Se i social non sono più social
I social non crollano: si svuotano. Da piazze di relazione sono diventati feed da consumare, e la reciprocitĆ migra altrove

Non ĆØ facile provare nostalgia per i social network degli inizi. GiĆ allora, in fondo, se ne intuiva il lato oscuro: il continuo bisogno di apparire, che spesso sfociava nellāesibizionismo, e quei giudizi netti, a volte superficiali, su qualunque argomento. Eppure, dentro quella goffaggine, cāera qualcosa di autentico. Cāeravamo noi: i nostri amici, le nostre fotografie sfuocate, i pensieri quotidiani, perfino le ingenuitĆ . I social, nel bene e nel male, assomigliavano ancora a una piazza.
Oggi quella sensazione ĆØ evaporata. Facebook, Instagram, TikTok ā tralasciando X ā continuano a chiamarsi āsocialā, ma sempre più spesso somigliano a un flusso impersonale di video, inserzioni, polemiche, creator e contenuti costruiti per catturare lāattenzione. In una recente decisione del tribunale federale statunitense sul caso Meta si legge che, negli Stati Uniti, appena il 17% del tempo trascorso su Facebook e il 7% di quello su Instagram riguarda contenuti pubblicati dagli amici: tutto il resto ĆØ occupato da materiali suggeriti da algoritmi. Ć un dato che dice molto: la rete sociale, almeno nel feed, ha definitivamente ceduto il passo alla distribuzione automatica di contenuti, in un certo senso siamo tornati alla passivitĆ della Tv.
Più che conversare, ormai, scorriamo. E scorriamo spesso senza vera partecipazione, quasi per riflesso. Del resto, anche i numeri raccontano una stanchezza crescente: secondo il rapporto globale di DataReportal, il tempo medio trascorso ogni giorno sui social ĆØ sceso a 2 ore e 21 minuti, in calo rispetto agli anni precedenti; e in Italia, tra lāinizio del 2024 e lāinizio del 2025, le identitĆ social censite risultano diminuite di circa 600 mila unitĆ . Non ĆØ un crollo, ma basta per dire che qualcosa si ĆØ incrinato.
Forse il punto non ĆØ che le persone abbiano smesso di desiderare relazione. Al contrario: ne cercano una forma meno tossica. PerchĆ© una parte del disagio nasce proprio dalla qualitĆ dellāambiente digitale. Se lo spazio comune ĆØ invaso da contenuti seriali, da immagini generate in automatico, da provocazioni continue e da toni aggressivi, anche il desiderio di esporsi o semplicemente di partecipare diminuisce. Si resta presenti, ma in modo dimesso; si guarda, ma senza sentirsi davvero coinvolti.
Per questo la vera notizia non ĆØ la āmorteā dei social, formula troppo semplicistica, ma il loro progressivo svuotamento come luogo di incontro. Le persone non stanno tornando allāanalogico o semplicemente al reale: stanno piuttosto cercando altrove spazi meno rissosi e più silenziosi. Newsletter, gruppi chiusi, community su Discord, forum come Reddit, che continua infatti a crescere e ha dichiarato 121,4 milioni di utenti attivi giornalieri nel quarto trimestre del 2025. Non sono piazze oceaniche, ma ambienti più piccoli, dove contano ancora riconoscibilitĆ , tono e rispetto reciproco.
In fondo la questione ĆØ tutta qui, come ha osservato il giornalista Andrea Daniele Signorelli nel suo podcast: un luogo digitale resta vivo solo finchĆ© custodisce un minimo di reciprocitĆ . Quando invece diventa soltanto un nastro infinito da consumare in attesa della metropolitana o mentre bolle lāacqua della pasta, smette di essere una comunitĆ e diventa unāabitudine. Forse i social di massa non finiranno con un tonfo, ma con una lenta perdita di significato.
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