Cadaveri in mare, l'appello dalla Tunisia: «Aiutateci a identificare i corpi dei nostri cari»

Il medico e attivista Ibrahim Fofanah, da Sfax, in Tunisia, ha perso le tracce di cinque familiari: suo figlio, la moglie e altri parenti, durante il ciclone Harry
February 20, 2026
Cadaveri in mare, l'appello dalla Tunisia: «Aiutateci a identificare i corpi dei nostri cari»
Il recupero in mare di un corpo senza vita lungo la costa tirrenica della Calabria/ ANSA
Hanno visto quelle immagini terribili che arrivano dall’Italia, corpi senza vita che la mareggiate restituiscono alle spiagge di Calabria e Sicilia. Corpi che potrebbero essere quelli dei loro parenti, dei loro amici, dei loro figli, partiti da Sfax proprio nei giorni della grande burrasca. E spariti nel nulla. Ora chiedono all’Italia e all’Europa di identificare quei corpi. Vogliono sapere. Si parla di circa mille dispersi. Tanti sarebbero infatti i migranti partiti da Sfax tra il 19 e il 22 gennaio, durante il ciclone Harry.
«Aiutateci a identificare i corpi dei nostri cari» chiede Ibrahim Fofanah, da Sfax, in Tunisia. È il medico e attivista che ha perso le tracce di cinque familiari: suo figlio, la moglie e altri parenti, durante il ciclone Harry, tra il 18 e il 20 gennaio. La sua testimonianza è stata raccolta dall'associazione Refugees in Libya e diffusa da Mediterranea Saving Humans. Proprio dagli uliveti da cui nella seconda metà di gennaio molte persone sono partite verso l’Europa, spinte dalla violenza della polizia tunisina. Ibrahim ha perso alcuni dei suoi familiari durante il ciclone Harry, tra il 18 e il 20 gennaio. «La sua testimonianza, raccolta da Refugees in Libya, mette in luce una responsabilità urgente – sottolinea Mediterranea Saving Humans - le autorità italiane ed europee devono fare ogni sforzo per recuperare i corpi in mare, garantire procedure efficaci di identificazione, assicurare la restituzione delle salme affinché abbiano una degna sepoltura e cooperare a livello internazionale».
Nei giorni del ciclone Harry centinaia di persone hanno lasciato la Tunisia, affrontando il mare in tempesta. Inizialmente si parlava di 380 dispersi, ma le testimonianze di sopravvissuti e familiari indicano una tragedia molto più ampia. «Oggi i corpi continuano a galleggiare in mare e, talvolta, ad affiorare nei pressi dell’isola di Pantelleria e sulle coste della Sicilia e della Calabria. Non si tratta di numeri, ma di persone con un’identità, una storia e relazioni familiari – prosegue la Ong - E non sono le vittime di una tragica fatalità: la loro morte è la conseguenza di politiche migratorie italiane ed europee che precludono canali legali e sicuri d’ingresso, costringendo le persone a partire anche quando il mare è in tempesta e trasformando il Mediterraneo in uno spazio di sofferenza e morte».
Il silenzio delle autorità e la mancata assunzione di responsabilità, sottolineano le due Ong, stanno aggravando il dolore delle famiglie. «Chiediamo con urgenza che le autorità competenti attivino tutti gli strumenti disponibili per la ricerca e il recupero dei corpi, per l’identificazione delle salme, informino formalmente i familiari, cooperino a livello internazionale e rendano pubblici dati chiari e aggiornati. Nessuno deve restare senza nome e nessuna morte evitabile deve restare senza giustizia».

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