Legge elettorale, nel gioco democratico le regole sono di tutti

La riforma va discussa in Parlamento, il Governo si concentri su energia e prezzi: alle elezioni i risultati contano più del sistema di voto
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May 31, 2026
L'immagine mostra una serie di schede elettorali con una mano che le timbra
Schede elettorali timbrate in un seggio/ FOTOGRAMMA
A un anno o poco più dalle prossime elezioni politiche, due sono gli impegni cerchiati in rosso sull’agenda del Governo Meloni, uno per urgenza e l’altro per volontà politica: trovare soluzioni valide al tremendo combinato disposto dei prezzi dell’energia alle stelle e del debito pubblico che pare inarrestabile; riformare la legge elettorale, per timore che quella attuale (il cosiddetto Rosatellum) possa favorire un “pareggio” con la conseguente possibilità che si formi un esecutivo di larghe intese con il contributo di forze politiche di diversi schieramenti. Chiunque può giudicare, tra le due, quale sia la vera priorità per il Paese. Ferma restando la legittimità di una riforma elettorale, l’ennesima, che tuttavia ci confermerebbe ai primi posti nel mondo tra le democrazie che cambiano le regole del voto con maggiore frequenza. Tra l’altro, non si può dire che il Rosatellum non abbia garantito stabilità, visto che con ogni probabilità il Governo Meloni sarà, a fine corsa, il più duraturo della storia repubblicana. E non si può pensare di cambiare ogni volta che si teme di non vincere, o di pareggiare. Ma il punto è un altro. Il punto è che nel gioco (non giocattolo) della democrazia le regole sono di tutti e da tutti devono essere rispettate, quindi dovrebbero essere concordate da tutti - o quanto meno dalla maggior parte - dei concorrenti. Non scritte né sponsorizzate dal Governo, non trattate in vertici ristretti a Palazzo Chigi. A costo di risultare noiosi, ricordiamo che l’Italia è ancora una democrazia parlamentare. «Non bisogna avere paura di sedersi a un tavolo e non bisogna neanche avere paura dei compromessi», ha osservato in proposito l’ex presidente della Camera Pier Ferdinando Casini, presentando il suo libro “Al centro dell’Aula”. Il centro, magari, non come luogo dell’immobilismo politico bensì come tendenza al punto d’equilibrio. Un equilibrio che (centro)destra e (centro)sinistra dovrebbero sforzarsi sul serio di ricercare, nell’interesse generale. In teoria - una buona teoria, perché ce l’hanno insegnata con la pratica i padri e le madri costituenti giusto 80 anni fa - funziona così: sulle regole si lavora, insieme, in Parlamento e si cerca l’intesa più larga possibile. Al Governo, invece, spetta il (difficile, per carità) compito di far abbassare le bollette di famiglie e imprese, di contenere i prezzi dei carburanti, di arginare l’inflazione in ripresa e di lavorare per salari degni di questo nome. Partita dura, da disputare anche (non solo) sull’asse Roma-Bruxelles. Ma pure una formidabile carta da giocare per sperare di rivincere le elezioni, qualunque sarà la legge elettorale.

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