Le ali di Carmen non fanno rumore, ma portano lontano

Diodato, sorda dalla nascita, ha indossato il suo primo body a quattro anni, oggi è una ballerina affermata, una donna che ha trasformato il proprio silenzio in linguaggio, superando il limiti posti dalla società. La canzone che sceglie: "Ali di libertà", di Andrea Boccelli
Google preferred source
May 27, 2026
Le ali di Carmen non fanno rumore, ma portano lontano
Carmen Diodato nello studio di "Tv 2000", ospite della trasmissione "L'ora solare"
Ci sono persone che passano la vita cercando un modo per assomigliare agli altri. E poi ci sono persone che, lentamente, imparano ad abitare il proprio modo diverso di sentire il mondo. Carmen Diodato appartiene a questa seconda categoria. Quando parla della musica non usa parole difficili, dice semplicemente che la sente attraverso le vibrazioni. Dal palco ai piedi, dai piedi al corpo. Come se il suono trovasse strade alternative per arrivare al cuore. Ed è forse proprio questo che colpisce di lei: la naturalezza con cui racconta qualcosa che agli altri sembra impossibile. Carmen è sorda dalla nascita e oggi è l'unica ballerina sorda entrata in un corpo di ballo. Danza tra l'Arena di Verona e il Teatro Massimo di Palermo. Nelle sue parole non c'è traccia di rivincita. Solo gratitudine, disciplina e una forma rara di lucidità. «Ho capito che il mio modo di sentire non fosse una limitazione quando ho smesso di paragonarlo a quello degli altri», racconta. È una frase che resta addosso perché non parla soltanto di danza. Parla della vita. Di quanto tempo perdiamo tentando di entrare nel ritmo degli altri invece di ascoltare il nostro. Carmen quel ritmo lo ha incontrato da bambina. Aveva quattro anni quando ha indossato il suo primo body. Lo conserva ancora oggi insieme alle prime scarpette, come si custodiscono certe fotografie di famiglia. Perché alcuni sogni iniziano così: da dettagli minuscoli che il tempo non riesce più a cancellare. Il suo percorso, però, non è stato semplice. Le audizioni finite male, i “no” ripetuti, le porte chiuse. Ma lei non ha mai pensato di fermarsi. «La negatività è più semplice» - dice - «perché ti dà l'illusione di avere il diritto di arrenderti». In un tempo che premia la velocità e l'apparenza Carmen continua a credere nella costanza, nel lavoro invisibile, nella pazienza silenziosa. La danza, per lei, non è mai stata automatismo. È presenza. Ha aperto la cerimonia delle Paralimpiadi Invernali di Milano-Cortina. Milioni di persone davanti agli schermi, le luci del Teatro Filarmonico, il silenzio prima dell'inizio. Eppure anche lì Carmen è rimasta fedele a sé stessa. Nessuna enfasi, solo il desiderio di ricordare ai più giovani che non bisogna smettere di provarci dopo le prime cadute. Perché la vita – dice - è fatta soprattutto di tentativi. Carmen non danza per dimostrare qualcosa. Danza perché quello è il suo modo di stare al mondo. Le sue protesi la aiutano a orientarsi, ma arriva sempre un momento in cui bisogna lasciare andare il controllo e affidarsi a ciò che accade. Ed è lì che chi guarda si emoziona davvero. Perché il pubblico non vede più una ballerina che combatte contro un limite. Vede una donna che ha trasformato il proprio silenzio in linguaggio. In un tempo pieno di rumore, Carmen Diodato ci ricorda una cosa semplice: si può essere profondamente vivi anche senza urlare. A volte la musica più vera non passa dalle orecchie, ma da ciò che riusciamo ancora a sentire dentro. La nota che Carmen lascia in tasca a chi attraversa un momento difficile è Ali di libertà di Andrea Bocelli. Una canzone che sembra cucita sulla sua storia. Perché certe ali non fanno rumore. Ma riescono comunque a portarti lontano. 
La rubrica “Una nota in tasca” ci porta ogni due mercoledì a scoprire la musica del cuore di persone note della società italiana. Per ascoltare la voce di questa puntata clicca qui

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Google Discover Seguici anche su Google Discover di Avvenire