Chi si arrabbia a guardare la foto di famiglia dell'Irpef
Un quinto dei contribuenti paga un terzo di tutta l'Irpef 2024: è la conferma che su lavoratori e pensionati pesa buona parte del fisco. E che alleviarlo è molto difficile

In una famiglia che funziona bene, ognuno contribuisce per quello che può o quello che riesce. In una famiglia che non funziona tanto, ognuno fa quello che vuole, o al massimo quello che deve. Le variabili sono molte, le situazioni più complesse di come possono superficialmente apparire e spesso dipendono dal carattere o dai ruoli che ognuno si è ritagliato nel tempo, alla luce dei quali quando ci si siede a tavola si lamenta, lancia accuse o al contrario si sente additato da chi invece ritiene di contribuire alla causa più del dovuto. Questo lungo preambolo per arrivare ai numeri di cui ci si occupa oggi su ZeroVirgola, al termine di una settimana in cui abbiamo avuto facile conferma di una situazione generale poco rassicurante.
Perché l'Irpef ci dice molto...
Ma di questo abbiamo già parlato altrove, e non c'è - al momento - molto da aggiungere. Voltiamo allora pagina, e andiamo a spucluare un'altra questione che comunque attiene allo stato di salute dell'economia italiana, visto che potrebbe migliorarla molto ma invece pare narcotizzarla: il fisco. Giovedì il Tesoro ha pubblicato le statistiche relative al gestito Irpef sui redditi 2024, un monte stipendi e pensioni che ha toccato i 1.073 miliardi di euro e dunque si avvicina alla metà del Pil. Per i meno esperti, vale la pena ricordare che l'Imposta sul Reddito delle Persone Fisiche rappresenta la principale imposta diretta in Italia, e viene applicata progressivamente sul reddito complessivo di lavoratori dipendenti, autonomi e pensionati. Il fisco si regge anche su molti altri pilastri, ma senz'altro questo è il più grande e significativo.
... e cosa ci suggeriscono i numeri 2024
Leggere i numeri significa capire come vanno i redditi degli italiani (la media del 2024, per quello che vale, è cresciuta del 4% a 25.820 euro a testa), dove si guadagna di più (la Lombardia, con 30.200 euro), ma soprattutto chi fornisce il maggior contributo alle casse dello Stato. E qui bisogna ricordare la storia della famiglia, sedersi e respirare a fondo: circa un contribuente su quattro (11,3 milioni su 42,8) l'Irpef non la paga proprio o la compensa con altre voci, mentre poco meno di un terzo del totale viene versato da chi ha un reddito o una pensione tra i 35mila e i 70mila euro. A spanne si tratta del ceto medio, quello che pesa sul numero per meno di un quinto ma contribuisce al gettito per quasi un terzo. Non è una novità, ma c'è da capirlo se qualcuno borbotta. Anche perché intorno ci sono altre cifre che accendono ragionevoli dubbi sull'atteggiamento con cui ognuno si siede al tavolo di famiglia: è il caso dei lavoratori autonomi, ad esempio, che contribuiscono per meno del 15%; qui il problema è che sono pochi, visto che la media pro capite è molto superiore alla media generale, con i 67.510 euro di reddito dichiarato a testa. A migliorare un po' l'umore c'è l'incremento registrato sia di chi ha un contratto a tempo indeterminato (+1,6% sul 2023) sia determinato (+1,1%), a conferma di un mercato del lavoro in via di consolidamento (per lo meno questo accadeva due anni fa).
Cambiare qualcosa o cambiare tutto?
La fotografia Irpef ci fa capire perché qualcosa andrebbe cambiato, e perché spesso qualcuno si trovi a battere i pugni sul tavolo. Ma non è facile. Basta ricordare quanto accaduto nell'autunno scorso, quando la mini sforbiciata all'Irpef introdotta con la legge di Bilancio è costata mesi di polemiche e levate di scudi. Nonostante la riduzione dal 35% al 33% dell'aliquota fosse concentrata proprio su chi dichiara un reddito tra i 28 e i 50mila euro, cioè chi paga più di quanto pesa, e in ballo ci fosse poco più di un caffè al giorno. Forse la foto andrebbe strappata, gettata e dimenticata. Per poi ripartire da zero.
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