La Cina mostra i muscoli, a spese di dollaro ed euro

Mentre mezzo mondo è impegnato a farsi la guerra, Pechino si fa largo sul mercato valutario. Dove l'Europa potrebbe conquistarsi il sup spazio. Se solo lo volesse
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June 7, 2026
La Cina mostra i muscoli, a spese di dollaro ed euro
Festeggiamenti per l'ingresso della Croazia nell'area euro, a gennaio 2023 / Ecb
Gira voce che alcune delle poche navi transitate in queste settimane per lo stretto di Hormuz abbiano pagato un pedaggio non in dollari né tanto meno in euro, ma in criptovalute. O in renminbi, la valuta cinese (il significato è "moneta del popolo") che negli ultimi mesi si è dotata di una infrastruttura elettronica di pagamento. Si tratta di un segnale, solo di un segnale. Sufficiente a dimostrare, però, come il dollaro non sia più la moneta di scambio a cui si fa riferimento nelle situazioni più complesse, in cui è più alto il rischio di non vedersi riconosciuto il prezzo pattuito. E dimostra anche che il peso delle alternative al biglietto verde sta crescendo, così come la valenza sempre più strategica - non solo a livello economico ma anche geopolitico - del mercato valutario.
Sono passati pochi mesi da quando, era il 1° febbraio, il presidente Xi Jinping ha auspicato che il renminbi possa diventare a pieno titolo una valuta di riserva globale, in una delle sue dichiarazioni più dirompenti effettuate finora sull'ambizione della Cina di rafforzare il ruolo internazionale della propria valuta. Il percorso è partito da lontano, e la strada da fare è ancora tanta: tra le riserve, il dollaro statunitense mantiere la sua quota intorno al 57%, l'euro viaggia intorno al 20% lo yen giapponese e la sterlina britannica sono intorno al 5-6%, mentre il renminbi cinese è al 2%. Ma il peso di Pechino è già molto superiore se guardiamo agli scambi commerciali, che per il 9% è regolato in valuta cinese. D'altronde, complice una spregiudicatezza nella politica fiscale e valutaria che le grandi potenze occidentali non possono permettersi, la Cina è il Paese che attraverso la sua Banca centrale ha acquistato la maggior quantità al mondo di oro destinato a riserve (oltre 350 tonnellate) dal 2022 in poi, e intanto ha continuato imperterrita ad acquistare titoli di Stato americani, alimentando quella "sudditanza" che tanto fa paura a Donald Trump.
Movimenti come questi fanno meno rumore e meno paura delle guerre - reali o commerciali - che si combattono in giro per il mondo, e che stanno cambiando pezzo dopo pezzo il quadro geopolitico globale. Ma non sono meno rilevanti, anzi. Una valuta forte è sinonimo di influenza e pervasività di chi la emette, soprattutto adesso che il quadro si sta complicando con l'ingresso di valute digitali - le temute "stablecoin" - che puntano a squadernare l'assetto che abbiamo conosciuto finora.
E l'Europa? Su questo tavolo, così come su tanti altri, conta meno di quanto vale. Lo ha ribadito la Banca centrale europea in settimana, pubblicando le statistiche annuali sulla diffusione dell'euro, un lungo elenco di numeri e grafici che rappresenta perfettamente le potenzialità solo parzialmente sfruttate dell'Unione europea sullo scacchiere globale. Un'Europa che tiene le posizioni, anzi le consolida progressivamente (dal 2014, la quota dell'euro è aumentata di circa l'1,5% sugli scambi complessivi), ma a un ritmo lento, troppo lento. Perché non è in grado di far leva sui punti di maggior forza: nel 2025, ad esempio, l'emissione di debito internazionale denominato in euro ha raggiunto il livello più alti dalla nascita della valuta, l'euro è diventato la valuta leader nel mercato internazionale delle obbligazioni verdi e sostenibili, durante i recenti choc geopolitici l'euro si è comportato da valuta rifugio. Traguardi centrati non a caso, ma frutto della credibilità che - per merito proprio o demeriti altrui - l'Unione europea è riuscita a costruire sui mercati. "Si apre la possibilità per l'euro di accrescere il suo appeal globale, a condizione che i responsabili politici europei creino le condizioni necessarie e traducano le parole in azioni", ha commentato la presidente Bce, Christine Lagarde: "Affinché ciò avvenga, è necessario rafforzare i tre pilastri su cui si fonda il potenziale globale dell'euro: la resilienza economica, l'integrità giuridica e istituzionale e la credibilità geopolitica". Ce n'è d'avanzo, per il bene dell'euro ma anche per quello di un'Europa finalmente capace di un salto di qualità.

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