La luce dei “Du.Toscani” e il coraggio di iniziare
di Marco Voleri
Lorenzo e Roberto, i @du.toscani come si presentano su Instagram, hanno costruito tavoli da ping pong, barbecue, biliardi e ultimamente stanno trasformando uno scuolabus del 1998 in una casa mobile che si muoverà con loro. Lo fanno con umorismo

C’è un momento, nel fare qualcosa con le mani, in cui smetti di pensare. E non perché la mente si svuoti, ma perché si concentra tutta in un solo punto: la giuntura da stringere, il piano da livellare, il pezzo che deve entrare esattamente dove deve stare. È una attenzione diversa da quella delle parole: più fisica, più onesta. Non ammette scuse né distrazioni. Chiede tutto e in cambio dà qualcosa che è difficile nominare ma facile riconoscere: una sensazione di senso che arriva dalle dita prima ancora che dalla testa. Lorenzo e Roberto, i @du.toscani (come si presentano su Instagram a una comunità che cresce ogni mese) hanno costruito tavoli da ping pong, barbecue, biliardi e ultimamente stanno trasformando uno scuolabus del 1998 in una casa mobile che si muoverà con loro. Lo fanno con umorismo, con la cadenza diretta di chi viene da Firenze e non sente il bisogno di abbellire ciò che dice. Ma quello che colpisce, guardandoli lavorare, non è in primis la competenza tecnica, ma il racconto del processo, del tentativo imperfetto, del momento in cui una cosa non viene e si ricomincia da capo senza dramma, senza spiegazioni eccessive. In un’epoca che esibisce soltanto i risultati e taglia via tutto il resto – le esitazioni, gli errori, i lunghi ripensamenti – questo è già un atto di cura verso chi guarda. Dicono che la loro missione – parola che usano con una serietà che non ti aspetti da chi lavora con l’ironia – è accendere una scintilla. «La passione del fai da te – raccontano – è un po’ intrinseca, nascosta nei cuori di tutte le persone. Ma ha bisogno di quella scintilla per farla uscire fuor». Non si mettono in cattedra, né dispensano istruzioni dall’alto. Si siedono e mostrano come si fa. La differenza rispetto a tanta comunicazione digitale è sottile, ma cambia tutto quello che viene dopo, nello spettatore che guarda e poi, per la prima volta, prova a fare anche lui. Mi vengono in mente le parole di Niccolò Fabi nella canzone Costruire : non mattone su mattone, ma gesto su gesto, con la consapevolezza silenziosa che costruire non è mai solo architettura. È anche il modo in cui si torna a sé stessi dopo essersi persi lungo la strada. C’è chi lo fa con il legno, chi con le parole, chi con le note su un pentagramma, chi con le mani dentro la terra. La materia cambia, la necessità no. E la felicità che ne nasce sta nelle mani sporche di segatura, in un’idea che prende forma un pezzo alla volta. Forse quello che manca, in questo tempo di velocità e perfezione simulata, non è tanto la creatività. È che la creatività ha una sua frequenza – come un diapason che vibra – e spesso quella frequenza non è sintonizzata con ciò che gli altri riescono a ricevere. Non perché manchi il talento, ma perché nessuno ci insegna che si può cambiare diapason, accordarsi su una frequenza diversa, più vicina a chi ascolta. I Du.Toscani lo fanno in pubblico, senza mai dichiararlo, sbagliando davanti a tutti e continuando lo stesso. Ed è il regalo più raro: non insegnare a fare, ma sciogliere la paura di cominciare. La nota in tasca è nella canzone di Fabi: costruire è sapere rinunciare alla perfezione.
La rubrica “Una nota in tasca” ci porta ogni due mercoledì a scoprire la musica del cuore di persone note della società italiana. Per ascoltare la voce di questa puntata clicca qui
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