Il suono del legno che ricorda il mare
di Marco Voleri
Strumenti nati da legni feriti raccontano storie di rinascita. Nei laboratori e nell’Orchestra del Mare, Arnoldo Mosca Mondadori racconta che chi era ai margini ritrova voce, senso e possibilità di futuro attraverso la bellezza

Ci sono legni che galleggiano per salvarsi. E poi ci sono legni che, dopo aver attraversato il dolore, imparano persino a suonare. Quando incontro Arnoldo Mosca Mondadori penso subito a questo: alla possibilità che qualcosa di ferito possa ancora generare bellezza. Non una bellezza da museo. Una bellezza viva, consumata dalle mani, dal sale, dagli errori. Una bellezza che conosce il buio e proprio per questo sa parlare al cuore. Dal 2012 Arnoldo, insieme a Marisa Baldoni, ha dato vita alla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, sull'Alzaia Naviglio Grande a Milano: attraverso arte, cultura e lavoro prova a restituire dignità alle persone più fragili. Detenuti, migranti, giovani smarriti. Uomini e donne ai margini che tornano a sentirsi parte di un'armonia possibile. La missione è semplice e profondissima: mettere al centro la dimensione spirituale dell'essere umano. I progetti non sono mai soltanto sociali: gesti di bellezza, mani che ricominciano, storie che smettono di sentirsi scarti. La sua voce è calma, raccolta. Mentre racconta sembra ascoltare anche lui ciò che ha vissuto, come se ogni progetto fosse nato prima nel silenzio che nelle idee. «L'ho capito in carcere» dice, «che la bellezza può salvare perfino ciò che sembrava perduto.» Nelle carceri di Opera, Monza, Secondigliano ha visto uomini perduti tornare a guardarsi negli occhi. È accaduto lavorando il legno, costruendo strumenti, imparando pazienza e armonia. Nel laboratorio di liuteria di Opera nasce il gesto più potente: trasformare ciò che portava disperazione in suono. Nel suo cammino ci sono incontri che sembrano pagine di poesia. Alda Merini, Annamaria Canopi. Due donne diversissime, entrambe capaci di attraversare il dolore senza farsene divorare. Gli hanno insegnato una cosa semplice ed immensa: non possiamo giudicare nessuno, perché ogni essere umano porta dentro ferite invisibili e un bisogno infinito di luce. Alda trasformava la sofferenza in versi incandescenti, Madre Canopi la raccoglieva nel silenzio della preghiera. E poi c'è l'Orchestra del Mare. Violini, viole, violoncelli costruiti dai detenuti con il legno delle barche dei migranti approdate a Lampedusa. Legni che avevano attraversato tempeste, paura, partenze senza ritorno. Quando quegli strumenti hanno suonato la prima volta alla Scala, Arnoldo lo ha fissato nel cuore. «È come se finalmente potessimo sentire il dramma contemporaneo dei migranti» racconta. «Sentirlo nel profondo dell'animo.» Mentre lo ascolto penso che il mondo soffra soprattutto di questo: di indifferenza. Invece quei violini costringono ad ascoltare davvero. Il suono di quel legno porta dentro le onde, il pianto, la notte del mare. Anche la speranza. Prima di salutarci, chiedo ad Arnoldo di lasciare una piccola nota in tasca a chi ci ascolta. Sorride piano. E sceglie un canto popolare dedicato alla Madonna: Madonna Nera. Una melodia antica, fragile e potente insieme. Una preghiera che sembra arrivare da lontano, da un popolo in cammino. Forse è questa la musica che ci salva: quella che non cancella il dolore ma gli dà una voce. Come il mare quando finalmente smette di fare paura e diventa memoria che canta.
La rubrica “Una nota in tasca” ci porta ogni due mercoledì a scoprire la musica del cuore di persone note della società italiana. Per ascoltare la voce di questa puntata clicca qui
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