La voce che non si spegne: Gianna Fratta e l’arte di dirigere oltre i confini
di Marco Voleri
La nota in tasca che sceglie non è una sinfonia, è "Le passanti" di De André, su Brassens. Racconta di persone che ti passano davanti per una settimana, il tempo di una produzione, e senti già che sarebbero diventate importanti

Quando è sul podio, Gianna Fratta tiene insieme sezioni che hanno caratteri, pesi sonori e logiche molto diverse tra loro. È il suo mestiere da trent'anni, sui palchi di mezzo mondo. E forse per questo, quando le chiedi qualcosa riguardo all'equilibrio, risponde che non si raggiunge una volta per tutte. Né in orchestra né nella vita. Arriva nota dopo nota, fatto di tensioni e distensioni, come una frase musicale. Come Aristotele, aggiunge: il coraggioso sta a metà strada tra il temerario e il codardo. Lei lo dice con la calma di chi sa già da che parte si è messa. La voce più difficile da ascoltare, nella sua vita, è stata quella di una bambina. Aveva nove anni la prima volta che sentì un'orchestra dal vivo e qualcosa si decise, in silenzio, senza che lei potesse ancora capirlo del tutto. Poi vennero gli anni in cui quella vocina continuava a dire vai avanti, mentre i fatti raccontavano tutt'altro: pochissime donne sul podio, porte chiuse, una strada che sembrava non portare da nessuna parte. Tenerla accesa, non spegnerla per comodità o stanchezza, non cedere all'evidenza, sono state forse le cose più difficili che abbia fatto. E le più decisive. Perché poi le porte si sono aperte davanti a lei. Una alla volta, lentamente, dopo moltissime chiuse. Nel silenzio privato — le chiedi cosa fa quando nessuno guarda — abbassa le tende. Chiude le finestre. Inizia a studiare di notte o all'alba, o quando è stanca, senza che importi molto la differenza. Ore su ore, nessun orario prestabilito, senza sapere se fuori è giorno o buio. Racconta di essere estremamente disciplinata, con una precisione che suona quasi come un'ammissione. Nella sua vita non esiste la palestra, non ci sono le uscite per shopping con le amiche e neanche quegli appuntamenti settimanali che scandiscono la vita di molte persone — l'aperitivo del venerdì, il mercato del sabato mattina, la pizzeria del fine settimana. La musica ha preso tutto, e il resto sopravvive nei pochi spazi che la musica non occupa ancora. Che sono, per sua stessa ammissione, davvero pochi. Gianna insegna in conservatorio da oltre trent'anni — ha cominciato appena diplomata in pianoforte, con la serietà silenziosa di chi sa già che quella non è un'attività accessoria. E’ lì che ogni giorno smette di costruire solo per sé: ogni lezione è già pensare a chi verrà dopo, ai musicisti di domani, a persone che spera siano felici con la musica e abbiano tutti gli strumenti per viverci davvero. Cosa non semplice, lei lo sa bene. La nota in tasca che sceglie non è una sinfonia. È Le passanti di De André — su Brassens. Racconta di persone che ti passano davanti per una settimana, il tempo di una produzione, e senti già che sarebbero diventate importanti. Poi la settimana dopo sei altrove, e le perdi. La vita del direttore d'orchestra è così: città diverse, orchestre diverse, persone sfiorate e lasciate andare prima di poterle davvero conoscere. Una canzone malinconica per una donna tutt'altro che malinconica, ma che conosce bene il peso preciso di ciò che si lascia indietro ogni volta che si sceglie di andare avanti.
La rubrica “Una nota in tasca” ci porta ogni due mercoledì a scoprire la musica del cuore di persone note della società italiana. Per ascoltare la voce di questa puntata clicca qui
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