Sul mondo c'è un'ombra grande come il Pil dell'Italia

Crescono le preoccupazioni intorno al credito privato: oltre 2mila miliardi di finanziamenti erogati da società non bancarie che risciano di non essere rimborsati. Creando un pericoloso effetto contagio
March 29, 2026
Sul mondo c'è un'ombra grande come il Pil dell'Italia
La sede della Borsa di New York a Wall Street / IMAGOECONOMICA
C’è un’ombra, grande poco meno del Pil dell’Italia, che si stende sui mercati globali. E’ l’ombra lunga del credito privato: oltre 2mila miliardi di dollari di finanziamenti effettuati da società finanziarie (e non dalle banche tradizionali), che ora rischiano di finire schiacciati nel peggioramento della situazione economica, e dunque non rimborsati. Mettendo nei guai i soggetti che hanno erogato quel credito, che a loro volta potrebbero contagiare altri pezzi di mercato in un pericoloso effetto domino. L’ombra lunga parte dagli Stati Uniti ma arriva fino all’Europa, tanto è vero che in settimana indiscrezioni dell’agenzia Bloomberg hanno riportato di una serie di controlli extra in arrivo da parte della Banca centrale europea, interessata a capire quanto siano coinvolti in questo genere di attività gli istituti del Vecchio continente (storicamente i più attratti sono quelli francesi e tedeschi).
Facciamo un passo indietro, di qualche settimana. Ovvero alle scosse subite dai mercati azionari per lo più americani nel mese di febbraio, quando nuove pesanti incognite sugli effetti dell’intelligenza artificiale hanno improvvisamente creato  - ne avevamo parlato anche qui su ZeroVirgola -  forti preoccupazioni sul destino di alcuni settori e su alcune categorie di società in particolare, fino a pochi giorni prima ritenute in piena salute e capaci di rimborsare prestiti anche ingenti. E’ come se fosse partito un moto di sfiducia che ha spinto un numero via via crescente di operatori a chiedere di uscire dai fondi che avevano prestato denaro a quelle stesse società. Un vortice che ha travolto i fondi, costretti uno dopo l’altro a bloccare i riscatti, cioè a chiudere le porte in faccia a chi voleva indietro i propri soldi. Un segnale decisamente inquietante, che ha finito per alimentare ulteriore sfiducia, spingere altri a disinvestire e - a cascata - bloccato altri fondi. Poi è arrivata la guerra in Iran, che ha dato nuovi problemi ai mercati finanziari ma ha finito per peggiorare anche quelli già esistenti, come il credito privato: il numero delle società che hanno bloccato i riscatti è aumentato, arrivando nei giorni scorsi a coinvolgere anche alcuni “specialisti” ritenuti per questo più affidabili di altri.
E ora? Impossibile fare previsioni. Le variabili sono tante e soprattutto lo scenario è troppo inedito per prefigurare gli impatti del fenomeno su un mercato che è anche solo difficile da comprendere nelle sue ramificazioni. Inutile, quindi, cedere ad allarmi eccessivi, soprattutto da chi si trova ai margini come l’Europa e in particolare l’Italia. Di certo però siamo alle prese con una prova di stress per una parte già molto “tirata” dell’architettura finanziaria contemporanea, che a vent’anni dalla crisi dei mutui spazzatura di Lehman Brothers si trova alle prese con una situazione potenzialmente non molto diversa. Ovvero una gestione disinvolta del rischio, che ha approfittato della fiducia attribuita ma che ora potrebbe distruggerla in un attimo.
Il punto nodale lo ha chiaramente identificato Chiara Scotti, vice direttrice della Banca d’Italia, in un intervento tenuto in settimana: «Poiché gli istituti finanziari non bancari - ha ricordato - svolgono attività tradizionali simili a quelle bancarie senza una regolamentazione comparabile o un accesso analogo alle reti di sicurezza sociale, sorgono preoccupazioni in merito alla loro stabilità finanziaria». Ecco il punto: il credito concesso da chi non nasce per fare questo tipo di attività. E che quindi rischia di trovarsi mal equipaggiato di fronte a situazioni straordinarie. Come detto, le stime parlano di circa 2mila miliardi di dollari di attività del genere, destinati a raddoppiare nel giro di pochi anni. A meno che, prima, scoppi la bolla.

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