio c’è stata un’altra frana che ha interrotto l’Aurelia in Liguria». I fattori più importanti per l’innesco dei fenomeni franosi sono le precipitazioni brevi e intense, quelle persistenti e i terremoti. Il ciclone Harry potrebbe aver accelerato il fenomeno di Niscemi. Negli ultimi decenni anche gli interventi dell’uomo, come la costruzione di nuove strade, scavi o sovraccarichi del territorio dovuti a edifici hanno assunto un ruolo sempre più determinante tra le cause predisponenti delle frane. Anche l’abbandono delle aree rurali montane e collinari ha determinato un mancato presidio e quindi una assenza di manutenzione del territorio. Eppoi c’è il cambiamento climatico: l’Italia si trova nel cosiddetto “hot spot mediterraneo”, un’area particolarmente vulnerabile agli eventi estremi come piogge intense che hanno a loro volta come conseguenza, un aumento della frequenza delle frane superficiali.
La cartina dell'Ispra
La cartina dell'Ispra
La piattaforma nazionale “Idrogeo” realizzata da Ispra in collaborazione con le Regioni e le Province autonome censisce ogni giorno i principali eventi del territorio. Fra questi frane e danni a edifici, beni culturali, infrastrutture primarie di comunicazione, tessuto economico e produttivo. La piattaforma consente la consultazione, il download e la condivisione di dati, mappe, report, documenti dell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia -Iffi - , delle mappe nazionali di pericolosità per frane e alluvioni e degli indicatori di rischio. Nell’inventario dei fenomeni franosi c’è naturalmente anche Niscemi, con strumentazione di monitoraggio in fase di realizzazione. E nessuno dei 46 progetti per il contrasto al dissesto idrogeologico in Sicilia finanziati col Pnrr riguarda la frana di Niscemi. Ad oggi infatti sono stati stanziati in tutto 99,3 milioni, di cui 43,4 già pagati (il 43,7%). I fondi erano destinati a rispondere “al crescente bisogno di risanare il territorio danneggiato da eventi idrogeologici, mettendo in sicurezza le aree vulnerabili e riducendo i rischi per la popolazione”. Tredici progetti sono ancora in corso, gli altri 33 sono stati completati o sono in fase di collaudo. Tutti fanno capo alla protezione civile regionale. «Il nostro lavoro, come Ispra, è quello di raccogliere tutte le informazioni dalle varie amministrazioni, elaborare i dati e poi pubblicarli. Tutti i dati sono a disposizione del Paese per la prevenzione e mitigazione del rischio» conclude il geologo.

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