Incoscienti, ciniche o resilienti, le borse corrono. Verso dove?

L'economia crolla, le Borse volano. Perché più delle guerre, del debito, dei prezzi che corrono incidono le aspettative sull'Intelligenza artificiale e gli utili record di Wall Street
May 10, 2026
Incoscienti, ciniche o resilienti, le borse corrono. Verso dove?
La sede di uno stabilimento Whirlpool in Ohio negli Stati Uniti / REUTERS
Per gli ultimi settant'anni, Whirlpool è stato un simbolo di affidabilità. Per chi comprava i suoi elettrodomestici, e per chi ne possedeva le azioni: dal 1955, anno della sua fondazione, non aveva mai smesso di pagare un dividendo ai propri soci, mostrandosi capace di galleggiare in dieci diverse recessioni e di fronteggiare - non senza fatica - la concorrenza dei giganti coreani ieri e cinesi oggi. Dal Covid in poi le acque si erano fatte ancora più agitate, ma finora il marchio noto per lavatrici e asciugatrici sembrava reggere; finché in settimana, il patatrac. L'azienda ha annunciato il famigerato "taglio della cedola": fino a nuove decisioni, si terrà in cassa le centinaia di milioni di dollari fin qui distribuite agli azionisti, in questa fase necessarie a finanziare investimenti e rimborso dei (tanti) debiti accumulati nel tempo. La Borsa non ha gradito: in una settimana il titolo ha perso il 17%, che porta il bilancio dell'ultimo anno a un passo dal -50%, ovvero al dimezzamento della capitalizzazione di Borsa.
Su ZeroVirgola siamo partiti di qui perché la vicenda di Whrilpool non è un caso frequente, come si potrebbe facilmente immaginare vista l'aria che si respira tra i consumatori americani (e non solo), dove i prezzi corrono e la fiducia crolla sotto i colpi di una guerra che non piace e non si capisce, e che intanto ha già prodotto enormi effetti collaterali. Al contrario, Whirlpool è la classica eccezione che conferma la regola: a dispetto di una situazione economica locale e globale che vede i traffici paralizzati, l'inflazione in fase di impennata e i debiti a nuovi livelli record (353mila miliardi di dollari quello globale nel primo trimestre del 2026, secondo l'Institute of International Finance), le Borse globali si sono riportate vicino ai record storici. A partire da Wall Street, dove venerdì hanno inciso molto più i dati migliori delle attese sul mercato del lavoro che una fiducia sempre più bassa tra i consumatori, di cui abbiamo parlato giusto un mese fa. Ci sarebbe da riflettere su come stia veramente l'economia americana, per lo meno quella reale fatta di famiglie, aziende e poteri d'acquisto, ma non ce n'è stato il tempo: la corsa è continuata e ha proiettato i principali indici americani, ovvero l'S&P 500 e il tecnologico Nasdaq, sui massimi di sempre, chiudendo la sesta settimana consecutiva di rialzi (una serie positiva che non si vedeva dall'ottobre 2024).

Lo zampino dell'Intelligenza artificiale

Chi cerca una ragione puntuale la trova, tanto per cambiare, negli sviluppi dell'Intelligenza artificiale. La rivoluzione è in corso, le ricadute sono ancora in via di definizione, talvolta - come abbiamo segnalato anche qui su ZeroVirgola - si accendono improvvisi allarmi, ma di certo è capace di portare un ottimismo contagioso in chi ne cerca qualche motivo, più o meno fondato. Un'effervescenza dettata adesso dai conti del primo trimestre approvati nelle settimane scorse. Conti eccezionali, segnati da valanghe di utili e da manovra finanziarie che hanno consentito a chi possiede le aziende dell'IA di aumentarne il valore a bilancio. Emblematico, in questo caso, quanto accaduto ad Amazon: il colosso dell'e-commerce ha chiuso i primi tre mesi dell'anno con 18 miliardi di dollari di utile, trainati dalla rivalutazione della propria quota in Anthropic, su cui finora ha investito 13 miliardi di dollari (poco meno dell'importo dell'ultima legge di Bilancio dell'Italia, tanto per avere un'idea).

Oltre 500 miliardi di utili in tre mesi

Ma l'euforia da IA, dopo un inizio d'anno segnato da maggiore cautela se non preoccupazione, ha investito tutte le principali quotate di Wall Street, che nonostante la crescita di altre piazze finanziarie rivali resta la bussola per i mercati globali. Basta guardare ai conti trimestrali delle 440 quotate comprese nell'indice S&P 500: finora, l'83% ha battuto in positivo le attese della vigilia, molto meglio di quanto capita di norma (il 67%). Se, come probabile, anche le ultime società a presentare i propri risultati confermeranno il trend, ecco che in totale le quotate del principale indice di Wall Street avranno messo da parte qualcosa come 520-540 miliardi di dollari di utili in soli tre mesi, una liquidità immensa che suona come uno scudo utilizzabile di fronte a tutto ciò che di male potrà capitare nei prossimi mesi. Rispetto al primo trimestre 2025, quando Donald Trump si era appena insediato e la guerra in Iran non certo nel radar, il balzo è di quasi il 30%, migliore di oltre il doppio rispetto a quanto si prospettava solo a marzo. 

Capolinea ancora lontano?

Ma perché questa euforia, e questa corsa? Perché i valori di Borsa, ma anche gli utili, corrono in un contesto contrassegnato da così tante incertezze? Gli esperti di mercati hanno tante spiegazioni, e quindi - alla fine - nessuna che metta tutti d'accordo. Di certo i mercati finanziari ormai somigliano più a una sala scommesse che allo specchio dell'economia reale, e da quando - e non è poco - viaggiano su valori così alti cercano ogni ragionevole motivo (o scusa?) per correre ancora. E così, ad esempio, più del petrolio a 100 dollari al barile si fa affidamento su previsioni di medio termine che lo vedono proiettato su valori pre-Hormuz. E poi c'è il fattore Trump, che ai mercati piace anzitutto per la volatilità (o confusione?) che porta con sé. Il gruppo che gli fa capo, con tutte le sue attività industriali e soprattutto finanziarie (tra cui molte legate alle criptovalute) ha guadagnato molto da questo primo anno ormai abbondante di ritorno dalla Casa Bianca. E così buona parte di Wall Street: che, anche solo per questo, si frega le mani e si augura che rimanga a lungo là dove si trova adesso.

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