I chatbot valgono tanto, tantissimo. Ne siamo certi?

L'ipotesi che OpenAi "offra" un 5% all'Amministrazione americana riaccende i dubbi sul reale valore di questi colossi, che per ora perdono molto più di quanto fatturano
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July 5, 2026
I chatbot valgono tanto, tantissimo. Ne siamo certi?
Sam Altman con Donald Trump alla Casa Bianca a inizio 2025 / ANSA
Sul fatto che l’intelligenza artificiale sia destinata a segnare il nostro prossimo futuro dal punto di vista sociale ed economico siamo ormai tutti d’accordo. Ma intorno a questa certezza aleggiano un sacco di domande e un sacco di dubbi, alcuni di portata strutturale. Uno su tutti: l’Ia ci porterà più rischi o più opportunità? La Magnifica humanitas, in quest’ottica, è uno straordinario compendio degli uni e delle altre, ambito per ambito. E una conferma della fatica che “il mondo” ancora fa a capire di cosa si tratti davvero arriva dalle valutazioni stratosferiche che le società legate all’Intelligenza artificiale stanno accumulando negli Stati Uniti. Fare il punto non è facile, perché intorno a questa nuove frontiera si muove sia un’ampia rosa di società tecnologiche quotate in Borsa (che però non lavorano solo sull’Ia) e un altrettanto nutrito gruppo di start-up e colossi non quotati che invece operano quasi integralmente intorno a bot e algoritmi.
Risultato: difficile quantificare l’esatto valore che, solo negli Stati Uniti, ruota intorno all’Ia. Tanto vale chiederlo direttamente a lei. A precisa domanda, ChatGpt si mostra preparato e specifica che «le circa 20–30 principali società private I arrivano complessivamente a oltre 2 trilioni di dollari di valutazione secondo le più recenti raccolte di mercato». Scritto per lungo, fanno oltre 2.000.000.000.000 di dollari, circa il Pil dell’Italia. A guidare la classifica sono le due società di cui si sente parlare di più, ovvero Anthropic (valutata 965 miliardi di dollari) e OpenAi, la “mamma” di ChatGpt, che ne vale 825. Entrambe però non sono (ancora) quotate in Borsa, e così il valore viene calcolato in base agli ultimi aumenti di capitali effettuati nei mesi scorsi con investitori privati, che hanno versato decine di miliardi per poter entrare tra i soci di società che promettono volumi d’affari stellari: come SpaceX, ad esempio, che nei mesi scorsi ha annunciato di avere un mercato potenziale da 26.500 miliardi di dollari solo sul settore   (ne avevamo parlato su ZeroVirgola un paio di mesi fa).
Sta di fatto che si tratta di cifre “virtuali”, frutto di calcoli ambiziosi e comunque proiettate sul futuro, e per questo tanto grandi, per alcuni pure troppo. Se n’è parlato ancora in settimana, quando il Financial Times ha anticipato che OpenAi potrebbe aprire il capitale all’Amministrazione americana. In ballo, secondo le indiscrezioni, ci sarebbe una quota del 5%, del valore di oltre 40 miliardi (una cifra, tanto per capire, con cui l’Italia ci farebbe due-tre manovre di bilancio). Difficile che lo Stato americano, pur più benestante del nostro, possa sborsare questa cifra. Più verosimile che ilsuo fondatore, Sam Altman, la regali alle autorità, per buoni rapporti e più nel dettaglio per far capire che il gruppo non ha nulla da nascondere al suo interno. Ma se dalla dimensione politica si passa a quella meramente finanziaria, ecco che i dubbi tornano: com’è possibile che una società sia mossa da così tanta generosità, per di più alla vigilia dello sbarco a Wall Street? Chi vede il bicchiere mezzo vuoto, ricorda che negli ultimi tre anni le perdite (passate da 2 a 38,5 miliardi di euro) sono cresciute molto più dei ricavi, comunque saliti da 1,6 a 13 miliardi. Cifre che danno l’idea dell’ambizione - per non dire dell’azzardo - che c’è dietro ai campioni dell’Intelligenza artificiale, che promettono molto ma intanto chiedono altrettanto. E in fondo, dicono i maligni, non offrono prodotti o servizi così diversi da quelli dei concorrenti cinesi, che viaggiano su valutazioni molto più “umane”. Il tempo aiuterà a chiarirci le idee. Basterà magari anche solo qualche settimana d’estate, quelle che ZeroVirgola si prende ora di vacanza. Ripartiremo di qui.

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