Ambra Sabatini e il silenzio sui blocchi. Per ascoltare lo “strumento” della protesi
di Marco Voleri
La velocista campionessa paralimpica racconta della strada che le si è aperta nel momento in cui un incidente l’ha privata di una gamba. Con la musica “giusta” ad attenderla

C’è un momento, sui blocchi di partenza, in cui tutto si interrompe. L’agitazione della sera prima, il peso dei grandi eventi, l’ansia sottile che accompagna chi vuole dare il meglio di sé. Quando lo starter pronuncia la parola “pronti” – racconta Ambra – tutto, di colpo, scompare. Restano solo l’istinto e quella strana sensazione, quasi magica, che somiglia alla libertà. Ambra Sabatini corre. Lo fa con una protesi alla gamba sinistra, con una potenza che chi la guarda fatica a spiegare, con una leggerezza che non ha niente di casuale. È figlia di un percorso lungo, fatto di scelte prese nell’urgenza, di dettagli visti con chiarezza proprio quando tutto sembrava crollare. Il giorno dell’incidente, durante i soccorsi, aveva guardato subito la sua gamba. C’era incredulità. Ma anche una strana, precoce consapevolezza. La mente aveva cominciato a muoversi: le alternative, i possibili futuri, le forme diverse che la vita avrebbe potuto prendere. Quando i medici le hanno comunicato l’amputazione lei se lo sentiva già. E in quello spazio – che per molti sarebbe stato solo vuoto – erano apparse delle figure. Pistorius, Martina Caironi (vista per caso a un campionato italiano), che correva e saltava con la protesi, e Bebe Vio. Non icone lontane, in quel momento, ma prove concrete che si poteva andare avanti. Con strumenti diversi, con un corpo diverso, verso una vita che poteva ancora avere senso pieno. Non sapeva se la corsa sarebbe tornata con le stesse sensazioni. Ma qualcosa avrebbe fatto.
C’è una parola che torna, parlando con lei: strumento. La protesi non è una sostituzione, non è una compensazione. È diventata un’alleata, ma non subito. I primi passi con la lama da corsa erano faticosi – dice Ambra –, privi di libertà. Poi, nel settembre del 2020, l’incontro con Gianluca Migliore, tecnico protesico dell’Inail. Lì qualcosa è cambiato immediatamente. Poco dopo migliorava il record mondiale. Da quel momento, come dice lei, è stata discesa. È difficile non fermarsi su questa immagine: una ragazza che trova l’alleata giusta – sì, la protesi – e smette di combattere contro il proprio corpo. Che impara ad ascoltarlo invece di forzarlo. C’è qualcosa di universale in questo passaggio, qualcosa che riguarda chiunque abbia mai dovuto ricominciare da una perdita, ritrovare fiducia nei propri mezzi, imparare a muoversi nel mondo con occhi nuovi. A chi ha paura, a chi guarda lo sport da fuori e non sa da dove iniziare, Ambra consiglia una cosa semplice: provare. Non c’è niente da perdere. Lo sport non chiede sempre performance, spesso solo di scoprire cosa si ama. E questo lo si scopre soltanto mettendosi in moto.
La sua nota in tasca arriva da Parigi, prima dei Mondiali del 2023. Un periodo difficile, dopo la Paralimpiade di Tokyo, in cui i tempi di gara non tornavano. Sull’autobus, prima della gara, ha cercato qualcosa che la aiutasse a stare ferma dentro sé stessa. Ha trovato Arrival of the Birds della Cinematic Orchestra. Una musica che non spinge, non carica, ma accompagna. L’ha commossa. Le ha dato forza. È strano come certe melodie arrivino esattamente quando smetti di cercarle. Come il momento sui blocchi: prima c’è tutto il rumore del mondo, poi lo starter parla e resta solo ciò che conta.
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