"Carina", "graziato", "San Beniamino": cosa c'è dietro ai giudizi del concorso notai
Un file pubblicato per errore sul sito del Notariato ha rivelato commenti personali sui vincitori delle prove. Gli esclusi lamentano «santi in Paradiso». Il Codacons valuta ricorsi

Alcuni sono commenti sessisti (“carina”), altri sono riferimenti alle prove (“graziato sul commerciale”, “salvato sul civile”), altri ancora sono giudizi personali (“fenomeno???”) e molti sono nomi dei santi (“Santa Caterina di Svezia”, “Sant’Emanuele”, “San Beniamino”). È questo il tenore degli appunti che affiancano i nomi dei candidati notai che nel 2024 hanno superato la prova scritta – e che entro qualche settimana dovrebbero affrontare gli orali – nel documento Excel pubblicato giovedì scorso sul sito del Consiglio nazionale del notariato. Nel foglio, rimasto online per circa un quarto d'ora, si legge persino di un candidato lombardo che sarebbe stato protetto da un “Papa”. Rimosso nel giro di qualche minuto, il testo con i giudizi sui candidati è stato scaricato e diffuso su blog e social, generando una bufera attorno al concorso, con annunci di ricorso e polemiche politiche. Il motivo è evidente: l’ipotesi che ha fatto arrabbiare tutti i candidati esclusi è che molti degli ammessi alla seconda fase del concorso potessero contare su “padrini” e raccomandazioni. Il Codacons «sta valutando le opportune azioni legali da intraprendere per ottenere l’annullamento del concorso per notai – si legge in una nota –. I sospetti sono tali da far temere la violazione delle regole nazionali in tema di concorsi». Il ministero della Giustizia, invece, ha fatto sapere di aver ordinato l’esecuzione di approfondimenti sulla pubblicazione degli appunti.
In rete la notizia è stata accolta con l’ironia di chi sdrammatizza sui “famosi santi in paradiso”. Ma la vicenda è molto seria almeno per i 1.129 candidati, che lo scorso giugno 2024 hanno consegnato l’elaborato scritto per la prova di selezione nazionale e che ora definiscono il documento trapelato come la «pietra tombale sulla meritocrazia». Sui 400 posti messi a bando dal concorso nazionale, circa 250 risultano assegnati. Molti degli oltre 800 bocciati, perciò, oggi sui social si dicono «sviliti» dalla pubblicazione delle annotazioni e pretendono chiarimenti: «Con la fatica e i sacrifici che richiedono un simile percorso – scrive una laureata in Giurisprudenza – è terribile che tutto venga gestito così».
Si dovrà accertare ora se le valutazioni – tutte attinenti al profilo personale, più che professionale, dei candidati – siano state accostate ai selezionati dalla commissione chiamata al giudizio: nove magistrati, sei professori e nove notai. Gli epiteti sessisti e le frasi sarcastiche potrebbero, prima di tutto, dare forza all’ipotesi di una violazione dell’obbligo dell’anonimato imposto alle procedure di selezione scritta nei concorsi statali. In particolare, le tre prove scritte del 2024 avrebbero dovuto essere valutate in anonimato grazie al sistema delle buste separate, avendo come garante il ministero della Giustizia. Al momento, gli unici a restare anonimi sono gli autori del file trapelato giovedì, sul quale resta da capire se ci siano i margini per l’apertura di un’inchiesta.
Ma, a scuotere gli animi dei candidati esclusi, è soprattutto la possibilità di vere e proprie raccomandazioni a favore di candidati identificati tramite un linguaggio in codice: nel file Excel pubblicato giovedì scorso si leggono anche annotazioni che potrebbero far pensare a scambi di favori. Un esempio su tutti: “Sciopero e cena a Enoteca Corsi”. Il Consiglio nazionale del Notariato, perciò, ieri pomeriggio è corso ai ripari, comunicando di aver «avviato da subito le opportune iniziative» e ribadendo «la fiducia nell’operato delle autorità competenti che sapranno fare piena luce sulla vicenda». Il Notariato, poi, ha espresso anche la propria vicinanza «a tutti i concorrenti che partecipano a un concorso pubblico fondato sul merito».
Sul caso è rapidamente montata la polemica politica. Il Pd ha rivolto l’accusa direttamente al ministero della Giustizia: «La vicenda del concorso notarile è gravissima e mina la credibilità dell’intera procedura», sostiene Debora Serracchiani, responsabile Giustizia e deputata del Partito democratico. A chiarire la posizione dei dem è la responsabile del dipartimento Professioni del Pd Stefania Bonaldi: «Parliamo di un settore che richiede rigore assoluto, trasparenza e imparzialità – sostiene – ogni leggerezza, ogni opacità mina la fiducia dei candidati e dell'intero sistema. Chiediamo che il ministero della Giustizia chiarisca immediatamente cosa non ha funzionato e quali misure intende adottare per ristabilire credibilità e correttezza». Avs e Italia Viva annunciano, invece, la presentazione di una interrogazione parlamentare al ministro della Giustizia Carlo Nordio.
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