Cinque suicidi dall'inizio dell'anno: nelle carceri italiane si continua a morire
di Francesco Dal Mas, Padova
Un uomo si è ucciso a Firenze, altri due casi in pochi giorni nel penitenziario di Padova, al centro delle polemiche per lo spostamento improvviso di un gruppo di detenuti in altre strutture. L'appello del vescovo Cipolla

Tre suicidi, in carcere, in tre giorni. Due a Padova, uno a Solliciano (Firenze). E un tentativo (sventato) a Potenza. La situazione più pesante è al “Due Palazzi” di Padova, dove è stata chiusa l’Alta Sicurezza e pertanto sono rimasti inattivi i laboratori d’integrazione. 23 ristretti sono stati trasferiti nottetempo in altri penitenziari italiani ed uno di loro, un ergastolano di 73 anni, impegnato in attività di cucito, si è tolto la vita. Poche ore dopo, un sinti con cittadinanza italiana di 32 anni si è impiccato nel bagno della propria cella. Nelle stesse ore, all’ospedale di Careggi in toscana moriva un 29enne che gli agenti avevano trovato in cella con un lenzuolo legato al collo, nel carcere di Sollicciano. Sale così a cinque il conto dei detenuti che si sono tolti la vita nel primo mese del 2026. Stamattina, i volontari che da decenni operano nella casa circondariale di Padova, hanno legato due rose rosse alla cancellata del carcere del Due Palazzi, dove vivono in media oltre 600 detenuti. E cresce la mobilitazione: contro – puntualizzano numerose associazioni – non solo il sovraffollamento, ma anche i passi indietro nei processi d’integrazione. Sovraffollamento denunciato dalla stessa presidente della Corte d’Appello di Venezia, Rita Rigoni: «La maggior parte purtroppo dei suicidi avvengono dove c’è il maggior sovraffollamento». Ma a Padova c’è un motivo in più di preoccupazione. Ancora 11 anni fa si era detto che al Due Palazzi non c’erano le condizioni per mantenere l’Alta Sicurezza. Di fatto, però, era sta messa in campo una rete di attività sociale che permetteva a tanti reclusi di rigenerarsi. All’improvviso, nei giorni scorsi, è arrivata quella che Nicola Boscoletto, fondatore della Cooperativa Giotto, 35 anni di lavoro e formazione professionale dietro le sbarre, definisce “deportazione”. E a scendere in campo è stato anche il vescovo di Padova, mons. Claudio Cipolla. «Pur rispettando le motivazioni dell’istituzione rispetto a questa decisione non posso non prendere atto che ciò comporta l’interruzione di percorsi umani, lavorativi e spirituali fondamentali nel percorso di rieducazione e di recupero delle persone detenute». Il vescovo ricorda che «sono persone, quelle coinvolte sulle cui spalle pesano condanne con fine pena altissimi, per molti dei quali l’ergastolo. Ragione per cui, l’avere trovato nell’istituto della nostra città delle ragioni di speranza, prospettive di futuro per loro e le loro famiglie è stato l’occasione di riprendere in mano anche il proprio passato. E non si può che ringraziare la direzione del carcere per queste attenzioni».
Da Padova i detenuti sono stati trasferiti nottetempo a Parma, L’Aquila e Nuoro. «Sebbene i due suicidi di Padova abbiano dinamiche diverse, denunciano lo stato di prostrazione che stanno vivendo in maniere diverse le persone che si trovano a vivere in questo carcere. In certi momenti aumenta il senso di abbandono, che già è altissimo, e quindi nei grandi numeri poi le persone più fragili sono quelle che manifestano con questi atti terribili» riflette Boscoletto. Alla casa di reclusione di Padova, osserva De Fazio «670 detenuti sono stipati in 432 posti, con un sovraffollamento del 155%. Di contro, gli agenti assegnati sono solo 310, quando ne servirebbero almeno 445 (-30%)». «Noi siamo consci che questa struttura, se paragonata ad altre in Italia, può vantare esperienze importanti di dedizione e di recupero ad una vita normale delle persone che qui dentro hanno la possibilità di cambiare – ancora Boscoletto -. Tante persone qui dentro lavorano assieme agli uomini e le donne della Polizia penitenziaria, ci mettono da decenni anima e cuore, tutti, dagli agenti agli educatori, esponenti del terzo settore». Oggi le associazioni si sono incontrate con il Garante nazionale Riccardo Turlini Vita: hanno chiesto chiarimenti sui detenuti trasportati altrove con una modalità che definiscono non «disumana, degradante, feroce». Il presidente della regione, Alberto Stefani, fa sapere di aver sentito il sottosegretario alla giustizia Andrea Ostellari, che gli ha dato rassicurazioni: «Stiamo facendo un lavoro insieme per incentivare la possibilità che ci siano nuovi posti di lavori nei carceri ma soprattutto migliori condizioni di vita per quanto riguarda i detenuti. So che nei prossimi giorni il Ministero interverrà in maniera specifica, sono convinto che adotteranno le soluzioni migliori».
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