Se i finanziamenti americani per la libertà di internet nel mondo sono a rischio
Il programma "Internet Freedon" che finanzia gruppi che sviluppano tecnologie per eludere i controlli dei governi repressivi sotto grave minaccia

Per quasi vent’anni, gli Stati Uniti hanno finanziato in modo silenzioso uno sforzo globale per impedire che Internet si dividesse in feudi gestiti dai governi autoritari di tutto il mondo. E oggi quei fondi sono seriamente minacciati e in parte sono già stati eliminati, mettendo a rischio i diritti digitali e la libertà di Internet in tutto il mondo.
Al centro di questa vicenda vi è il programma “Internet Freedom”, gestito dal Dipartimento di Stato americano, che ha finanziato piccoli gruppi in tutto il mondo, dall’Iran alla Cina alle Filippine, che a loro volta hanno sviluppato tecnologie per eludere i controlli su Internet imposti dai governi autoritari.
Secondo i dati riportati dal quotidiano britannico The Guardian sono stati erogati oltre 424 milioni di euro negli ultimi 10 anni e 80 milioni solo nel 2024. Questi numeri erano antecedenti alla decisione del Dipartimento per l’efficienza governativa (Doge) voluto dal presidente americano Donald Trump, di ridurre le dimensioni delle agenzie e delle iniziative governative statunitensi. È stato a quel punto che i dipendenti di ruolo che lavoravano per il programma “Internet Freedom” si sono dimessi o sono stati licenziati lo scorso anno. «Il programma ‘Internet Freedom’ aveva finanziato lo sviluppo di molte delle tecnologie di elusione della censura da cui dipendono milioni di persone in tutto il mondo per mantenere un collegamento con il mondo esterno», ha spiegato Doug Madory, un esperto americano di infrastrutture della Rete, e per garantire la libertà di accesso a Internet. Gli Stati Uniti hanno finanziato gruppi in grado di sviluppare tecnologie in grado di superare restrizioni, come il servizio di messaggistica crittografata Signal o il browser Tor che garantisce l’anonimato online. Esistono anche tecnologie più avanzate che hanno permesso nel tempo di aggirare anche regimi di censura e ottenere notizie internazionali, dall’Iran ad esempio, anche quando le reti di telefonia mobile erano fuori uso, attraverso metodi come il datacasting satellitare, in cui i dati vengono trasmessi in modo simile al segnale televisivo.
«Quando si sfida la censura, l’effetto a lungo termine è che i governi repressivi devono o aprire la loro rete Internet oppure andare nella direzione della Corea del Nord» ha spiegato un ex funzionario americano del programma “Internet Freedom”. E oggi che i regimi autoritari stanno peggiorando in tutto il mondo, sempre più organizzazioni – giornalisti, attivisti e società civile – sono alla ricerca di queste tecnologie e dei gruppi che le sviluppano. Senza i finanziamenti americani le organizzazioni che forniscono questi strumenti sono però in grande difficoltà e questo ha delle conseguenze dirette sulla libertà di accesso alla Rete.
Secondo il Guardian, alcuni dei gruppi che lavorano su queste tecnologie hanno licenziato personale; altri continuano a lavorare senza stipendio. Alcuni sperano che una parte dei fondi possa essere ripristinata dagli Usa; altri hanno rivolto le loro attese verso l’Europa. Quello che si sa finora è che l’Open Technology Fund (OTF), un’organizzazione no-profit che collabora con il governo americano per gestire circa la metà di questi fondi, ha vinto il primo atto della causa legale per ottenere il ripristino di parte di questi finanziamenti lo scorso dicembre; ma l’amministrazione Trump non si arrenderà e presenterà ricorso contro tale sentenza. Di fatto, questi tagli renderanno più facile costruire “una cortina di ferro digitale” e i primi effetti di tutto questo li abbiamo visti meno di un mese fa quando l’Iran è riuscito a tagliare fuori dall’Internet globale la sanguinosa repressione delle proteste antigovernative che hanno coinvolte migliaia di persone a Teheran e nelle altre città iraniane.
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