Se i social non sono più social

I social non crollano: si svuotano. Da piazze di relazione sono diventati feed da consumare, e la reciprocitĆ  migra altrove
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March 6, 2026
Se i social non sono più social
Non ĆØ facile provare nostalgia per i social network degli inizi. GiĆ  allora, in fondo, se ne intuiva il lato oscuro: il continuo bisogno di apparire, che spesso sfociava nell’esibizionismo, e quei giudizi netti, a volte superficiali, su qualunque argomento. Eppure, dentro quella goffaggine, c’era qualcosa di autentico. C’eravamo noi: i nostri amici, le nostre fotografie sfuocate, i pensieri quotidiani, perfino le ingenuitĆ . I social, nel bene e nel male, assomigliavano ancora a una piazza.
Oggi quella sensazione ĆØ evaporata. Facebook, Instagram, TikTok — tralasciando X — continuano a chiamarsi ā€œsocialā€, ma sempre più spesso somigliano a un flusso impersonale di video, inserzioni, polemiche, creator e contenuti costruiti per catturare l’attenzione. In una recente decisione del tribunale federale statunitense sul caso Meta si legge che, negli Stati Uniti, appena il 17% del tempo trascorso su Facebook e il 7% di quello su Instagram riguarda contenuti pubblicati dagli amici: tutto il resto ĆØ occupato da materiali suggeriti da algoritmi. ƈ un dato che dice molto: la rete sociale, almeno nel feed, ha definitivamente ceduto il passo alla distribuzione automatica di contenuti, in un certo senso siamo tornati alla passivitĆ  della Tv.
Più che conversare, ormai, scorriamo. E scorriamo spesso senza vera partecipazione, quasi per riflesso. Del resto, anche i numeri raccontano una stanchezza crescente: secondo il rapporto globale di DataReportal, il tempo medio trascorso ogni giorno sui social ĆØ sceso a 2 ore e 21 minuti, in calo rispetto agli anni precedenti; e in Italia, tra l’inizio del 2024 e l’inizio del 2025, le identitĆ  social censite risultano diminuite di circa 600 mila unitĆ . Non ĆØ un crollo, ma basta per dire che qualcosa si ĆØ incrinato.
Forse il punto non ĆØ che le persone abbiano smesso di desiderare relazione. Al contrario: ne cercano una forma meno tossica. PerchĆ© una parte del disagio nasce proprio dalla qualitĆ  dell’ambiente digitale. Se lo spazio comune ĆØ invaso da contenuti seriali, da immagini generate in automatico, da provocazioni continue e da toni aggressivi, anche il desiderio di esporsi o semplicemente di partecipare diminuisce. Si resta presenti, ma in modo dimesso; si guarda, ma senza sentirsi davvero coinvolti.
Per questo la vera notizia non ĆØ la ā€œmorteā€ dei social, formula troppo semplicistica, ma il loro progressivo svuotamento come luogo di incontro. Le persone non stanno tornando all’analogico o semplicemente al reale: stanno piuttosto cercando altrove spazi meno rissosi e più silenziosi. Newsletter, gruppi chiusi, community su Discord, forum come Reddit, che continua infatti a crescere e ha dichiarato 121,4 milioni di utenti attivi giornalieri nel quarto trimestre del 2025. Non sono piazze oceaniche, ma ambienti più piccoli, dove contano ancora riconoscibilitĆ , tono e rispetto reciproco.
In fondo la questione ĆØ tutta qui, come ha osservato il giornalista Andrea Daniele Signorelli nel suo podcast: un luogo digitale resta vivo solo finchĆ© custodisce un minimo di reciprocitĆ . Quando invece diventa soltanto un nastro infinito da consumare in attesa della metropolitana o mentre bolle l’acqua della pasta, smette di essere una comunitĆ  e diventa un’abitudine. Forse i social di massa non finiranno con un tonfo, ma con una lenta perdita di significato.

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